Italia
IL LUTTO
Campane suonate a mortoper gli immigrati annegati al largo di Lampedusa
Elisa Bigazzi
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Don Paolo Merciai davanti alla chiesa di San MartinoSono le 13.05, il caldo torrido imperversa, la città è quasi deserta, si sentono solo rintocchi lenti e profondi. Sono le campane delle chiese di San Martino e Serravalle: suonano a morto
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EMPOLI. Sono le 13.05, il caldo torrido imperversa, la città è quasi deserta, si sentono solo rintocchi lenti e profondi. Sono le campane delle chiese di San Martino e Serravalle: suonano a morto. Così Paolo Merciai, parroco di Serravalle, Cortenuova e San Martino a Pontorme, ha deciso di commemorare la tragedia di Lampedusa.
Le campane hanno suonato cinque minuti nella chiesa di San Martino e altri cinque in quella di Serravalle.
Don Paolo ha deciso in questo modo di comunicare ai fedeli il lutto per quanto avvenuto poche ore prima nel Mediterraneo, dove cinque eritrei sono stati ritrovati a bordo di un gommone dopo che per ore e ore nessuno li aveva soccorsi. Loro si sono salvati, altri settantacinque immigrati che con lo stesso gommone erano partiti dalla Libia per raggiungere l'Italia sono morti, di sete, di fame e di caldo.
«Quello che è successo - dice don Paolo - è un'offesa all'umanità. Dobbiamo alzare la voce e dire basta all'indifferenza verso tragedie di questo tipo. Se le navi che hanno incrociato il gommone avessero lanciato l'allarme subito, molti immigrati non sarebbero morti».
La decisione di far suonare a morto le campane è dunque un gesto per richiamare l'attenzione di tutti sulla gravità di quello che è successo. «E' un modo per dire stop all'individualismo e all'indifferenza degli uomini verso la sofferenza - aggiunge don Paolo - le leggi devono essere rispettate ma prima di tutto c'è l'umanità: non si può fare finta di non vedere quando si tratta di situazioni così gravi, è impossibile ignorare un gommone affollato di persone in fin di vita. Non ci può essere indifferenza verso le urgenze: i soccorsi devono essere immediati. La legge può essere applicata dopo avere salvato le vite degli immigrati che volevano raggiungere il nostro paese nella speranza di un futuro migliore».
Le campane hanno suonato cinque minuti nella chiesa di San Martino e altri cinque in quella di Serravalle.
Don Paolo ha deciso in questo modo di comunicare ai fedeli il lutto per quanto avvenuto poche ore prima nel Mediterraneo, dove cinque eritrei sono stati ritrovati a bordo di un gommone dopo che per ore e ore nessuno li aveva soccorsi. Loro si sono salvati, altri settantacinque immigrati che con lo stesso gommone erano partiti dalla Libia per raggiungere l'Italia sono morti, di sete, di fame e di caldo.
«Quello che è successo - dice don Paolo - è un'offesa all'umanità. Dobbiamo alzare la voce e dire basta all'indifferenza verso tragedie di questo tipo. Se le navi che hanno incrociato il gommone avessero lanciato l'allarme subito, molti immigrati non sarebbero morti».
La decisione di far suonare a morto le campane è dunque un gesto per richiamare l'attenzione di tutti sulla gravità di quello che è successo. «E' un modo per dire stop all'individualismo e all'indifferenza degli uomini verso la sofferenza - aggiunge don Paolo - le leggi devono essere rispettate ma prima di tutto c'è l'umanità: non si può fare finta di non vedere quando si tratta di situazioni così gravi, è impossibile ignorare un gommone affollato di persone in fin di vita. Non ci può essere indifferenza verso le urgenze: i soccorsi devono essere immediati. La legge può essere applicata dopo avere salvato le vite degli immigrati che volevano raggiungere il nostro paese nella speranza di un futuro migliore».
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