Il presidio
A 37 anni D’Ambrosio appende le scarpette «Non lascio il calcio farò il direttore tecnico»
Cresciuto nelle giovanili rossoblù, poi il salto all’Inter e al Genoa «Appena posso visiterò il nuovo stadio, ho visto le foto: è fantastico»
L’intervista
Michele Falorni
Cinque anni con la maglia del Ponte a Cappiano, tra Prima e Seconda categoria, fotografano il finale di carriera di Luca D’Ambrosio, punta di professione e giocatore per passione.
Classe 1983, cresciuto a Cecina, ha compiuto ad aprile 37 anni e, in anticipo sul calendario a causa della pandemia, ha detto stop. «Ho smesso – racconta – per l’età e poi perché dopo anni trascorsi in giro nel 2019 mi sono sposato con Linda, lavoro a Fucecchio e ho cambiato vita. Ma non lascio il calcio: la società mi ha nominato direttore tecnico e a breve mi iscriverò a Firenze al corso per direttore sportivo. Intanto, farò esperienza».
Conoscendo squadre, tesserati e campionati seduto in tribuna e in panchina.
Come molti suoi compagni, Luca inizia a sei anni frequentando la scuola calcio del Cecina, trasloca al Palazzaccio, ritorna in via Puccini e poi ancora al Palazzaccio con la casacca dei Giovanissimi regionali, con cui raggiunge le finali nazionali.
E’ forte dal punto di vista fisico, la tecnica non gli manca e nemmeno la voglia di sfondare.
L’occasione arriva nell’estate del 1997, quando passa all’Inter nei mesi in cui sbarca in Italia Luis Nazario de Lima detto Ronaldo.
A Milano rimane due stagioni negli Allievi regionali e nazionali.
«Ottima formazione – ricorda – perché le grandi società insegnano il giusto stile di vita, ma lasciare la mia città da adolescente, la famiglia e gli amici non è stato facile e non mi sono espresso al massimo”. E’ normale che succeda, perché il passo è delicato.
E così, dalla Lombardia D’Ambrosio scende in Liguria, al Genoa, “dove gioco in Primavera e mi alleno con la prima squadra (serie B) conoscendo mister Franco Scoglio, un maestro. Non dimenticherò mai quel periodo, perché negli spogliatoi mi cambiavo accanto a Marco Carparelli e al portiere Fabrizio Lorieri. Ho disputato qualche amichevole, mi è servito parecchio».
Siccome il bagaglio è completo, nel 2002-03 rientra da titolare a Cecina con Andrea Prunecchi in Eccellenza, campionato che vincerà l’anno successivo guidato però al centro dell’attacco da Stefano Brondi, “che mi ha valorizzato e insegnato ancora a giocare. Segnai 18 gol”.
E allora, via a Carrara nei professionisti, in C-2, un anno e mezzo, perché da via Puccini lo chiama il nuovo tecnico Massimiliano Maddaloni e lui torna rossoblù in Interregionale. L’infortunio alla caviglia lo penalizza, ma non gli impedisce di spostarsi a Gavorrano e trionfare in Eccellenza proseguendo a Rosignano su invito del presidente Silvestro Polzella.
«La parentesi biancoblù è ricca di successi – afferma – in quanto dalla Promozione la squadra raggiunge la serie D. Che disputai pure al Tuttocuoio dopo avere conquistato ancora l’Eccellenza. Nel 2011-12 tornai a Rosignano in D con Stefano Brondi e, a metà anno, mi sono trasferito a Ponte a Cappiano con parentesi a Cascina». Dove è rimasto compiendo una scelta di vita.
«Sì, il calcio mi mancherà – conclude – perché sono sempre stato negli spogliatoi fino da bambino e le emozioni legate alle reti e all’attesa della partita non si dimenticano. In carriera conto 422 presenze tra professionisti e dilettanti, con 223 gol firmati dal 2001 a marzo 2020. Ho vinto sei campionati di categoria, una Coppa Toscana e una Coppa Italia in Eccellenza nel 2009-10».
«Dico grazie a tutti - conclude - a partire dai dirigenti del Cecina. Alla casacca rossoblù sono affezionato e auguro al presidente di centrare gli obiettivi fissati, perché l’ambiente e i tifosi lo meritano. Sì, appena posso visiterò lo stadio comunale: ho visto le foto, è fantastico».
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