Il Tirreno

Empoli

Muore in moto, ritrovato dopo tre giorni

Giulio Corsi
Muore in moto, ritrovato dopo tre giorni

Da domenica erano scattate le ricerche, ma il corpo era sul ciglio della strada

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FUCECCHIO. L’allarme è cessato un quarto d’ora prima delle sette, ieri sera. Una voce tombale ha dato via radio lo stop alle ricerche: «Abbiamo trovato Emiliano Pizzuti, è morto». Poi ha scandito le coordinate: via Romana Lucchese, in prossimità di via del Borgo. Nel giro di cinque minuti quella strada buia in mezzo ai campi, che dalle Vedute porta a Fucecchio, è diventata il set di una tragedia. Il faro della jeep della Protezione civile, che da domenica cercava quel giovane scomparso da casa, ha illuminato a giorno quello che incredibilmente da oltre 50 ore nessuno aveva visto: il corpo di Emiliano sdraiato sul ciglio della strada, appena a ridosso della carreggiata, sotto a un cartello stradale sradicato, il casco rosso ancora allacciato, i guanti da centauro stretti attorno alle mani gelate. Un quadro incredibile, a raccontarsi. La foto qua sotto parla da sola: la distanza che corre tra la strada e il lenzuolo che copre il corpo di Pizzuti è di un metro, un metro e mezzo al massimo.

Da quella strada passano centinaia di automobilisti ogni giorno. E la domenica decine e decine di ciclisti. Ma nessuno ha notato il motociclista, il cartello sradicato, la moto finita nei campi, in mezzo ai cespugli. Emiliano Pizzuti - 22 anni, fucecchiese, diplomato l’anno scorso al Ferraris Brunelleschi di Empoli, praticante geometra in uno studio di Cerreto Guidi - è rimasto due giorni e mezzo lì, dopo aver “bucato” quella curva che gira a sinistra sulla via Romana Lucchese, ed essersi schiantato contro un paletto di un cartello stradale. È morto sul colpo? O è rimasto agonizzante, in mezzo all’erba sferzata dalla tramontana? Sarà l’autopsia a spiegarlo. Il corpo del ragazzo ieri sera è stato trasportato a medicina legale a Firenze per ordine del magistrato. Oggi o domani sarà eseguito l’esame autoptico, che dirà la verità sulla dinamica dell’incidente, anche se l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è che il giovane abbia fatto tutto da solo, non sia riuscito a curvare e si sia schiantato contro il cartello dopo essere andato dritto sulla curva. Parrebbe esclusa - per adesso - l’ipotesi che sia stato urtato o che abbia avuto uno scontro. Era sparito sabato pomeriggio, Pizzuti, subito dopo pranzo.

«Nonna, vado da un amico a sistemargli il computer, ci vediamo stasera», aveva detto. Si era infilato il casco, era montato in sella alla sua Kawasaki 600 ed era partito. L’orologio segnava presso a poco le 14. Dal compagno però il giovane fucecchiese non c’è mai arrivato. È stato proprio l’amico a dare l’allarme: lo ha aspettato per un’ora, poi ha provato a chiamarlo al cellulare ma il telefonino era spento. Ha tentato sull’altro numero e ha trovato ancora staccato. Così ha deciso di chiamare a casa. Prima dal nonno, l’ex assessore Vinicio Lupi, insieme a cui il giovane abitava, in via Pascoli. Poi dal padre Alessandro, geometra, titolare con Ubaldo Marmonti dello Studio Tecnodue di via Petrarca, pure lui ex assessore (socialista, della giunta Marrucci), conosciutissimo a Fucecchio anche nelle vesti di presidente del consiglio d’amministrazione del palio durante la giunta di Florio Talini. Poi ha chiamato dall’altra nonna, quella paterna, che abita nella zona delle Buche e da cui Emiliano aveva pranzato.

Ma nessuno sapeva niente. Il padre ha iniziato a preoccuparsi. Ha deciso di aspettare fino a sera ma il figlio non si è mai fatto vivo. Ha passato la notte insonne, davanti al telefono, ad agognare un trillo, un messaggio, un segnale. Ma l’apparecchio è rimasto muto, in stand-by. E così la mattina dopo, cioè domenica, è andato dai carabinieri. «Emiliano è scomparso», ha detto. Poi ha raccontato nei dettagli la vicenda ai militari di piazza Montanelli, ha raccontato - come ricordava ieri pomeriggio la nonna materna - «che Emiliano non si era mai allontanato da casa per capriccio, che ogni volta che faceva tardi avvertiva, che la sua passione era prendere la moto e farsi un bel giro tra Fucecchio, Vinci e Cerreto, che era arrivato fino a San Baronto qualche volta, che in genere però partiva con i suoi amici motociclisti mentre stavolta era solo, quando è partito». Subito è scattato l’allarme. Si sono messi in moto i carabinieri e gli uomini della Protezione civile, guidati dalla Pubblica Assistenza di Fucecchio.

È stato ripercorso il brevissimo tratto di strada dalla casa della nonna paterna di Pizzuti, nelle Buche, a via Fucecchiello dove abita l’amico, per cercare qualche traccia, un indizio. Sono state setacciate le strade predilette dal giovane per le sue girate in moto. Le hanno fatte i carabinieri, le hanno fatte gli uomini della protezione civile, ma le hanno fatte anche i suoi amici centauri, per tutta la giornata di domenica, e ancora ieri. Vinci, Cerreto, il Montalbano, Santa Croce, Galleno, ma niente, nessun segno di sgommata, nessuna macchia d’olio. Sono stati contattati gli ospedali della Toscana, i pronto soccorso, ma del giovane neanche l’ombra. Nessuno ha notato quello che era sotto gli occhi di tutti, appena alle porte di Fucecchio, sulla strada per le Vedute. Tanto che ieri pomeriggio attorno alle 15 - mentre in paese si spargeva la voce della scomparsa del ragazzo - la procura di Firenze a cui i carabinieri avevano girato l’informativa della sospetta sparizione, aveva firmato il decreto per permettere agli investigatori fucecchiesi di utilizzare i tabulati dei gestori telefonici per rintracciare Pizzuti.

Ma i due telefonini del giovane da sabato erano rimasti muti. Come la carta di credito, e il bancomat. Nessun segnale carpito dalle antenne, nessun messaggio inviato o ricevuto sul cellulare. Nessun movimento registrato sul conto corrente. Nessun segno di vita. Nonostante questo l’ipotesi di un incidente non sembrava troppo accreditata, né tra i familiari né tra le forze dell’ordine. Erano le 18.35 quando per l’ultima volta abbiamo parlato con la nonna: «Ho provato a chiamarlo anche cinque minuti fa, ma era spento - ci raccontava, tra lo speranzoso e il preoccupato -. Sa, io mica do per vinta: da stamani sto provando intinterrottamente ogni dieci minuti, prima o poi risponderà. Emiliano non ha mai fatto gesti strani, stava bene, da qualche tempo non aveva più la fidanzatina ma era sereno. Sabato mattina aveva accompagnato l’altra nonna al cimitero: insieme erano andati a trovare sua madre. Poi doveva sistemare il pc a un amico e fare un giro in moto con gli altri ragazzi, era tranquillissimo. Ora mi scusi ma devo mettere giù il telefono, potrebbe squillare da un momento all’altro e magari essere lui».

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