Il presidio
Il cuore granata di Danny 250 partite per il Vada
L’intervista. Il portiere e capitano ha ricevuto una targa ricordo da tecnici e compagni di squadra. «Quanti ricordi... Mi è scesa anche qualche lacrima»
VADA. Danny Sinigaglia, portiere e capitano granata. Destinatario, negli ultimi sprazzi del campionato appena concluso - l’incontro casalingo col Forcoli - di un apprezzato riconoscimento per la sua 250ª partita nella formazione maggiore del Vada. Offerto dall’allenatore Luongo, dal suo secondo Ciompi, dal dirigente accompagnatore Meucci e dai compagni di squadra.
Danny, ti ha preso alla sprovvista la consegna della targa?
«È stato un gesto stupendo, che non mi aspettavo assolutamente. Mi è stata data prima dell'inizio della partita, e non nego che mi è pure scesa qualche lacrima».
Cosa ha significato per te questo pensiero?
«Beh, è stato un bellissimo pensiero. Ringrazio veramente di cuore Antonio, Andrea, il mio amico Daniele ed i miei compagni di squadra. Credo che sia un piccolo ringraziamento per quanto fatto con questa maglia e per la serietà con cui porto a termine ogni singola stagione. E siamo alla decima».
E prima ancora?
«Ho giocato nei Pulcini a Vada ai tempi dell'allora presidente Silvestro Polzella prima che si formasse il Rosignano Sei Rose, dove ho militato per qualche anno».
«Ho ricominciato poi a Vada nel 2006 dagli Allievi A, fino a salire e a giocare in pianta stabile in prima squadra. Ma dopo l’anno di Juniores c’è stata anche la parentesi a San Vincenzo in 1ª categoria, nella stagione 2009-2010; dopo cinque mesi però mi fratturai un dito e finita la stagione rientrai alla base».
Rimarrai granata?
«Il calciomercato di categoria è appena iniziato… Scherzi a parte, non lo so. Tutto è possibile. Vada per me è come una seconda pelle. Ci sono nato e cresciuto. Ed è ovvio che la porto sempre nel cuore».
«Ma se mi capitasse un'ottima occasione, a ventotto anni, forse potrei prenderla in considerazione. Vedremo».
Insomma, il cuore batte a Vada...
«Sì. E qualche ringraziamento è doveroso. Il primo va all’allenatore dei portieri, Guglielmo Galassi. Un mio secondo padre. Sono ben dodici anni che ci alleniamo insieme, mi supporta e mi sopporta in tutto e per tutto».
«Ringrazio anche l'ex presidente Roberto Bartoli, con il quale ho un rapporto stupendo. È lui che mi ha lanciato in categoria, ed è lui che mi ha promosso capitano nell'estate del 2015. Il terzo ringraziamento va al mio ex tecnico e amico Antonio Luongo: mi ha allenato per due anni, mi ha sempre sostenuto e mi ha aiutato a lavorare su alcuni limiti caratteriali nei novanta minuti di gioco che credevo non fossero smussabili».
Da quando hai cominciato a giocare, il calcio dilettantistico si è evoluto in meglio o in peggio?
«Sono dell'idea che il calcio sia in evoluzione continua, giorno dopo giorno. Non riesco a dire se sia migliorato in meglio o peggio. Certo, l'aspetto economico di molte società dilettantistiche rispetto a dieci anni-quindici anni fa è sicuramente peggiorato; sempre più squadre non si iscrivono ai campionati, e questo è un peccato. Perché se vengono a mancare le prime squadre, anche i settori giovanili ne risentono».
Qual è il tuo miglior ricordo in questi anni?
«Tanti associano i migliori ricordi a vittorie o premi. Io mi porto con me due momenti indelebili della mia esperienza a Vada: il primo, nell'ottobre 2016, quando parai un calcio di rigore. Non è che non l'abbia mai fatto… qualche rigore l'ho parato… solo che dietro porta venne mio babbo a darmi un suggerimento. E quando lo parai ci guardammo ed esultammo insieme come pazzi. Fu bello, perché in quel momento si stava curando per un tumore».
E l’altro?
«Il secondo è legato alla partita salvezza Vada-Pomarance del marzo 2015: dovevamo assolutamente vincere per salvarci, ma a fine primo tempo perdevamo 1-0».
« Ricordo che mi bombardarono, ma poi fu il mio amico bomber Aggradevole a tirarci fuori dalle peste. Vincemmo 2-1 e lui segnò una doppietta. E quando realizzò il suo secondo gol corse fino alla porta ad abbracciarmi. Per me fu un gesto stupendo».
Ma un manto erboso ti piacerebbe provarlo?
«Beh, sì, è un po’ il sogno di tutti i portieri... Però il sabbione di Vada è storico e quando ci hai fatto l'abitudine, ti sembra morbido come un materasso. Ma riesco a comprendere il pensiero dei portieri avversari la domenica al primo impatto. Non deve proprio essere uno spettacolo».
Qualcosa da aggiungere?
«Ringrazio per questa intervista, che concludo con una frase storica per il popolo granata: comunque Vada... sempre forza Vada!».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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