Il Tirreno

Rosignano, fumata nera Salta la garanzia sui debiti

di Fabrizio Cavallini
Rosignano, fumata nera Salta la garanzia sui debiti

Non c’è l’okay della banca per il mutuo da 100mila euro chiesto dalla società Sfuma l’ipotesi Redeco. Ieri direttivo d’urgenza: caccia a nuovi imprenditori

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ROSIGNANO. La difficile situazione finanziaria del Rosignano, secondo voci attendibili, è tutt'altro che risolta. Sembrava incanalata in una direzione tale da assicurare una certa tranquillità, una volta reperito il soggetto (la Redeco) a garanzia del prestito che avrebbe consentito di liquidare i creditori, invece il tormentone va avanti. L'istituto di credito si dice non ne abbia infatti accolto la richiesta in quanto il garante reperito dopo lunghe e accorate ricerche sembrerebbe non aver titolo, vista la natura della società, per garantire il prestito richiesto appunto dal gruppo sportivo biancoblù. Se così fosse, il direttivo del Rosignano dovrebbe tornare a ricercare altri soggetti (imprenditori) disposti ad assicurare la garanzia che permetterebbe al club di avviarsi all'inizio di campionato senza patemi. Con la sicurezza di liquidare giocatori e quanti altri sono in attesa di riscuotere materiali o prestazioni lavorative.

Mentre la dirigenza rosignanese sembra sia intenta a salvare capra e cavoli per evitare il precipitare delle cose infoltendo contatti e riunioni, la squadra va avanti protesa con unità d'intenti verso un campionato difficile e oneroso che è alle porte, pur avendo badato gli addetti ai lavori a ridurre al minimo le uscite. Si opera insomma con un budget risicato con la speranza di arrivare finalmente a individuare i garanti del famoso prestito. Si sarebbe potuto ovviare a questo delicato frangente se nella passata stagione fosse stato rispettato il dictat imposto dall'esito della penosa assemblea dei soci di poco più di un anno fa. Quando una volta manifestata l'impossibilità di proseguire a gestire da solo il Rosignano, l'allora presidente Silvestro Polzella rassegnò le dimissioni. Non trovò partner Polzella e non li trovò neppure la commissione elettorale incaricata di attivarsi per mettere insieme un pool di imprenditori cui affidare le sorti della società.

Ecco il senso dell'imperativo di cui dicevamo: far ricorso a man bassa a quello che passava il vivaio e limitarsi all'esperienza di tre quattro giocatori di categoria disposti ad accontentarsi di uno stipendio irrisorio. Un dictat ignorato. Ora le conseguenze.

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