Il Tirreno

Il sogno è finito, Pallavolo Donoratico avanti senza rimorsi

Giorgio Creatini
Il sogno è finito, Pallavolo Donoratico avanti senza rimorsi

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 DONORATICO. Storia di una retrocessione annunciata. Una storia che può essere interpretata in diverse versioni, discordanti o addirittura divergenti, specie per chi segue le vicende non da dentro ma si limita a dare i suoi giudizi su quel poco che riesce a captare o paragonando con altre vicende analoghe capitate nel tempo.  La Pallavolo Donoratico dopo i fasti trionfali della serie A ha rinunciato dopo due anni alla categoria iscrivendosi alla B2. Le gialloblù affrontano questo campionato senza mezzi economici e con una rosa ridotta all'osso. Vincono una sola partita, totalizzano la miseria di 4 punti e retrocedono in serie C. Questa è la storia, e ognuno come dicevamo può interpretarla come meglio crede. Ci sono i catastrofisti, i delusi, i dispiaciuti e gli inguaribili ottimisti. In pratica c'è chi lancia strali sulla società perché non è riuscita a mantenere la serie A, chi le rimprovera di essersi avventurata in una missione impossibile sulla pelle dei contribuenti (per esempio la ristrutturazione del palavolley) che l'ha portata sul lastrico. Chi quest'anno sarebbe ripartito dalla serie D e non avrebbe fatto questa figuraccia, altri infine concordano sulle scelte e difendono l'operato del team.  Del resto siamo in un piccolo paese la cui squadra ha toccato la serie A per due anni, ottenendo ottimi risultati sul campo, un fiore all'occhiello e una pagina storica da non sottovalutare.  Poi era logico che finisse in qualche modo, una realtà come Donoratico non poteva certo permettersi in eterno una categoria così prestigiosa.  Da questa esperienza il paese è cresciuto, ha acquistato notorietà e pubblicità. Dobbiamo accettare il passaggio di questa meteora stupenda come un qualcosa di inimmaginabile e meraviglioso che ci ha riempito d'orgoglio, punto e basta.  Quest'anno è stato deciso di continuare con un campionato nazionale pur sapendo che la cassa era miseramente vuota. Scelta criticabile, ma sarebbe stato giusto scaricare le ragazze, quelle che sono nate nel vivaio e che hanno portato insieme alle grandi campionesse il piccolo paesello alla ribalta? Ombretta Nannini, Liana Filippi e Sara Cruschelli meritavano un appello e la società glielo ha dato rischiando e sapendo in partenza che al fianco loro potevano trovar posto solo giovanissime, brave e promettenti, che avevano sì tutto da guadagnare da questa esperienza, ma che difficilmente avrebbero retto il confronto con le esperte atlete della categoria. È arrivata così una retrocessione quasi programmata.  Pazienza, in società nessuno fa drammi e nessuno è rimasto sorpreso. È un salto indietro molto soft che non risolve certo i problemi societari (una serie C non è uno scherzo) ma l'esperienza maturata e il vivaio super che quest'anno ha toccato livelli record fanno sorridere e andare avanti senza rimorsi e soprattutto con la fierezza di chi ha agito pensando nell'interesse dello sport.

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