Il Tirreno

Cartellino verde, ma chi lo applica?

Alessandro Bientinesi
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GREEN CARD. E’ la regola che offre la possibilità all’arbitro di una gara della scuola calcio di premiare chi si è distinto per un’azione di gioco leale

Gli allenatori: «Giusto premiare il fair play, ma educhiamo anche gli adulti»

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 CECINA. Arriva il cartellino verde, quello che l'arbitro potrà estrarre nelle gare della scuola calcio per premiare i gesti di fair play dei piccoli calciatori, ma in pochi, tra i dirigenti sportivi delle società della zona, sanno esattamente cosa sia e come vada applicata tale regola. E molti, pur valutando positivamente questa nuova indicazione del comitato provinciale di Livorno, nutrono più di un dubbio su questa per certi versi rivoluzionaria proposta.  Prima dei commenti, però, è giusto presentare il testo completo (scaricabile sul comunicato ufficiale numero 10 dal sito della Figc, comitato regionale toscano sezione di Livorno) della nuova regola che introduce la Green Card.  Cosa dice la regola. «L'arbitro potrà premiare i calciatori protagonisti di particolari gesti di fair play - si legge nel testo valido per tutte le categorie della scuola calcio, dagli esordienti 2000 fino ai piccoli amici 2004 - esibendo un cartellino verde. Al termine dell'incontro i tecnici dovranno motivare ed avvallare la "green card" nell'apposito spazio del referto gara». Tutto chiaro, dunque? Non proprio perché molti dubbi emergono tra i dirigenti su molti punti, a partire dal ruolo dell'arbitro fino al criterio di applicazione di tale regola improntata al fair play.  In pochi la conoscono. «Non sapevo di questa nuova possibilità legata alla scuola calcio, lo ammetto - spiega Moreno Vivarelli, dirigente di Sporting Cecina e Polisportiva Palazzaccio - anche se, così come è presentato, credo che questo cartellino verde sia di non facile applicazione. Molto spesso, infatti, nelle partite della scuola calcio non c'è un arbitro ma un genitore o un dirigente di una delle due società a dirigere la gara. La decisione di assegnare il cartellino verde, pur essendoci la possibilità di un confronto a fine partita con i due tecnici, verrebbe comunque da una delle due parti. E le mie perplessità derivano proprio dall'esperienza: basta vedere cosa molti genitori spesso dicono nel corso della partita a quei dirigenti e genitori che si prendono l'onere di arbitrare le gare della scuola calcio. Parlare di green card può essere positivo ma gli adulti devono iniziare a dare il buon esempio. La regola può essere positiva, ma non credo debba essere obbligatoria e magari è di difficile applicazione».  Antesignani del terzo tempo.Il più informato, tanto da citare praticamente a memoria la regola, è sicuramente Giovanni Ferretti, storico responsabile della scuola calcio del Rosignano Sei Rose. «Sì ho letto del cartellino verde e quella del comitato credo sia una bella proposta - spiega - ma molto spesso tante altre iniziative sono finite in un nulla di fatto. Un esempio è quello del terzo tempo, anche questo invito, più che regola, presente nel comunicato ufficiale che spiega la green card. Invita, cioè, le società ad offrire una merenda a tutti i bambini a fine gara. Noi a Rosignano lo facevamo già di nostra iniziativa due anni fa, con pane e nutella per tutti in alcune categorie. L'iniziativa andò avanti - continua Ferretti - per quattro e cinque mesi, ma eravamo l'unica società a farlo. Come buttare una goccia in un oceano. Anche con la green card applicheremo la regola, magari solo per i casi più evidenti e per i bambini più meritevoli, ma speriamo che siano anche le altre società a sostenere questa iniziativa. Anche perché credo che nei bambini ci sia tanta innocenza e un innato spirito di fair play, molto spesso, quasi sempre, siamo noi adulti a "sporcare" questo spirito legato al gioco sano e corretto».  A scuola di correttezza. Altra posizione ancora è quella di Andrea Prunecchi, ex calciatore di serie A e oggi responsabile della scuola calcio San Martino. «Non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di un cartellino - spiega - perché il fair play dovrebbe essere una regola di ogni giocatore. Tutti ci ricordiamo, ad esempio, il bel gesto di Di Canio che in premier league fermò con la mano un cross di un compagno perché il portiere era a terra. Tutto il mondo ha apprezzato. Credo che questa correttezza dovrebbe essere alla base del comportamento di ogni giocatore, piccolo o grande che sia». Per Paolo Turco, responsabile della scuola calcio Palazzi, «bisogna responsabilizzare i tecnici, cosa che nella nostra società facciamo già da un paio di anni - spiega - ci sarà qualche difficoltà nell'applicare la regola con i più piccoli, magari inizieremo in via sperimentale con i 2000 e 2001. Venerdì abbiamo già fissato un incontro sia con i bambini che con i relativi allenatori e parleremo di questa nuova regola. Credo che per un bambino l'idea di poter essere premiato per un gesto di fair play possa essere uno stimolo nel fare bene». Per Loriano Giani, fino all'anno scorso mister dei pulcini 2000 del Bibbona e con molte esperienze nelle varie scuole calcio della zona, la base dovrebbe stare nel rispetto. «Io ho sempre instaurato un rapporto di reciproco rispetto con i bambini - spiega Giani - un rispetto, anche dei ruoli, che deve essere fondamentale. Anche perché se i bambini imparano nella scuola calcio questo valore, poi in campo saranno più propensi a gesti di fair play. Fair play che è proprio il rispetto di compagni ed avversari, purtroppo molti allenatori, e con loro altrettanti genitori, sono esasperati dalla ricerca del risultato anche a questi livelli. Il cartellino verde è sicuramente una bella iniziativa, anche se dovrebbe coinvolgere anche gli adulti».

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