Il presidio
Quei campi senza medici e ambulanze
Solo il Palazzaccio alcuni anni fa si era dotato di un defibrillatore
CECINA. Solo la Polisportiva Palazzaccio, ma lo ricordano con difficoltà addirittura i dirigenti gialloverdi, qualche anno fa si era dotata di un defibrillatore. Poi restituito e del quale non si è più avuto notizia. Sugli altri terreni dove giocano le squadre giovanili, poi, molto spesso manca non solo il defibrillatore, ma non c'è praticamente mai la presenza di un medico a bordo campo. In passato, poi, era consuetudine (almeno per le prime squadre) avere un'ambulanza sempre a disposizione a bordo campo. Ora, anche per la crisi economica che sta stritolando le società (il servizio costa intorno ai 100 euro) vedere un mezzo di soccorso a bordo campo è cosa sempre più rara. Questo anche se la federazione, almeno da un paio di anni, nel corso agli allenatori di base preveda una serie di lezioni sull'utilizzo del defibrillatore.
Il caso di Piermario Morosini è solo l'ultimo di una lunga serie di morti improvvise di giovani calciatori. Già questa stagione, però, un campo di calcio era stato teatro di una tragedia simile, anche se fuori dal campo. Era lo scorso 21 febbraio quando, sul terreno di gioco di Vicarello, la mamma di un atleta dei giovanissimi del Cecina, crollò a terra per un infarto.
Intervenne subito un medico che stava casualmente seguendo la partita sugli spalti e, dopo un primo intervento di un'ambulanza (ma senza medico a bordo) nel giro di pochi minuti arrivò un altro mezzo della Svs di Collesalvetti che intervenne con il defibrillatore. Soccorsi inutili.(a.b.)
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