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70 ANNI DALL'ECCIDIO DEL PADULE / I tedeschi uccisero mio padre ma risparmiarono i maialini

Quinto Malucchi aveva 7 anni, assistette all’eccidio nel Padule di Fucecchio. «Dagli ex soldati tedeschi mi sarei aspettato una parola di pentimento» - Lo speciale sulla Liberazione in Toscana


23 agosto 2014 di Corrado Benzio


MONSUMMANO. I primi anni non riusciva a sentire parlare la lingua di Goethe e Thomas Mann. Poi, il dolore è rimasto, ma la rabbia in parte è svanita. Ma quel dolore e quella rabbia sono tornati fuori, potenti e indomabili, nei giorni caldi della primavera del 2011 quando a Roma si svolse il processo ai responsabili dell’Eccidio del Padule di Fucecchio.

Oggi saranno 70 anni da quel giorno in cui gli uomini in divisa della Wehrmacht, passando casolare per casolare, uccisero 174 italiani, in gran parte donne e bambini. Maria Malucchi aveva solo 4 mesi quando fu uccisa. La più anziana era Maria Faustina Arinci, detta Carmela. Era sordocieca: la fecero saltare in aria con una bomba a mano che le misero in tasca.

Quinto Malucchi, 7 anni allora, si salvò. Oggi salirà sul palco per la commemorazione a Cintolese, frazione di Monsummano. Si sperava ci fossero anche rappresentanti del governo tedesco, ma l’attesa è stata vana. «Oggi c’è l’Europa Unita – ricorda Malucchi, 77 anni portati con energia – se vedo un ragazzo che parla tedesco immagino che non possa avere rapporti con quei tempi oscuri». Dai tedeschi, Quinto, voleva comunque una risposta. Ritorna ai giorni del processo.

«Andammo per testimoniare a Roma – ricorda – io non ero mai entrato in vita mia in un’aula di tribunale. Eravamo testimoni. Gli imputati, tre, avevano fior fiore di avvocati. Il giudice chiese ai difensori se volevano interrogarci. Ma nessuno avanzò domande. Tornai, giorni dopo per le arringhe, fra l’altro a spese mie, e vidi questi avvocati scatenati. E loro, gli imputati che non si sono mai presentati».

padule3L’ergastolo venne comminato a Ernest Pistor, Fritz Jauss e Johan Robert Riss. Malucchi avrebbe voluto una cosa sola: «Che si giustificassero di tanta bestialità, magari dicendo: c’era la guerra, eravamo giovani, eravamo comandati, rischiavamo di essere fucilati noi stessi. Non chiedevo le scuse, ma qualcosa da parte loro che facesse capire l’abisso di orrore in cui erano finiti».

Il Padule di Fucecchio è la palude interna più vasta d’Europa. Molti si erano rifugiati nei casolari mentre la battaglia infuriava sull’Arno-stellung, la linea difensiva che in tedeschi avevano approntato sull’Arno, da Pisa ad Empoli. Serviva solo a rallentare l’avanzata della Quinta armata americana, in attesa che fosse pronta la linea Gotica sull’Appennino. I soldati del generale Clark andavano cauti, mentre gli Alleati perdevano divisioni su divisioni spostate in Francia, fronte decisivo dopo lo sbarco in Normandia. E così Livorno venne liberata il 19 luglio, ma Pisa – 20 km dopo – dovette aspettare il 2 settembre 1944. Nel Padule non c’erano partigiani, l’attività patriottica era forte ma solo sui monti di Pescia e a Pistoia. C’era povera gente. Come il mezzadro Gino Malucchi. «Eravamo sfollati da Monsummano a Cintolese – ricorda il figlio, classe 1937 – nella nostra casa c’erano i tedeschi. Quindi li conoscevamo. Non ci aspettavamo un’azione così bestiale».

01-A_WEBIl 23 agosto fu invece una carneficina, fin dall’alba. Al processo risultò che i tedeschi stimavano di trovare nel Padule almeno 300 patrioti. A essere colpiti furono invece le donne, i vecchi, i bambini gettati in aria e colpiti con i Mauser come fossero piattelli. Tutto il repertorio delle stragi naziste in Toscana. Sant’Anna di Stazzema, 560 vittime ufficiali, era avvenuta solo di 13 giorni prima. Ed il giorno dopo il Padule, ovvero 70 anni domani (domenica 24 agosto), ci fu la terribile strage di Vinca, paesino della Lunigiana abbarbicato sulle Alpi Apuane.

«Eravamo sei fratelli, il più grande aveva 20 anni, l’ultima 4. Mio padre era mezzadro dei Maccioni. Andò per nascondersi in una buca dove teneva due maialini, e lì che venne preso e fucilato. Io non vidi niente, erano a più di 500 metri di distanza». Il padre aveva 45 anni. «Per noi fu da allora miseria nera – ricorda Malucchi – nessuno si ricordò di noi. In seguito ad una vedova di guerra potevano dare un posto pubblico, magari bidella in una scuola. Ma allora niente. I miei fratelli più grandi andarono a lavorare. Anch’io iniziai a lavorare appena avuto il libretto».Il libretto di lavoro viene consegnato a Quinto nel 1951 al compimento dei 14 anni, età minima – almeno per la legge, la realtà era un’altra – per ottenere un impiego.

«Trovai lavoro a fare le scarpe a Monsummano. In quegli anni il calzaturiero funzionava, dalle nostri parti. Fra tanti problemi non c’era, per fortuna, come oggi, quello del lavoro. Ho cambiato un paio di lavori e poi sono stato assunto dalla Provincia».Quel 23 agosto 1944 i tedeschi uscirono dai loro acquartieramenti e non ci fu pietà per nessuno.

paduleEppure la Valdinievole era quasi una zona di villeggiatura per loro. I grandi alberghi di Montecatini Terme erano stati requisiti e trasformati in ospedali per i soldati feriti al fronte. A villa Bellavista a Buggiano, gli antichi saloni erano stati trasformati in un convalescenziario per i feriti meno gravi, pronti a tornare al fronte.

Il feldmaresciallo Kesserling aveva poche divisioni, ma era un buon generale, spietato e furbo. Le poche divisioni che aveva, sapeva come giostrarle.

«Coi tedeschi ci parlavamo tutti i giorni – ricorda ancora Malucchi – i rapporti erano continui anche con mia madre. Non era mai successo niente». Invece fu l’apocalisse. Tutti i civili che trovarono nelle case, da Massarella a Cintolese, vennero passati per le armi».

Poi la Liberazione, l’oblio, l’Armadio della Vergogna e nel 2011, finalmente il processo. Tre condanne e anche il risarcimento per superstiti e figli delle vittime chiesti alla Germania. In tutto 13 milioni e mezzo di euro. Nessuno ha fatto un’ora di carcere, la Germania non ha scucito un euro. In questo supportata da una sentenza della corte europea di giustizia.

«Più che i soldi – ripete Malucchi – chiedevamo un atto di giustizia o perlomeno un segnale di pentimento».Oggi Quinto Malucchi parlerà alla commemorazione ufficiale di Cintolese. Da anni racconta la sua storia nelle scuole. «I ragazzi ascoltano , fanno domande. Nelle nostre scuole il tema dell’Eccidio ed in genere della guerra è molto trattato. Spero che continui così anche dopo la scomparsa di noi superstiti».

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