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Brunetti-Pagliuca, il tandem Due cecinesi in pista al Forte
CECINA. Luca Brunetti è pronto. «Darò una mano a Guido Pagliuca», dice sorridendo mentre sorseggia un caffè e in meno di un minuto rivede la carriera da professionista. Da metà di questo mese, sarà...
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CECINA. Luca Brunetti è pronto. «Darò una mano a Guido Pagliuca», dice sorridendo mentre sorseggia un caffè e in meno di un minuto rivede la carriera da professionista. Da metà di questo mese, sarà seduto in panchina accanto al mister a Forte dei Marmi. «Due cecinesi da esportazione»: sembra il titolo di un telefilm, invece è l’inizio dell’avventura calcistica in serie D, cominciata con una stretta di mano. L’allenatore è conosciuto e stimato. Il suo braccio destro è uomo di campo che conosce ambienti e dirigenti. In Versilia, proveranno a divertirsi. «Ho colto l’occasione – racconta Brunetti – e appena Guido mi ha chiamato ho risposto sì. E’ un ottimo tecnico, preparato e preciso. Lavorerò sul suo carattere, smussandone alcuni spigoli». Pagliuca non ama le mezze misure: non manda mai a dire le cose, le dice in faccia. Senza inutili preamboli e fastidiose introduzioni, che odia. E’ aggiornato e tosto e considera gli spogliatoi un luogo sacro. Per questo, sbatte fuori i mercanti dal tempio ogni volta che questi bussano con insistenza alla porta. Luca è il persona che serve. E’ il filtro, il moderatore. Per Brunetti parla il percorso sportivo, un viaggio nel mondo del calcio che dalle giovanili del Cecina l’ha proiettato in serie A nel 1982 con la casacca della Sampdoria, in nazionale under 21, in B e C fino a chiudere in rossoblù con 439 presenze complessive nei professionisti. «Dal punto di vista tattico – prosegue – Guido non ha bisogno di consigli. In Toscana è il giovane migliore. L’ho visto sul campo e sono in grado di giudicarlo. Merita il salto definitivo nel professionismo. Sarò la sua chioccia». Insomma, un confidente e non un consulente, per capire e capirsi, risolvendo i problemi e affrontando gli imprevisti. Domanda secca: all’ex difensore che vanta pure un successo nel torneo anglo-italiano una panchina tutta sua sarebbe piaciuta? «Dieci anni fa a Pisa – ricorda – ho vissuto una significativa esperienza. Poi ho deciso di seguire Giuseppe Papadopulo: una scelta precisa. A 53 anni cerco altri spazi, sebbene le richieste non mi siano mancate: una dal Poggibonsi a dicembre scorso e una dal Cecina a primavera. In via Puccini non sono andato perché non conoscevo la categoria e nemmeno i giocatori. Certo, se me lo avessero chiesto a giugno del 2016 ci avrei pensato. Antonio Brontolone? Ha fatto bene a rimanere, anche perché può contare sull’esperienza del veterano Alberto Lazzerini. Deve lavorare tranquillo. Auguro a lui, allo staff e alla società dove sono cresciuto di raggiungere gli obiettivi fissati con un tecnico e una squadra composta da ragazzi cecinesi». (m.f.)
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