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Dirigente sportivo accusato di pedofilia e molestie
Guido Fiorini
È un padre, la società è di calcio giovanile: mandava foto dei genitali a ragazzine
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EMPOLI. Molestie telefoniche continuate e possesso di materiale pedopornografico: questi i reati ipotizzati dal pubblico ministero Giuseppina Mione nei confronti di un empolese di 55 anni, impiegato pubblico e dirigente di una società di calcio giovanile, dopo averne lasciata un'altra da pochi mesi. La dottoressa Mione gli ha inviato in questi giorni la comunicazione di chiusura delle indagini e sta preparando la richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini sono state portate avanti dal commissariato di Empoli che ha trovato, secondo l'analisi del pm, evidenti riscontri dei reati ipotizzati.
Chi è. Dell'uomo, per il momento, non facciamo il nome. La nostra scelta è dettata dal fatto che non c'è ancora stato neppure un grado di giudizio e che lui (vedi intervista a fianco) nega tutto. Aspettiamo, quindi, ulteriori sviluppi giudiziari.
Però l'uomo, 55 anni, sposato e con figli, originario della Campania, ha già un precedente specifico, quando ancora abitava al Sud. Lavora a Firenze, per un'azienda pubblica nel settore dei trasporti. Ed ha fatto a lungo il dirigente e l'allenatore per una società di calcio giovanile empolese. Da qualche tempo l'ha lasciata e ne ha fondata un'altra, per la quale le iscrizioni, di bambini, sono aperte.
Cosa gli viene contestato. La prima ipotesi di reato “molestie telefoniche continuate”, è legata al fatto che scambiava immagini spinte via “mms” con ragazzine di 12-13 anni.
Inviava loro anche foto delle sue parti intime, dopo averle contattate spacciandosi per un diciassettenne. Sono decine le ragazzine, alcune di Empoli, molte del nord Italia, con cui ha avuto scambi telefonici. In 20-25 giorni in cui il suo telefono è stato sotto controllo la polizia postale ha trovato circa 600 foto e 11mila sms. Un numero impressionante. La seconda ipotesi di reato “possesso di materiale pedopornografico” è legata al fatto che su due computer, uno di sua pertinenza nella sede della società di calcio di cui non è più dirigente, e uno nel suo ufficio al lavoro a Firenze, sono stati trovati “files” di immagini pedopornografiche. La polizia postale, grazie a software sofisticati, è riuscita a ritrovarli nonostante fossero stati cancellati dall'hard disk.
Ragazzine delle medie. Tutto è iniziato alcuni mesi fa quando due ragazze minorenni, che frequentano la terza media a Empoli, sono andate al commissariato di Empoli accompagnate dai genitori. Ed hanno denunciato di aver ricevuto, via “mms”, foto sul telefonino dei genitali di un uomo adulto, con il quale avevano iniziato un rapporto di messaggi, per lo più “sms”, quindi di solo testo, credendolo poco più che coetaneo. Lui, infatti, si spacciava per un diciassettenne e, almeno all'inizio, parlava in modo tranquillo con le due. Poi, invece, aveva iniziato a chiedere foto del corpo, magari nude. E ad inviare le proprie. In cambio prometteva ricariche telefoniche. Da lì la polizia ha iniziato le indagini. Che non sono state facili. Il numero telefonico, infatti, risultava intestato ad un giovane napoletano, risultato poi estraneo a tutto. A quel punto è stata preziosa la collaborazione della polizia postale.
Un secondo numero. La postale ha scoperto che le telefonate partivano tutte dalla “cella” Empoli-Firenze, cioè dai ripetitori per cellulari della nostra zona. E, incrociando i dati, è riuscita a scoprire il secondo numero.
Su questo, in 20-25 giorni di controllo, è venuto fuori di tutto. Quasi dodicimila contatti in entrata ed in uscita, con solo 300 telefonate. Per il resto erano tutti sms (circa undicimila) e 600 foto. Le utenze contattate erano tutte di ragazzine di 12-13 anni. Una decina sono empolesi, le altre sono del Nord Italia. I numeri li aveva avuti, secondo le indagini, anche grazie ad alcune “chat line” su Internet, molto frequentate dagli adolescenti. E, si pensa, anche grazie ai ragazzini della scuola calcio di cui era dirigente.
La scuola calcio. Le indagini, infatti, non si sono fermate al telefono. La dottoressa Mione, grazie alla polizia di Empoli e alla postale, ha deciso di fare un controllo ulteriore. E ha ordinato perquisizioni nella sua abitazione di Empoli, nella sede della società sportiva di cui era dirigente, e nel suo ufficio. I blitz sono andati in scena alcuni mesi fa e c'è voluto tempo per analizzare tutto.
A casa la polizia non ha trovato niente. Ma da uno dei due computer della società, quello di sua pertinenza, e da quello del lavoro sono venute fuori le immagini pedopornografiche. Almeno una quarantina quelle scoperte sul computer della società. Lui le aveva cancellate, ma dei “files” sugli hard disk resta sempre una traccia. E la postale, con un lavoro lungo e delicato, è riuscita a recuperarli. Sono tutte immagini scaricate da siti internet con sede all'estero che mostrano scene di sesso con ragazzini e ragazzine in tenera età. Immagini definite “raccappriccianti” dagli inquirenti.
Cosa può succedere. Adesso la dottoressa Mione ha inviato l'avviso di chiusura delle indagini. Le ipotesi di reato sono le due dette, mentre non sono stati trovati riscontri sufficienti per altri due reati per i quali era stato denunciato, cioè “adescamento” e “produzione di materiale pedopornografico”. Altrimenti ci sarebbe stato l'arresto.
