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Leonardo e Federico, e la storia si ripete «Padre e figlio uniti dalla maglia del Cecina»
Uno 56 anni ex portiere, l’altro 21 anni centrocampista e oggi in maglia rossoblù. Il ricordo di Alberto Lazzerini che ha allenato entrambi
fabrizio cavallini
Due “ragazzoni”, Leonardo e Federico Biondi. Amatissimi nel mondo del football rossoblù. 56 e 21 anni. Padre e figlio. Portiere e centrocampista. Il primo colonna della gloriosa squadra di serie C, il secondo nel Cecina da quando aveva 7 anni, e ora nella formazione maggiore.
FEDERICO ' A 17 ANNI IN PRIMA SQUADRA
Federico Biondi ha cominciato a giocare nella Polisportiva Palazzaccio (primo allenatore, Di Donna), calcisticamente società satellite di quella cecinese. Dove arrivò una volta conclusa l’annata coi Giovanissimi.
Qui, dagli Allievi (a guida Camerini) agli Juniores, fino alla prima squadra, nella quale è approdato nella stagione 2016-’17, chiamato da mister Polzella. Poi come allenatori ha avuto Brontolone, Di Tonno e Miano, il tecnico che non ha avuto la gioia di vederlo finire, il campionato.
«Avevamo ritrovato l’entusiasmo e secondo me – dice Federico – se l’avessimo concluso avremmo fatto bene di sicuro, si poteva anche salire in Eccellenza».
La squadra del girone che ti è piaciuta di più?
«Il Centro storico Lebowski, terzo in classifica, con tanti tifosi al seguito. Forte sia dal punto di vista individuale che come collettivo. Un avversario tutt’altro che facile da affrontare».
Federico è originario di Monteverdi Marittimo e per anni partiva col pullman al mattino per recarsi a scuola a Cecina (dove ha conseguito il diploma di ragioniere) e ritornava a casa alla sera, dopo l’allenamento. Tre anni fa la famiglia si è trasferita al Fiorino, che è comune di Montescudaio. Ma «mi sento cecinese, perché venivo a Cecina da quando ero piccolo».
E la tua società?
«Ci sono stati anni buoni e altri meno buoni, ma alla fine si sapeva che ci si tirava fuori e ci sono rimasto volentieri. Ho sempre trovato compagni che ti aiutano in questo percorso. Ti ci trovi bene».
Dopo lo stop agonistico si è sempre tenuto in allenamento, nel giardino di casa, dove poteva correre e fare esercizi anche con la palla.
LEONARDO A LUNGO NEI PROFESSIONISTI
Papà Leonardo ha iniziato nel Donoratico, per poi passare alle giovanili del Bologna. Nel 1982 l’approdo al Cecina, nell’allora Quarta serie, come secondo di Marianelli; allenatore, Lazzerini. Quindi il ritorno al Donoratico (due anni di I categoria e uno di Promozione). Da lì il salto nei professionisti: 7 anni al Pontedera, in C, e ancora al Cecina, nella medesima serie. Dopo un biennio al Poggibonsi, di nuovo al Cecina, in Eccellenza.
I migliori anni nei professionisti, a Cecina?
«Sì, ma anche a Pontedera sono stato bene».
E non a caso è di quando vestiva la maglia rossoblù il più bel ricordo della carriera.
«Lo spareggio con la Maceratese ai play out, con cui guadagnammo la salvezza; fu un anno bellissimo. Ero rientrato da Pontedera e in panchina ritrovai Lazzerini; fu lui a farmi esordire in prima squadra quando ero il secondo di Marianelli».
In terra pisana, come mister, aveva avuto tra gli altri Amarildo, Cei, Melani, Franzon. Una bella esperienza, quella fra i professionisti.
«Sicuramente. Lì fai quello che è la tua vita, il tuo lavoro».
Meglio prima, il pallone, o ora?
«Oggi il calcio non è più quello di un tempo, c’è meno divertimento. Non mi diverto più come prima a guardare le partite, a qualsiasi livello».
Il virus sta cambiando un po’ tutto.
«Sì, ha un po’ cambiato non solo la situazione nello sport a proprio la nostra vita. Ne risentiremo di questo. Però l’importante è riprendersi, come in tutte le cose».
Al “bimbo” dispensa consigli?
«Gli ho sempre detto che è l’allenatore che deve insegnare. Tutti gli allenatori insegnano qualcosa di giusto. Non ci ho mai messo bocca. Se non consigliarlo a impegnarsi, come nella vita, poi può far bene o far male, basta avere la coscienza a posto».
Sembra che Federico lo segua, questo consiglio.
«Sì, non mi posso lamentare.
L'AMARCORD DI LAZZERINI
Se lo ricorda bene, Alberto Lazzerini, quel duplice scontro con la Maceratese. «Là si perse 1-0 e in casa vincemmo con lo stesso risultato. Ma noi eravamo più avanti in classifica e toccò a loro retrocedere. Non avevo mai visto lo stadio “Rossetti” pieno di gente come nella partita di ritorno. Una cosa da non credere. Era un avvenimento eccezionale per la città. Poi all’epoca per Cecina era come fare la serie A».
Anche per Lazzerini è uno dei migliori ricordi. «Il sabato si andò in ritiro a Castiglioncello. Il giorno dopo Leonardo Biondi fu determinante. In due occasioni ci presero un po’ scoperti; noi spingevamo nella loro metà campo, bisognava trovare il gol in tutte le maniere e lui con due interventi uno più bello dell’altro - uscite delle sue sulla trequarti - salvò il risultato. Poi a 8/9 minuti dalla fine in una mischia in area sugli sviluppi di una punizione di Chiummello, un giovane che veniva dalla Fiorentina, andammo finalmente in vantaggio».
Fu lei anni addietro a far esordire Leonardo in prima squadra.
«Sì, a 17 anni, a San Giovanni in Valdarno. Era un ragazzo eccezionale, grande fisico, una persona serissima, tanto che ero convinto che avrebbe fatto qualcosa di buono nel calcio. Quando tornò a Cecina aveva già fatto la sua carriera. Fu un felice ritrovarsi. Era uno degli esperti della squadra insieme a da Mommio, Garfagnini, Barsotti, tutta gente di un certo spessore».
Poi ha avuto con sé anche il figlio.
«Federico l’ho avuto a Cecina due anni fa quando ero direttore sportivo nella stagione dalla Promozione all’Eccellenza. Fu parte della rosa della prima squadra e fece anche bene. Era molto giovane, tecnicamente valido, un ragazzo d’oro. Simile al babbo. Ha già fatto parecchio, ma gli manca un pochino il carattere di Leonardo, ai tempi un gran problema per gli avversari. Due persone che meritano. Che mi tengo strette e mi porto dietro con ricordi bellissimi». —
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