La protesta degli operai
Duecento tute blubloccano la 429contro il contratto
Giacomo Bertelli
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Alcuni momenti della protesta delle tute bluUn contratto nazionale da rivedere, la crisi e i rapporti sindacati sono stati la miscela che ha animato il presidio dei lavoratori della Fiom Cgil ieri nella zona industriale del Bassetto
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CERTALDO. Un contratto nazionale da rivedere, la crisi e i rapporti sindacati sono stati la miscela che ha animato il presidio dei lavoratori della Fiom Cgil ieri nella zona industriale del Bassetto. Quasi duecento dipendenti di aziende metalmeccaniche in difficoltà, hanno promosso l'invito a partecipare alla protesta, dopo che Cisl e Uil hanno firmato da sole il nuovo contratto nazionale.
Unanime le voci del sindacato Cgil: "Referendum per i lavoratori sul contratto e legge sulla rappresentanza sindacale, a rischio la democrazia".
La crisi che attanaglia infatti l'economia dell'Empolese Valdelsa ha vissuto un'altra giornata da bollino rosso con i metalmeccanici scesi in campo per ribadire il concetto che il contratto nazionale è stato firmato da «due sindacati che rappresentano solo il 30% dei lavoratori e questo non è un gesto che garantisce la democrazia fra i lavoratori, garanti e arbitri delle decisioni che li riguardano». Mario Batistini, segretario della Cgil Empolese Valdelsa ha spiegato che «il contratto non va bene, i lavoratori si devono pronunciare su ciò che li riguarda da vicino e questo fatto interessa tutte le aree del mondo del lavoro». Nella stessa linea d'onda anche il coordinatore dell'Empolese Valdelsa Sergio Luschi: «Le minoranze non possono decidere sul futuro di tutti i lavoratori, il contratto va esteso a tutte le categorie ma per far questo in Italia manca una legge sindacale che regolamenti tale questione».
Il volantinaggio è proseguito fino alle 11,30 con disagi al traffico certaldese. Fabio Cameli e Giuseppe Scarpa della Fiom Cgil, oltre a partecipare al presidio, hanno incontrato alle 12 nella sala giunta del comune di Certaldo, assieme ad una delegazione di lavoratori, il sindaco Andrea Campinoti, sottolineando tra i tanti problemi che «molte aziende finiranno la cassa integrazione, ma all'orizzonte ci sono poche possibilità di tornare al lavoro. Il risultato sarà un aggravamento della crisi in atto con licenziamenti, mobilità, e un impoverimento della busta paga che vorrà dire minori possibilità di spesa delle famiglie e ripercussioni negative su tutta l'economia».
Tra le aziende in crisi o che non versano in buone acque ci sono la Pertici, l'Imer, la Shell Box, le fonderie San Martino e molte altre ancora.
Unanime le voci del sindacato Cgil: "Referendum per i lavoratori sul contratto e legge sulla rappresentanza sindacale, a rischio la democrazia".
La crisi che attanaglia infatti l'economia dell'Empolese Valdelsa ha vissuto un'altra giornata da bollino rosso con i metalmeccanici scesi in campo per ribadire il concetto che il contratto nazionale è stato firmato da «due sindacati che rappresentano solo il 30% dei lavoratori e questo non è un gesto che garantisce la democrazia fra i lavoratori, garanti e arbitri delle decisioni che li riguardano». Mario Batistini, segretario della Cgil Empolese Valdelsa ha spiegato che «il contratto non va bene, i lavoratori si devono pronunciare su ciò che li riguarda da vicino e questo fatto interessa tutte le aree del mondo del lavoro». Nella stessa linea d'onda anche il coordinatore dell'Empolese Valdelsa Sergio Luschi: «Le minoranze non possono decidere sul futuro di tutti i lavoratori, il contratto va esteso a tutte le categorie ma per far questo in Italia manca una legge sindacale che regolamenti tale questione».
Il volantinaggio è proseguito fino alle 11,30 con disagi al traffico certaldese. Fabio Cameli e Giuseppe Scarpa della Fiom Cgil, oltre a partecipare al presidio, hanno incontrato alle 12 nella sala giunta del comune di Certaldo, assieme ad una delegazione di lavoratori, il sindaco Andrea Campinoti, sottolineando tra i tanti problemi che «molte aziende finiranno la cassa integrazione, ma all'orizzonte ci sono poche possibilità di tornare al lavoro. Il risultato sarà un aggravamento della crisi in atto con licenziamenti, mobilità, e un impoverimento della busta paga che vorrà dire minori possibilità di spesa delle famiglie e ripercussioni negative su tutta l'economia».
Tra le aziende in crisi o che non versano in buone acque ci sono la Pertici, l'Imer, la Shell Box, le fonderie San Martino e molte altre ancora.
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