L'indagine
Bibbona, chiude il negozio Tremila: dai regali di Natale agli articoli per la casa, è stato un'icona del commercio cittadino
Svendita fino al 15 novembre, poi arriverà la nuova proprietà: riaprirà con una veste diversa. Il racconto della famiglia Gentili-Pacini, fondatrice dell’attività: «Il nome? Il nonno voleva credere nelle possibilità del futuro»
BIBBONA. Ci sono negozi che sono molto più di negozi. Il Tremila, per generazioni di famiglie della zona, è stato uno di questi. La domenica dedicata allo shopping, i regali di Natale, gli acquisti per la casa, i giocattoli, gli elettrodomestici.
Un punto di riferimento che ha attraversato quasi mezzo secolo di vita del territorio. Il 31 ottobre la famiglia Gentili-Pacini ha firmato la cessione dello storico grande magazzino nella zona artigianale tra La California e Bibbona.
«Una decisione sofferta e non potrebbe non esserlo», racconta Antonella Gentili, figlia del fondatore Renato e madre di Valentina e Francesco, che negli ultimi anni con lo zio Gianni Servi, hanno raccolto il testimone portando avanti l'attività di famiglia. Per capire cosa rappresenti il Tremila bisogna tornare proprio a Renato Gentili, oggi 96enne, che di quella storia è stato l'anima e il motore. «Mio nonno chiamò Tremila il negozio perché voleva essere un passo avanti, voleva credere nelle infinite possibilità del futuro», racconta con orgoglio la nipote Valentina. «Con niente in mano creò il mondo in cui sono nata e cresciuta, dopo essere rimasto senza genitori».
Un uomo che, ancora oggi, ha affrontato anche questa chiusura di capitolo con una serenità di chi sa che tutto può finire ma anche che tutto può iniziare, ancora una volta.
La sua avventura imprenditoriale era cominciata negli anni Sessanta, quando decise di lasciare il posto da operaio alla Solvay per mettersi in proprio. Una scelta coraggiosa, che chiaramente a quell'epoca non aveva raccolto consensi e che ai più poteva essere sembrata «sconsiderata».
E invece aveva avuto ragione. Prima arrivò la Casa del Detersivo, in viale Marconi, poi la Coccinella, in via Veneto. «Mio padre era il braccio e mia madre, Marisa, la mente», ricorda Antonella. Il Tremila nacque successivamente insieme ad alcuni soci, che nel tempo lasciarono l'attività, fino a diventare un'impresa interamente familiare, dal 2000 fino ad oggi. Da allora il grande magazzino è rimasto lì, tanto da dare il nome anche alla zona in cui si trova: per tutti quella non è altro che «la zona del Tremila».
Negli anni ha cambiato assortimento seguendo le trasformazioni del mercato. Dagli elettrodomestici ai giocattoli, dall'abbigliamento alle calzature, fino alla specializzazione più recente nel giardinaggio, nell'home garden, nei complementi d'arredo e nei tessili.
«A un certo punto abbiamo dovuto fare delle scelte. Da una parte arrivavano i grandi colossi degli elettrodomestici, dall'altra il commercio online. Ci siamo adeguati ai tempi e abbiamo cambiato strada».
Il negozio ha continuato a lavorare, anche mentre intorno altre attività della zona artigianale chiudevano. Ma tenere in piedi una struttura di queste dimensioni richiede investimenti, energie e sacrifici sempre maggiori. «Per mandare avanti un'attività del genere serve uno sforzo notevole, sia economico che personale. E il sacrificio non è più ricompensato. Non ne vale la pena, non così. Quando è arrivata un'opportunità abbiamo deciso di coglierla, anche se con l'amarezza di lasciare un posto che ha accolto tre generazioni. I più giovani prenderanno la loro strada, hanno già le idee chiare. Ed è giusto così».
Il passaggio di proprietà segna dunque la fine dell'esperienza della famiglia Gentili, ma non necessariamente quella degli spazi commerciali. Il nome dell'acquirente e il futuro dell'immobile, per il momento, restano riservati. Dopo il 15 novembre il negozio chiuderà per lasciare spazio alla nuova attività, che riaprirà con una veste diversa. Fino ad allora il Tremila resterà aperto per la svendita.
«È rimasto poco, ma si possono ancora fare buoni affari», dice la famiglia. Per chi ci è cresciuto, però, sarà soprattutto l'ultima occasione per entrare in un luogo che, per tanti anni, ha fatto parte della vita quotidiana di un'intera comunità.
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