Il presidio
Padre e figlio, il calcio sotto casa e un cuore colorato di gialloverde
Simone Serretti è esterno del Palazzi Monteverdi, il padre Rolando è stato centrocampista ed ha vinto un campionato di Terza Categoria. «Sono sempre al Martellacci a vederlo giocare»
La storia
Fabrizio Cavallini
Rolando e Simone Serretti, padre e figlio coi colori gialloverdi nel cuore. Quelli della Polisportiva Palazzi, ora Palazzi/Monteverdi dopo la fusione tra il sodalizio cecinese e quello appunto di Monteverdi Marittimo. Simone, classe 1998, è ragioniere e lavora in uno studio di grafica. Nello sport, il suo ruolo è quello di esterno. Ha iniziato a tirar calci nella Polisportiva Palazzaccio, per poi passare allo Sporting Cecina 1929 con cui arrivò alla Juniores. Nella stagione 2018-’19 l’approdo al Piemme, allenatore Luciano Gronchi, e nell’attuale a guida Fabio Bargigli. Fino allo stop “virale”. L’avversario che gli è piaciuto di più? Il San Vincenzo. Per il gioco, la corsa, la tecnica, ma anche come collettivo, come società.
«Con gli altri – spiega – ce la siamo più o meno giocata alla pari. Siamo andati avanti di partita in partita. Una volta vincevano e in quella successiva magari si pensava di avere già il successo in tasca, così da considerarla quasi una gara di allenamento. Finendo con l’andare a ritroso».
Ma com’è questo Palazzi/Monteverdi?
«Tutto sommato siamo una buona squadra. E’ forse un po’ mancato il gioco collettivo per poter puntare in alto».
Tu hai l’animo in pace?
«Sì, perché ho sempre dato il meglio di me stesso”.
Ma c’è una scusante. Valida.
«Per due mesi abbiamo dovuto fare i conti con gli infortuni di sei/sette giocatori, tutti titolari. Ci son cascate le braccia, non si riusciva più a vincere. Poi con il rientro dei titolari abbiamo ripreso qualche punto».
Speri di rimanere in gialloverde?
«Sì, perché mi ci trovo molto bene. E’ una società seria, sempre rispettosa. Almeno se non si presenteranno altre occasioni, progetti importanti da valutare. Però, ripeto, qui sto bene, per i compagni e l’ambiente. Eppoi sono palazzetano doc e giocare nel mio paese mi fa molto piacere».
I contatti con i compagni son proseguiti anche nella sosta?
«Ci sentiamo col gruppo di WhatsApp, anche con il presidente e l’allenatore».
Sei per la chiusura o la prosecuzione del campionato?
«Sinceramente spero che non venga abbandonato, perché mi piace giocare. Ma se dovessero annullarlo per il coronavirus lo capirei, perché la salute viene prima di tutto. Certo, per la situazione di classifica non proprio buona l’annullamento ci potrebbe andar bene. Ma se dovessimo continuare, in queste 6 partite dovremo dimostrare di essere cambiati in meglio, dando ogni volta il massimo come se si trattasse di una finale».
Papà Rolando è del ’62. Originario di Riparbella, a 6 anni si trasferì a San Pietro in Palazzi, dove i genitori avevano aperto un negozio di alimentari. Centrocampista, ha giocato nelle giovanili del Cecina dai Piccoli azzurri (1971-’72) agli Juniores e dopo un anno a Castiglioncello il trasferimento al Palazzi, dove vinse il campionato di Terza categoria. In seconda era assieme a giocatori di nome quali Sartoni, che arrivò quando lasciò il Cecina, Bigazzi, Pistolesi, un paio di Livorno, provenienti dalla Berretti amaranto. Poi ebbe un infortunio al ginocchio e nell’83 cessò l’attività, anche perché il lavoro non gli consentiva di potersi allenare a dovere.
Il livello del calcio di allora rispetto all’attuale?
«In quello di oggi coi limiti di età il livello è sceso».
Che consiglio ha dato a Simone quando cominciò a calcare i campi sportivi?
«Di divertirsi fino a che avesse potuto farlo, perché il calcio non gli avrebbe portato lo stipendio; poi, col lavoro, il pallone sarebbe diventato un hobby».
Va a vederlo giocare?
«Certo. Mi piace la domenica pomeriggio andare alla partita. L’anno scorso hanno fatto un buon campionato, quest’anno non è girata tanto bene; erano lì lì per salvarsi, poi si è fermato tutto. Ma penso si sarebbero comunque salvati. Potevano esser piazzati meglio, visto che la squadra era più forte di quella della stagione precedente».
A calcio ha giocato anche il babbo di Rolando: Silvano, classe 1935.
Negli anni Cinquanta, col Riparbella, la squadra del paese. Che non era iscritta a un campionato, ma faceva tornei con le formazioni delle località vicine, tra cui Montescudaio, Guardistallo, Castiglioncello, Montefoscoli. Fu chiamato dal Gruppo sportivo Solvay per un provino, ma andò male. —
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