Italia
«Non ero dopato», Pagliara chiede il controllo del Dna
Cecina: il pugilese fu trovato positivo lo scorso 23 ottobre dopo il match per il titolo italiano, si è sempre dichiarato innocente
CECINA. Si aprono spiragli di luce per Floriano Pagliara nella vicenda che lo vede sotto processo per la positività ad un diuretico riscontrata da un controllo subìto dopo il match, valevole per il titolo italiano dei pesi superpiuma con Angelo Ardito, del 25 ottobre scorso.
Venerdì scorso il pugile cecinese, con il suo avvocato Paolo Rodella, ha affrontato il primo interrogatorio di fronte alla procura antidoping. Un incontro nel pomeriggio durato meno di un’ora e nel quale la stessa procura del Coni avrebbe cercato di capire come si fosse arrivati alla positività. La notizia, trapelata in queste ore, è che la difesa stia puntando tutto sul test del Dna.
Come anticipato pochi giorni fa dal suo legale, infatti, Pagliara all’inizio del suo interrogatorio in quel di Roma avrebbe richiesto ulteriori e più approfondite analisi sul campione che proverebbe la sua positività. Pagliara fin dall’inizio si è dichiarato innocente pur non mettendo mai in discussione il corretto operato della procura antidoping e del Coni più in generale. Tutte le vie provate in questi mesi hanno puntato proprio su analisi più approfondite sia del test effettuato il 25 ottobre ma anche su altri campioni prelevati successivamente a Pagliara. La difesa ha cercato possibili incongruenze tra i vari campioni ma necessita, questo pare di capire nonostante dalla procura e dall’entourage di Pagliara non trapeli nulla di ufficiale, di ulteriori analisi per dimostrare la sua tesi.
Il test del Dna sarebbe, dunque, la prova regina per capire se realmente il campione di urina positivo sia in linea con il profilo genetico del campione cecinese o meno e costruire su questo, dunque, la difesa in fase processuale. Una via impervia e difficile, certo, ma anche la stessa procura, poi, sembrerebbe aver voluto capire insieme a Floriano Pagliara se le norme procedurali per l’effettuazione dei controlli antidoping siano state eseguite secondo i protocolli ufficiali oppure se ci siano delle incongruenze.
La sera del 25 ottobre, infatti, al palasport di via Napoli era stato adibito uno spogliatoio a locale per il controllo antidoping dei due atleti. Nelle procedure, titolo III articolo 10 del regolamento delle attività antidoping, si specificano le condizioni affinché il test avvenuto in questo locale sia stato effettuato secondo i protocolli Fpi.
Tra i punti che la procura antidoping, titolare dell’indagini per il processo a Pagliara, andrà ad analizzare non è da escludere che ci sia anche il protocollo del test del 25 ottobre scorso.
Bisognerà verificare la congruenza dei verbali firmati dal pugile con quanto dichiarato già nel primo interrogatorio da Pagliara. Più in generale, dunque, la difesa punterà sulla via più difficile, ma forse l’unica percorribile, di una assoluzione piena per quello che, fino a condanna definitiva, resta il campione italiano in carica.
LEGGI ANCHE Nell'agosto del 2008 il caso Baldini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
