Gli scudetti dell’Empoli sono solo... virtuali
David Biuzzi
Finali amare, ma dirigenti, tecnici e tifosi sono concordi: «Orgogliosi dei ragazzi»
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CITTA' DI CASTELLO. La festa è nerazzurra. Inter prima e Atalanta poi prendono a sassate i sogni dell'Empoli. Le finali dello stadio Bernicchi, insomma, agli azzurri regalano scudetti solo... virtuali. Già, perché la società di Menteboro è riuscita nell'impresa di piazzare tutte e due le squadre alla sfida decisiva, ma anche perché ha il pubblico più caloroso e rumoroso e, forse, anche i giocatori migliori.
L'attesa. Già alle 15, a due ore dalla prima gara, l'impianto di Città di Castello - casa madre di Monica Bellucci, mica barzellette... - è tinto d'azzurro. C'è la tribù di parenti e amici dei giocatori che imperversa in tribuna. E il papà di Guitto ha pure portato i "babbà" per tutti quanti. Striscioni, pallonici e trombe si sprecano, proprio come la speranza. A rinforzare gli ormeggi, poi, arriva anche un pullman da Monteboro (a tifare per i "fratelli maggiori" ci sono i ragazzi degli Esordienti) e una fetta di scuola calcio di Castel Cisterna.
Le sfide. Vanno male, tutte e due. Prima l'Inter e poi l'Atalanta hanno la meglio dei giovani azzurri. Però, in entrambi i casi, l'Empoli tiene bene il campo. Lotta fino alla fine e probabilmente meritava qualcosa di più. Dopo le 20, insomma, a giochi fatti resta solo un gran carico di delusione da dover ingoiare.
Le reazioni. Ma è dei ragazzi, ed è pure comprensibile. Per tecnici e dirigenti, invece, il discorso è diverso. A partire dal presidente Corsi, che segue in diretta telefonica le due gare. «Dispiace per i ragazzi - dice il massimo dirigente - che sono arrivati a un passo dal sogno e lo hanno visto sfumare. Io, però, sono contento. E molto. Certo uno scudetto avrebbe fatto la storia, ma per me e per la società è come se li avessimo vinti entrambi. Arrivare alle finali con due squadre significa che l'Empoli ha un futuro, un bel futuro garantito. Ringrazio tutte le persone che lavorano nel vivaio e ai ragazzi dico che sono orgoglioso di loro». Orgoglio, ecco la parola chiave. La usa anche Faraoni, consigliere delegato al settore giovanile, mentre lascia il Bernicchi. «Il calcio è fatto di vittorie e sconfitte - sottolinea - ma essere qui con due squadre, unici in Italia a riuscirci, ci rende orgogliosi. Fieri del lavoro fatto e, a nome della società, ringrazio tutti, da Carli in giù». Già, Carli, il responsabile del vivaio. «E' stata una stagione straordinaria - chiosa - restiamo senza niente in mano, ma con 4 finali giocate se contiamo le 2 del Viareggio. Per una realtà come la nostra è il massimo».
I tecnici. E anche i tecnici, smaltita la delusione, usano lo stesso termine: orgoglio. «Ai ragazzi l'ho detto a fine gara - osserva Del Rosso - sono orgoglioso di loro e della splendida avventura che abbiamo vissuto insieme. Abbiamo pagato la fisicità dell'Inter, ma questo gruppo ha un futuro ed è questa la cosa più bella e più importante». Poi Cecchi: «Potevamo vincere, abbiamo dimostrato di essere superiori ma in avvio la tensione ci ha bloccati. Peccato, ma resta la gioia per il nostro cammino e per le prestazioni». Scudetti virtuali, insomma. Il presente è nerazzurro, ma il futuro dice Empoli.
L'attesa. Già alle 15, a due ore dalla prima gara, l'impianto di Città di Castello - casa madre di Monica Bellucci, mica barzellette... - è tinto d'azzurro. C'è la tribù di parenti e amici dei giocatori che imperversa in tribuna. E il papà di Guitto ha pure portato i "babbà" per tutti quanti. Striscioni, pallonici e trombe si sprecano, proprio come la speranza. A rinforzare gli ormeggi, poi, arriva anche un pullman da Monteboro (a tifare per i "fratelli maggiori" ci sono i ragazzi degli Esordienti) e una fetta di scuola calcio di Castel Cisterna.
Le sfide. Vanno male, tutte e due. Prima l'Inter e poi l'Atalanta hanno la meglio dei giovani azzurri. Però, in entrambi i casi, l'Empoli tiene bene il campo. Lotta fino alla fine e probabilmente meritava qualcosa di più. Dopo le 20, insomma, a giochi fatti resta solo un gran carico di delusione da dover ingoiare.
Le reazioni. Ma è dei ragazzi, ed è pure comprensibile. Per tecnici e dirigenti, invece, il discorso è diverso. A partire dal presidente Corsi, che segue in diretta telefonica le due gare. «Dispiace per i ragazzi - dice il massimo dirigente - che sono arrivati a un passo dal sogno e lo hanno visto sfumare. Io, però, sono contento. E molto. Certo uno scudetto avrebbe fatto la storia, ma per me e per la società è come se li avessimo vinti entrambi. Arrivare alle finali con due squadre significa che l'Empoli ha un futuro, un bel futuro garantito. Ringrazio tutte le persone che lavorano nel vivaio e ai ragazzi dico che sono orgoglioso di loro». Orgoglio, ecco la parola chiave. La usa anche Faraoni, consigliere delegato al settore giovanile, mentre lascia il Bernicchi. «Il calcio è fatto di vittorie e sconfitte - sottolinea - ma essere qui con due squadre, unici in Italia a riuscirci, ci rende orgogliosi. Fieri del lavoro fatto e, a nome della società, ringrazio tutti, da Carli in giù». Già, Carli, il responsabile del vivaio. «E' stata una stagione straordinaria - chiosa - restiamo senza niente in mano, ma con 4 finali giocate se contiamo le 2 del Viareggio. Per una realtà come la nostra è il massimo».
I tecnici. E anche i tecnici, smaltita la delusione, usano lo stesso termine: orgoglio. «Ai ragazzi l'ho detto a fine gara - osserva Del Rosso - sono orgoglioso di loro e della splendida avventura che abbiamo vissuto insieme. Abbiamo pagato la fisicità dell'Inter, ma questo gruppo ha un futuro ed è questa la cosa più bella e più importante». Poi Cecchi: «Potevamo vincere, abbiamo dimostrato di essere superiori ma in avvio la tensione ci ha bloccati. Peccato, ma resta la gioia per il nostro cammino e per le prestazioni». Scudetti virtuali, insomma. Il presente è nerazzurro, ma il futuro dice Empoli.
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