«Siamo i vincitori morali grazie a gioco e cuore»
Il condottiero della squadra rossoblù entusiasta, elogia tutti i suoi uomini «Siamo partiti con grande umiltà, poi abbiamo fatto l’impresa»
CECINA. Insieme al suo staff tecnico è stato uno dei principali artefici della straordinaria stagione del Basket Cecina. È stato quello che giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento ha forgiato un gruppo dalle eccellenti qualità tecniche, ma soprattutto umane e ha saputo guidare la squadra nei momenti difficili di questa intensa annata. Federico Campanella adesso si gode il relax con la famiglia, ma ad appena una settimana di distanza dal memorabile match con Siena, con la consueta disponibilità, non ci mette molto ad avvolgere un po’ il nastro e raccontarci come ha vissuto la cavalcata della sua squadra.
Lei e il suo gruppo avete scritto una pagina indelebile nella storia del Basket Cecina e dello sport cecinese. Come riassumerebbe la stagione?
«Beh, non poteva andare meglio di così! Siamo usciti sconfitti dal campo soltanto per il risultato, ma dopo gara 4 i veri vincitori morali siamo stati noi, sia dei playoff che di tutto il campionato. C’è stato riconosciuto un grandissimo entusiasmo non solo dal pubblico, ma da tutta Italia, tant’è che continuo a ricevere messaggi e chiamate da addetti ai lavori e non che continuano a complimentarsi».
La squadra di provincia che scrive una pagina romantica nello sport italiano?
«Esatto, siamo partiti con grande umiltà e col solo obiettivo di centrare i playoff. A inizio anno sembrava quasi impossibile fare meglio dello scorso anno dove avevamo centrato le semifinali. Poi, grazie all’abnegazione e alla determinazione di tutti, abbiamo iniziato ad “assaggiare” un risultato che poteva sembrare impossibile e, giorno dopo giorno, lo abbiamo visto sempre più vicino. Qualcuno lo ha definito un miracolo sportivo; a me non piacciono i titoloni, ma stavolta posso dire che ci siamo andati davvero vicini».
Qual è stato il momento più bello della stagione?
«Ce ne sono stati diversi, dovrei pescare a caso per citarne uno. Ma se proprio devo, l’ultima partita con Siena, quello che l’ha preceduta e quello che è successo dopo. Durante gli allenamenti prima del match c’è stato un continuo via vai di persone che venivano a comprare il biglietto o dare una sbirciata al campo dove ci preparavamo e nei giorni dopo, nei negozi o a prendere un caffè, sono stato fermato spessissimo per ricevere i complimenti per quanto fatto sul campo. In 5 anni a Cecina non avevo mai visto niente del genere: possiamo dire di aver fatto scoppiare la “basket mania”! La partita, poi, la conoscete tutti ed è stata la fotografia di tutto l’anno: sempre lì a lottare con i migliori fino all’ultimo secondo, tenendo testa a tutti, ma con quel pizzico di fortuna in meno che non ci ha permesso di alzare le braccia e festeggiare la vittoria finale».
E quello più brutto?
«Distinguerei i momenti brutti in due parti. Sul campo, sicuramente la sconfitta con Livorno al PalaMacchia. Quello è stato il peggior momento, ma allo stesso tempo è anche stato il crocevia decisivo della stagione, visto che poi da quel momento abbiamo iniziato a mettere sul campo la grinta giusta, la cattiveria sportiva necessaria e la determinazione che ci hanno permesso poi di raggiungere la finale. Fuori dal campo, l’inizio della stagione quando sono venuti a mancare Olivia e il padre di Giancarlo Pagni. Tutte e due le situazioni hanno sconvolto tutti e in quei momenti ci siamo uniti come una vera famiglia, abbracciandoci e cercando di rialzare la testa. Nel male sono stati due momenti che ci hanno davvero unito e questo spirito è quello che avete visto tutti voi, domenica dopo domenica sul campo».
Abbiamo assistito a un grande campionato anche dal punto di vista tecnico, vedendo sul campo una squadra composta da giocatori di primo livello. Chi l’ha colpita di più?
«Sarebbe scontato e troppo semplice dire Lorenzo Caroti, il quale a 17 anni ha mostrato una crescita strepitosa o Maurizio Del Testa e Francesco Fratto, due ragazzi nati nel vivaio del Cecina e dei quali tutti hanno potuto apprezzare i progressi tecnici e soprattutto umani. Per questo dico che tutta la squadra ha lavorato alla grande: tutti si sono sempre incitati e in allenamento soltanto con un gruppo così riesci a preparare le partite con quell’intensità che poi abbiamo visto sul campo. Una menzione speciale però la meritano Giovanni Bruni, il quale ha avuto un ruolo fondamentale sul campo, pur se con un minutaggio ridotto, ma soprattutto fuori dove è stato determinante nella crescita di Caroti e Antonio Gambolati, un esempio per tutti come giocatore, ma soprattutto come professionista e uomo dalle grandissime qualità».
Tornando ai risultati, sono state promosse Bologna, Siena e Rieti. Le più forti?
«Indubbiamente sì. Sono le squadre col maggior prestigio e con una storia importante alle spalle e soprattutto sono 3 squadre costruite con giocatori di categorie superiori proprio per centrare l’obiettivo del salto di categoria. Questo rende ancora più onore alla nostra stagione visto che per due anni di fila abbiamo abbassato la testa contro le due squadre che poi hanno vinto il campionato, Tortona lo scorso anno e Siena quest’anno».
Vedremo ancora Campanella sulla panchina di Cecina il prossimo anno?
«Adesso mi godo il relax con la mia famiglia che è la cosa più bella. Sul futuro sono quotidianamente in contatto col mio procuratore. Si sono fatte avanti alcune offerte anche di categoria superiore e siccome è il mio lavoro e sono un professionista sto valutando le situazioni che si presentano. Mi ha fatto molto piacere che il presidente Parietti, il giorno dopo gara 4, abbia pensato subito a me per il futuro del Basket Cecina. Mi ha presentato un programma a lungo termine che mi stuzzica molto e sarei felice di esserne parte. Cecina è dove ho il cuore e si può dire che ad oggi rimane la mia primissima opzione».
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