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Talento e sacrificio così sul tatami nasce un campione
Da Monti alla Quintavalle, parla Cantini Il maestro, 74 anni: «Sogno una palestra nuova»
CECINA. Alla fine rimangono i ricordi. Bellissimi, un film lungo quasi mezzo secolo che vede protagonisti campioni italiani, olimpici e centinaia di adolescenti pronti ad ascoltare consigli prima di combattere sul tatami. Renato Cantini, classe 1941, ha le lacrime agli occhi: stringe la cintura bianca e rossa settimo Dan e, a 74 anni, sogna ancora. “Vorrei una palestra nuova”. Poche parole per riassumere la sua interessante esperienza, iniziata nel 1967 in via Sant’Anna con i primi allievi del Kodokan Judo Cecina, nome ormai scolpito nella memoria collettiva. Maestro, oggi combattono più volentieri le ragazze dei ragazzi: è l’effetto Giulia Quintavalle?
Se il gentil sesso sente il bisogno di scontrarsi un motivo ci sarà…
«Certo, l’oro olimpico conquistato da Giulia c’entra. Ma il cambiamento è iniziato vent’anni fa. La proporzione è questa: su 24 allievi dai 9 ai 13 anni che si allenano qui, 16 sono femmine e 8 maschi. Sono le donne che vogliono combattere, perché amano mettersi in discussione ed emergere. I salti generazionali incidono, ma alla fine è il carattere a scavare la differenza. Sono meno mammone, sentono il peso delle responsabilità e vogliono affermare i propri diritti nella vita e nello sport».
Il bagaglio tecnico, comunque, ha un peso. Le arti marziali sono sinonimo di disciplina e duro lavoro con pochi mezzi a disposizione. O no?
«Appunto. Dal lato tecnico sono precise e, inoltre, vogliono progredire sempre. Svolgono la stessa preparazione fisica dei maschi, corpo libero e pesi, anche se con carichi diversi. Ma la loro personalità è più forte. Un processo, lo ricordo, iniziato a metà degli anni Novanta».
Un passo indietro, allora. Quando Quintavalle ha iniziato, quante bambine erano iscritte?
«Pochissime (sorride). Solo quattro. Il resto erano bimbi. Dal 2000 a oggi, avviene il contrario. Le donne cercano sicurezza pure fuori dai palasport e perciò imparano a difendersi, applicandosi al meglio».
I titoli conquistati non si contano. Su tutti, svettano Giulia e Michele Monti, protagonisti alle olimpiadi. Ma come si costruisce un campione?
«Intanto ci vogliono fortuna e talento. Poi servono disciplina e capacità di soffrire. Michele e Giulia erano e sono educatissimi e, soprattutto, votati al sacrificio. Conoscono il rispetto, hanno fior di motivazioni. Il contrario di tanti giovani di oggi, prede del branco e del bullismo. Loro volevano arrivare, sognavano le olimpiadi e ce l’hanno fatta».
Queste sono le eccellenze del Kodokan. Altri nomi sbucano però dall’album dei ricordi, basta sfogliarne le pagine per rivedere gloriose foto in bianco e nero.
«Andrea Falso, Paolo e Claudio Giannellini, Roberto Cardosi, Cosetta Pesci, Francesca Gucci, Eva Prayer e Camilla Magnolfi sono solo alcuni di loro. Bravi. Mi dispiace e mi scuso se dimentico gli altri campioni. Hanno vinto titoli italiani e decine di trofei dai Settanta in avanti senza mai fermarsi».
Un anno ancora e la palestra festeggerà mezzo secolo di attività. Un capitolo della nostra storia sportiva. Sveli il segreto del suo successo.
«Ho aperto nel 1967: è cambiato il mondo, ma non sono cambiato io. La serietà professionale è sempre stata il mio punto di partenza, al pari della programmazione a lungo termine, quindi senza perseguire subito i risultati. Nei primi quattro anni sviluppo al massimo le capacità motorie, dopo insegno il gesto tecnico. L’importante non è vincere, ma sapersi rialzare dopo la sconfitta trovando nuovi stimoli».
Nel 1967 in via Sant’Anna, dal 1970 in viale Marconi e dal 78 in via Verdi. Esprima un desiderio. Cosa vorrebbe per i suoi atleti?
«Una palestra nuova. Ne abbiamo parlato con il sindaco Samuele Lippi io e Giulia. Ci alleniamo tre volte alla settimana, ma non è sufficiente. Servono almeno cinque pomeriggi, senza preparazione specifica non è possibile lavorare. Abbiamo ricoperto Cecina di gloria e dal Comune vorremmo più considerazione».
Intanto, avanti con 55 nuove leve in cerca di altre soddisfazioni. Perché lo sport vive di presente e gli albi d’oro non giocano.
«Poco tempo ancora e lo staff tecnico sarà completo. Con me ci sono Carlos Bertolini, Lisa Marrucci e Federico Cappagli, quest’ultimo tecnico federale. Gli altri due hanno già superato i corsi Coni per insegnare nel settore giovanile e da gennaio saranno presenti nelle scuole dove sono stati richiesti i corsi di judo». Prima di chiudere: Cantini, dal 2005, esamina i candidati al passaggio dal quarto al quinto Dan e, a settembre, ha tenuto in Lombardia, considerata la regione pilota per il judo Fijlkam, un corso di aggiornamento a centinaia di colleghi. E non intende fermarsi.
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