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Indennità negata, parte la denuncia
Marco Fani
All'anziano, solo e malato, non è stato dato l'accompagnamento. Il figlio: «A mio padre hanno fatto una visita superficiale, lui vive con un badante e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24»
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MONTELUPO. Una sfilza di gravi malattie e un'età avanzata. Ma la commissione non gli riconosce l'indennità di accompagnamento. E il figlio minaccia una denuncia all'Asl. Ischemico cronico, Silvio Lotti, 85 anni, ha subito dieci anni fa, a causa di un tumore, l'asportazione del 90% dello stomaco. Dopo la morte della moglie ha una sindrome depressiva a cui si sommano ipertensione, incontinenza e problemi ad una gamba sinistra dovuti alla rottura del femore. Sono due anni che lotta per vedere riconosciuto il diritto all'indennità di accompagmamento. L'altra mattina, però, la doccia fredda: la commissione di medicina legale si è espressa in modo negativo. Lotti non è stato dichiarato invalido al 100% e non ha diritto alla pensione di accompagnamento.
«Sono rimasto sbalordito - racconta il figlio Massimo - mio padre, purtroppo, vive una situazione terribile e non è autosufficiente affatto. Cammina solo se sorretto, non può lavarsi, vestirsi, cucinare, nè uscire fuori senza l'aiuto di una persona: per tutto questo abbiamo una badante». Silvio Lotti, inviata la domanda per l'accompagnamento, è stato visitato dalla commissione legale 2 volte prima del verdetto di venerdì. «Ero sempre presente alle visite - prosegue il figlio Massimo - ma sono rimasto stupito dalla superficialità con cui è stato valutato il caso. La visita è stata la seguente: movimento dalla gamba di destra, anche se in realtà mio padre ha problemi all'arto sinistro, stendimento delle braccia in avanti con chiusura degli occhi.
Abbiamo portato con noi anche una relazione scritta di un geriatra che attestava le notevoli difficoltà dello stato in cui versa, ma non è servito a nulla.
Se per avere l'accompagnamento bisogna essere vegetali, mio padre non lo è». Massimo Lotti contesta la decisione della commissione e ha deciso di impugnare la decisione. «Ho inviato una lettera all'Urp - continua - e mi aspetto almeno una risposta. Ho intenzione di far ricorso e avviare una vertenza legale contro l'Asl 11. La legge italiana sulla materia mi sembra molto chiara: l'aiuto deve essere concesso a una persona non autosufficiente. Mio padre è in una situazione di questo genere e vive con mia sorella che ha un handicap psichico al 100%. Percepiscono 1500 euro di pensione ma 900 vanno alla badante e il resto viene diviso tra bollette e il mangiare. Io sono un lavoratore a tempo determinato con una famiglia e non posso garantire ai miei familiari ciò che ci è stato negato con questa decisione».
«Sono rimasto sbalordito - racconta il figlio Massimo - mio padre, purtroppo, vive una situazione terribile e non è autosufficiente affatto. Cammina solo se sorretto, non può lavarsi, vestirsi, cucinare, nè uscire fuori senza l'aiuto di una persona: per tutto questo abbiamo una badante». Silvio Lotti, inviata la domanda per l'accompagnamento, è stato visitato dalla commissione legale 2 volte prima del verdetto di venerdì. «Ero sempre presente alle visite - prosegue il figlio Massimo - ma sono rimasto stupito dalla superficialità con cui è stato valutato il caso. La visita è stata la seguente: movimento dalla gamba di destra, anche se in realtà mio padre ha problemi all'arto sinistro, stendimento delle braccia in avanti con chiusura degli occhi.
Abbiamo portato con noi anche una relazione scritta di un geriatra che attestava le notevoli difficoltà dello stato in cui versa, ma non è servito a nulla.
Se per avere l'accompagnamento bisogna essere vegetali, mio padre non lo è». Massimo Lotti contesta la decisione della commissione e ha deciso di impugnare la decisione. «Ho inviato una lettera all'Urp - continua - e mi aspetto almeno una risposta. Ho intenzione di far ricorso e avviare una vertenza legale contro l'Asl 11. La legge italiana sulla materia mi sembra molto chiara: l'aiuto deve essere concesso a una persona non autosufficiente. Mio padre è in una situazione di questo genere e vive con mia sorella che ha un handicap psichico al 100%. Percepiscono 1500 euro di pensione ma 900 vanno alla badante e il resto viene diviso tra bollette e il mangiare. Io sono un lavoratore a tempo determinato con una famiglia e non posso garantire ai miei familiari ciò che ci è stato negato con questa decisione».
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