Il Tirreno

Empoli

Assalto alla casa del sindaco Toni

Giulio Corsi
Assalto alla casa del sindaco Toni

Narcotizzano il cane in piena notte e portano via i gioielli della madre

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FUCECCHIO. Chissà se i ladri sapevano che quella splendida palazzina in via de Cerchi 3, dietro a quel cancello alto attorniato dagli alberi, è la casa del sindaco Claudio Toni. Di certo al primo cittadino non hanno riservato un trattamento di favore: prima hanno addormentato il cane da guardia, poi hanno scavalcato l’inferriata e sono entrati in giardino, da lì con un trapano hanno forato una finestra e si sono infilati nell’abitazione mentre il sindaco e la sua famiglia dormivano tranquillamente. Col passo felpato, illuminati solo da una torcia, sono riusciti a girare la casa e ad arraffare quel che potevano: oro soprattutto, qualche bracciale, collane e anelli. È stata la madre del sindaco a farli scappare. Anche lei stava dormendo, insieme al marito Ido, al pian terreno di quella villetta che il sindaco e la moglie dividono con i genitori di lui: Ido Toni al terreno, il primo cittadino al primo piano. «Mia madre ha sentito dei rumori vicino al letto - racconta il sindaco -, credeva che fossi io. “Claudio” ha detto nel sonno, prima di aprire gli occhi e capire cos’era accaduto».

Quella voce è bastata per interrompere sul più bello l’irruzione dei ladri, scappati di corsa dalla finestra e dileguatisi nel buio della campagna tra Fucecchio e Santa Croce. Subito dopo la signora Toni ha chiamato il figlio che è sceso al piano di sotto e ha avvertito i carabinieri: «Mancavano pochi minuti alle tre. C’era una pattuglia in giro e ci hanno messo un attimo a venire a casa», racconta il sindaco il giorno dopo. «Prima hanno constatato che cosa era successo, poi insieme a un’altra pattuglia hanno iniziato a perlustrare il territorio - continua Toni -. Di certo la loro presenza in giro avrà scoraggiato i malviventi ad effettuare altri colpi». In effetti il furto a casa del sindaco era il secondo della notte per i ladri: «Avevano addormentato anche il cane del nostro vicino, gli sono entrati all’interno del garage ma non credo che abbiano portato via niente - continua Toni -. Poi sono venuti da noi. Io ero andato a letto da poco ma dormivo, come mia moglie e i miei genitori che abitano nell’appartamento al pian terreno. Il nostro cane è un meticcio molto sveglio, uno di quelli che abbaia se sente rumori che non conosce e nota persone avvicinarsi, uno di quelli che morde anche facilmente.

L’abbiamo trovato strano, addormentato, si muoveva a rilento». Dopo aver mandato al tappeto il cane, i ladri - probabilmente due - hanno effettuato un foro nella serranda con un trapano elettrico, sono riusciti ad aprire la finestra e si sono infilati all’interno dell’appartamento di Ido Toni. Hanno iniziato a rovistare, hanno aperto qualche cassetto e hanno preso quel che hanno trovato: «Anellini, qualche braccialetto d’oro, alcune collane, due orologi, tutta roba appartente a mia madre - racconta il sindaco -. Il valore commerciale non è sicuramente alto, quello affettivo invece sì, c’erano anche piccoli gioielli che erano di mia nonna e che mia mamma custodiva con grande affetto. Sono quegli oggetti che una signora anziana è abituata a tenere dentro al comò o sopra il comodino». Quando la madre del sindaco è stata risvegliata dai rumori e nel dormiveglia ha chiamato il figlio, i malviventi sono fuggiti via con quella manciata di oro che avevano trovato e hanno arraffato anche la borsa della donna che era appoggiata su una sedia in camera.

«C’erano i documenti e forse qualche decina di euro», continua Toni. «Per questo domani mattina (stamani, ndr) andrò dai carabinieri a sporgere denuncia». Il racconto del sindaco prosegue: «È stato quando i ladri sono scappati di corsa che mia madre è uscuta dal dormiveglia e si è accorta di che cosa era accaduto. Insieme a mio padre mi ha chiamato e subito abbiamo fatto il 112. C’era una pattuglia già operativa che è venuta subito e ho saputo che un’altra stava battendo il territorio nella zona di Querce. Hanno iniziato a perlustrare il paese ma dei malviventi non c’era traccia».

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