Venturi e il rebus della panchina «Non so se resterò»
Parla il mister del Cecina che ha centrato la promozione Il segreto nei big? «No, merito del collettivo»
CECINA. In sella dall’inizio di luglio dell’anno scorso, quando è stato nominato allenatore, Riccardo Venturi da Donoratico è finalmente disteso. Domenica a Rosignano ha chiuso i conti con il torneo centrando la Promozione diretta come chiesto dal presidente Enrico Marinai. Prima del rompete le righe, altre due partite: Alta Maremma in casa e Selva Capannoli in trasferta. E poi? «Si vedrà. A stagione conclusa siederemo al tavolo e parleremo. Come sempre, molti sono gli aspetti da valutare. Ma chissà, potrei anche lasciare la panchina per seguire le partite dalla tribuna». Per ora, però, è presto per strappare una risposta definitiva. Di mezzo ci sono la festa, le cene, il piacere di rivedere ancora i suoi ragazzi. Il mister ha un merito, non trascurabile: ha resistito alla pressione, perché questa era e resta una piazza non comune. O meglio, piena di fascino, ricca di tradizione e mai priva di imprevisti. Chiedere a chi di competenza. Allenare i rossoblù piace a tutti, ma il problema è accontentare i tifosi, i dirigenti e gli addetti ai lavori. La prima squadra ha conquistato 66 punti, ma siccome il “rodeo” non è ancora terminato, in via Puccini vogliono onorare l’impegno. »Non pensavo – dice il tecnico – di vincere prima del 26 aprile, perché a metà del girone di andata eravamo a meno 9 dal Donoratico. Invece, è arrivata la sorpresa. Il girone? Duro e competitivo, considerando che ogni avversario, contro di noi, ha giocato la partita della vita. Per quanto riguarda le migliori, dico Castiglioncello e Perignano. Sui meriti non ho dubbi: complimenti ai giocatori, che mi hanno seguito dall’inizio della preparazione. Tutti, anche quelli che hanno giocato meno. Non è poco. Insomma, ho allenato calciatori divenuti amici con il passare del tempo». Venturi, per chi non lo ricordasse, nel 2009-10 ha vinto il campionato con gli juniores nazionali. Tra i titolari aveva Mattia Aquilante, tagliato a dicembre del 2014. «Doloroso – prosegue – perché c’ero affezionato. Certo, sono cose che capitano, ma non è stato facile. I migliori per me? Sarebbe facile rispondere Daniele Rinaldi (15 gol), oppure Bacci, Brontolone e altri. Invece, ribadisco che per me è stato il collettivo a scavare la differenza. Senza distinzioni. L’esempio giusto per i giovani, che si sono impegnati a fondo allenandosi con compagni più esperti». Domenica, la festa al comunale. Non prima di avere speso energie in campo per strappare un’altra vittoria. L’anno prossimo, derby contro il Rosignano… «Mi piacerebbe, vedremo. Fondamentale sarà, in ogni caso, misurarmi con tornei competitivi», conclude.
Michele Falorni
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