Sarà la stessa dottoressa Mione a chiedere al Gip (Giudice per le indagini preliminari) il rinvio a giudizio del 55enne. Se sarà concesso inizierà il processo vero e proprio. Rischia da 7 a 14 anni di carcere.
Chi è. Dell'uomo, per il momento, non facciamo il nome. La nostra scelta è dettata dal fatto che non c'è ancora stato neppure un grado di giudizio e che lui (vedi intervista a fianco) nega tutto. Aspettiamo, quindi, ulteriori sviluppi giudiziari.
Però l'uomo, 55 anni, sposato e con figli, originario della Campania, ha già un precedente specifico, quando ancora abitava al Sud. Lavora a Firenze, per un'azienda pubblica nel settore dei trasporti. Ed ha fatto a lungo il dirigente e l'allenatore per una società di calcio giovanile empolese. Da qualche tempo l'ha lasciata e ne ha fondata un'altra, per la quale le iscrizioni, di bambini, sono aperte.
Cosa gli viene contestato. La prima ipotesi di reato “molestie telefoniche continuate”, è legata al fatto che scambiava immagini spinte via “mms” con ragazzine di 12-13 anni.
Inviava loro anche foto delle sue parti intime, dopo averle contattate spacciandosi per un diciassettenne. Sono decine le ragazzine, alcune di Empoli, molte del nord Italia, con cui ha avuto scambi telefonici. In 20-25 giorni in cui il suo telefono è stato sotto controllo la polizia postale ha trovato circa 600 foto e 11mila sms. Un numero impressionante. La seconda ipotesi di reato “possesso di materiale pedopornografico” è legata al fatto che su due computer, uno di sua pertinenza nella sede della società di calcio di cui non è più dirigente, e uno nel suo ufficio al lavoro a Firenze, sono stati trovati “files” di immagini pedopornografiche. La polizia postale, grazie a software sofisticati, è riuscita a ritrovarli nonostante fossero stati cancellati dall'hard disk.
Ragazzine delle medie. Tutto è iniziato alcuni mesi fa quando due ragazze minorenni, che frequentano la terza media a Empoli, sono andate al commissariato di Empoli accompagnate dai genitori. Ed hanno denunciato di aver ricevuto, via “mms”, foto sul telefonino dei genitali di un uomo adulto, con il quale avevano iniziato un rapporto di messaggi, per lo più “sms”, quindi di solo testo, credendolo poco più che coetaneo. Lui, infatti, si spacciava per un diciassettenne e, almeno all'inizio, parlava in modo tranquillo con le due. Poi, invece, aveva iniziato a chiedere foto del corpo, magari nude. E ad inviare le proprie. In cambio prometteva ricariche telefoniche. Da lì la polizia ha iniziato le indagini. Che non sono state facili. Il numero telefonico, infatti, risultava intestato ad un giovane napoletano, risultato poi estraneo a tutto. A quel punto è stata preziosa la collaborazione della polizia postale.
Un secondo numero. La postale ha scoperto che le telefonate partivano tutte dalla “cella” Empoli-Firenze, cioè dai ripetitori per cellulari della nostra zona. E, incrociando i dati, è riuscita a scoprire il secondo numero.
Su questo, in 20-25 giorni di controllo, è venuto fuori di tutto. Quasi dodicimila contatti in entrata ed in uscita, con solo 300 telefonate. Per il resto erano tutti sms (circa undicimila) e 600 foto. Le utenze contattate erano tutte di ragazzine di 12-13 anni. Una decina sono empolesi, le altre sono del Nord Italia. I numeri li aveva avuti, secondo le indagini, anche grazie ad alcune “chat line” su Internet, molto frequentate dagli adolescenti. E, si pensa, anche grazie ai ragazzini della scuola calcio di cui era dirigente.
La scuola calcio. Le indagini, infatti, non si sono fermate al telefono. La dottoressa Mione, grazie alla polizia di Empoli e alla postale, ha deciso di fare un controllo ulteriore. E ha ordinato perquisizioni nella sua abitazione di Empoli, nella sede della società sportiva di cui era dirigente, e nel suo ufficio. I blitz sono andati in scena alcuni mesi fa e c'è voluto tempo per analizzare tutto.
A casa la polizia non ha trovato niente. Ma da uno dei due computer della società, quello di sua pertinenza, e da quello del lavoro sono venute fuori le immagini pedopornografiche. Almeno una quarantina quelle scoperte sul computer della società. Lui le aveva cancellate, ma dei “files” sugli hard disk resta sempre una traccia. E la postale, con un lavoro lungo e delicato, è riuscita a recuperarli. Sono tutte immagini scaricate da siti internet con sede all'estero che mostrano scene di sesso con ragazzini e ragazzine in tenera età. Immagini definite “raccappriccianti” dagli inquirenti.
Cosa può succedere. Adesso la dottoressa Mione ha inviato l'avviso di chiusura delle indagini. Le ipotesi di reato sono le due dette, mentre non sono stati trovati riscontri sufficienti per altri due reati per i quali era stato denunciato, cioè “adescamento” e “produzione di materiale pedopornografico”. Altrimenti ci sarebbe stato l'arresto.
Sarà la stessa dottoressa Mione a chiedere al Gip (Giudice per le indagini preliminari) il rinvio a giudizio del 55enne. Se sarà concesso inizierà il processo vero e proprio. Rischia da 7 a 14 anni di carcere.
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