Salvini sogna il campo e sfoglia la Margherita «Quanto mi mancano i miei ragazzi...»
Tennis. Il tecnico nazionale al circolo Garden della Mazzanta non vede l’ora di ripartire. «I bambini soffrono ancora più di noi»
Il racconto
Michele Falorni
Breve premessa. Il tennis è uno degli sport che rispetta la distanza sociale, perché non prevede contatto fisico: a separare gli avversari, nel singolare, è anche la rete. In teoria, la data per ripartire è scritta sul calendario: il 18 maggio. Ma di concreto non c’è ancora niente e Margherita Salvini, tecnico nazionale al circolo Garden della Mazzanta, si domanda come gli altri maestri su quando i suoi allievi ricominceranno a giocare. Insieme a Fabrizio Franchi, istruttore federale, attende notizie certe.
Dall’inizio di marzo, i campi in terra rossa di via della Fisica sono chiusi a causa del coronavirus. Il problema non è semplice da risolvere. A scavare la differenza tra parlare ai ragazzi da casa invece che sul campo sono il contatto umano e l’insostituibile dialogo tra insegnanti e allievi. Come a scuola.
«Mi mancano i pomeriggi insieme a loro – spiega Salvini – perché il tennis per me è passione e non solo lavoro. E quando ci impegniamo in attività che ci piacciono la fatica è relativa. Tutti speriamo di rivederci presto, ma ad oggi indicazioni precise non ce ne sono. La federazione consente gli allenamenti a porte chiuse solo ai tesserati di prima e seconda categoria (ovvero l’ex serie A e B) e a quelli di interesse nazionale, per cui tutti gli altri al momento sono ancora fermi».
Sono pochi, e non servono i numeri per averne certezza. Il movimento intero è fermo, migliaia di ragazzi di piccole e grandi città che frequentano ogni giorno i sodalizi aspettano una comunicazione ufficiale per capire quando e come potranno ripartire. Non è un mistero per nessuno che le procedure e lo schema delle frequenze seguite fino ad oggi cambieranno.
Nell’attesa, c’è chi palleggia tra un tetto e l’altro in Liguria e chi si accontenta del muro di casa, solido avversario. «Come il golf e altre discipline – prosegue – avremmo la distanza giusta, ma non linee guida da applicare. Senza le lezioni le nostre giornate sono diverse: siamo educatori e non solo maestri, che valorizzano affetto e rispetto, coinvolgendo anche le famiglie durante i tornei. Per ingannare il tempo, invio i video dei campioni e sulla mia pagina Facebook e Instagram pubblico le fotografie dei nostri ricordi più belli. E poi ci sono le videochiamate per vederci e parlare». Un modo per non perdere i contatti anche se è chiaro che il fascino del campo non può essere paragonato a nient altro.
La risposta dei ragazzi tra otto e quindici anni è sempre la stessa: ci manca il tennis. E tutti hanno una voglia matta di tornare sui campi per fare ciò che più amano. «Se non a maggio, mi auguro di riprendere almeno a giugno. Non vedo l’ora di incontrare i miei allievi e vivere insieme a loro le nostre emozioni. Non dimentichiamo che i bimbi soffrono di più degli adulti, hanno bisogno di ridere insieme a noi».
Correndo attorno ai palloni che ospitano i campi in terra rossa ed esercitandosi all’aperto sul cemento. Al Garden, costruito negli anni ’80 a pochi passi dalla pineta e dal mare, ci sono molti modi per trascorrere il pomeriggio allenando il fisico e la mente: anche il calcetto e altri giochi all’aria aperta tra una lezione e l’altra.
Margherita, intanto, si è preparata correndo nel giardino di casa, perché da ex giocatrice di seconda categoria sa che la condizione fisica è la base. E l’obiettivo è presentarsi nel modo migliore, anche atleticamente, nel giorno della ripresa. «Un abbraccio virtuale a tutti, sorridiamo alla vita e a presto», dice al telefono lanciando un messaggio non solo ai suoi ragazzi ma un po’ a tutti. —
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