Il Tirreno

Empoli

monte Macina

Precipita in un burrone di 400 metri

Da sinistra Stefano Tombelli e la montagna dove ha perso la vita
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Da sinistra Stefano Tombelli e la montagna dove ha perso la vita

Gli amici lo chiamavano il Cresta proprio perché quando Stefano Tombelli, cinquantuno anni, aveva la piccozza in mano e i ramponi ai piedi andava su per le creste innevate delle montagne come fosse la cosa più normale al mondo. Domenica non c'era neve, ma il monte Macina, nel cuore delle Alpi Apuane, non lo ha perdonato

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FIBBIANA. Gli amici lo chiamavano il Cresta proprio perché quando Stefano Tombelli, cinquantuno anni, aveva la piccozza in mano e i ramponi ai piedi andava su per le creste innevate delle montagne come fosse la cosa più normale al mondo. Domenica non c'era neve, ma il monte Macina, nel cuore delle Alpi Apuane, non lo ha perdonato. È finito giù nel canalone del Diavolo, proprio a un passo dalla vetta. Un volo di quattrocento metri.

Tombelli era partito da Fibbiana, dove abitava con la moglie Letizia, domenica mattina. Con la sua Punto aveva raggiunto Arni, al confine tra le province di Lucca e Massa-Carrara. Aveva posteggiato alle Gobbie, proprio all'inizio del sentiero 150, quello che porta sul Macina.

Una strada consigliata, con tanto di cartello, agli escursionisti più esperti. Stefano però era considerato tale, anche se quelli del soccorso alpino non possono fare altro che sottolineare il suo errore più grande: essere andato in solitaria. Il Cresta però aveva una sola passione: la montagna. E la scalata del Macina era nei suoi pensieri da tempo. Per questo aveva coinvolto anche un amico, appunto per non andare da solo, ma all'ultimo momento questo si è tirato indietro per un impegno di lavoro.

La parete est del Macina non si può chiamare escursione, è una roba davvero tosta: un primo grado su roccia non sempre sicura e soprattutto esposta alle raffiche di vento che a 1.500 metri sono in grado di far perdere l'equilibrio anche alla persona più robusta.

Come se non bastasse alle difficoltà naturali se ne è aggiunta un'altra: Tombelli, forse per un errore, si è inerpicato per una cresta secondaria, abbandonando quella principale. Con un grado di difficoltà ancora superiore. E in più nella mattinata di domenica ci sono stati pure due scrosci d'acqua e la pioggia ha reso scivolosa la roccia. Insomma difficoltà su difficoltà. Tanto che appena iniziata l'ascensione del Macina il cinquantenne è caduto nel canalone del Diavolo, una zona impervia come il nome lascia immaginare. Forse è scivolato oppure la roccia gli è franata sotto i piedi, difficile stabilirlo.

A dare l'allarme è stata la moglie dell'uomo, che lo aspettava a casa per le 15. Le ricerche sono scattate domenica sera verso le 22. Il soccorso alpino ha installato il centro di ricerche alla Croce verde di Arni, mentre dieci uomini ieri mattina hanno scalato il Macina individuando il corpo senza vita dell'escursionista in fondo al canalone. Il maltempo ha però impedito all'elicottero di recuperare la salma, ma anche per i volontari è stata durissima. La pioggia e i fulmini hanno permesso soltanto di assicurare la salma in un posto sicuro in attesa del velivolo.

In serata la decisione di rinviare il recupero a questa mattina, troppo vento per volare. Oggi è prevista anche l'autopsia, che sarà eseguita presso la Medicina legale dell'ospedale di Massa dal dottor Maurizio Ratti.

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