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Empoli

EMPOLI

Tumore diagnosticato troppo tardisotto inchiesta un medico dell'ospedale

L’ingresso dell’ospedale San Giuseppe
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L’ingresso dell’ospedale San Giuseppe

Un sequestro di cartelle cliniche e di documenti che è stato fatto di recente dai carabinieri del Nas di Firenze all'ospedale San Giuseppe. E un'indagine della procura in corso.

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EMPOLI. Un sequestro di cartelle cliniche e di documenti che è stato fatto di recente dai carabinieri del Nas di Firenze all'ospedale San Giuseppe. E un'indagine della procura in corso. Questi gli elementi certi che vedono coinvolto un medico dell'Asl 11 in servizio all'unità operativa di anatomia patologica. La procura vuol appurare le sue eventuali responsabilità rispetto a un referto di un esame istologico che sarebbe arrivato in ritardo. E che, di conseguenza, non sarebbe servito per la diagnosi della malattia di un paziente.
Un caso delicato quello che sta emergendo in questi giorni nell'azienda sanitaria empolese e che sarebbe partito dopo l'esposto fatto dalla famiglia di un uomo morto in seguito a un linfoma. Una vicenda comunque ancora tutta da chiarire, con un'inchiesta ancora all'inizio, e su cui non emergono molti particolari.

L'esame istologico era stato deciso dopo la scoperta della grave malattia. Secondo quanto è emerso, la risposta dell'analisi sarebbe stata consegnata sei mesi dopo. Un ritardo per cui l'esame stesso non sarebbe più servito a mettere a punto la giusta diagnosi e le conseguenti cure necessarie per l'uomo.
Da qui si è mossa la procura fiorentina che ha aperto un'indagine e ha disposto l'acquisizione dei documenti sul paziente morto. Di recente i carabinieri del Nas hanno sequestrato i documenti. Questo per accertare se c'è stata o meno una responsabilità del medico rispetto al ritardo nella consegna del referto. O qualcosa non abbia funzionato nell'organizzazione del servizio. Se si sia trattato o meno di un errore, di una dimenticanza. Oppure, altra possibilità, non emergano affatto profili di responsabilità per il dipendente dell'Asl 11 e l'azienda sanitaria stessa.
Le verifiche continuano mentre, invece, non ci sarebbe alcuna responsabilità da parte di un chirurgo in primo momento anche lui coinvolto negli accertamenti della procura per lo stesso caso.

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