Bimbo morto prima del parto a Cecina: archiviazione per gli 11 sanitari indagati
Per i familiari, tutti di San Vincenzo, è comunque in corso l’iter civile. L’obiettivo è il risarcimento dopo la tragedia del maggio di due anni fa
CECINA. Il tribunale ha archiviato il procedimento penale a carico degli undici sanitari dell’ospedale di Cecina indagati per la morte di un neonato all’ospedale di Cecina, avvenuta nel maggio di due anni fa durante il parto. Ma la vicenda non è assolutamente chiusa. I familiari del bambino, assistiti dall’avvocato Roberto Speranza, hanno infatti avviato un procedimento civile nei confronti dell’Asl Toscana nord ovest per accertare eventuali responsabilità mediche e ottenere il risarcimento dei danni. Un percorso che è tuttora in corso e che ruota soprattutto attorno a una domanda: sarebbe stato possibile intervenire prima con il cesareo d’urgenza, evitando la morte del piccolo?
Il processo penale
Sul fronte penale, dunque, la posizione degli undici sanitari inizialmente indagati per omicidio colposo è stata archiviata. La famiglia – che all’indomani dell’immane tragedia aveva presentato denuncia per omicidio colposo al commissario di polizia di Stato di Cecina, i cui agenti avevano avviato l’inchiesta procedendo in primis all’acquisizione della cartella clinica – ha scelto di non opporsi alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo, il titolare dell’inchiesta, ritenendo che non ci fossero prospettive concrete per proseguire l’azione in quella sede.
Il procedimento civile
Ma se a livello penale l’iter si è già concluso, dal punto di vista civile la causa è ancora aperta. Siamo, infatti, nella fase della consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite giudiziaria, prevista dall’articolo 696 bis del codice di procedura civile. Si tratta di una procedura che consente di affidare a un consulente tecnico nominato dal tribunale il compito di valutare gli aspetti medici della vicenda e, se possibile, favorire una conciliazione fra le parti – i familiari e l’Asl Toscana nord ovest in questo caso – prima di arrivare alla causa vera e propria, che chiaramente in caso di accordo fra i parenti e l’azienda sanitaria di area vasta non avrà luogo. La relazione, in ogni caso, deve ancora essere depositata. Il tribunale ha da tempo nominato un consulente tecnico d’ufficio, il professor Marco Di Paolo, affiancato dal dottor Salvatore Politi, specialista in ginecologia e ostetricia. La famiglia ha invece incaricato il docente universitario romano Domenico Arduini, ordinario di ginecologia e ostetricia all’ateneo di “Tor Vergata”, nella Capitale, di predisporre una valutazione medico-legale a sostegno delle proprie richieste, che è già agli atti. Ad affiancarlo è stato il medico legale Cristina Vuolo di Grosseto.
I tempi del cesareo
Il punto centrale resta quello dei tempi dell’intervento chirurgico. La donna – residente a San Vincenzo e alla sua seconda gravidanza – era stata ricoverata all’ospedale di Cecina, il punto nascite più vicino al comune della Val di Cornia, in prossimità del termine dei nove mesi. Nelle intenzioni iniziali era previsto un parto naturale. Secondo quanto emerso nelle prime fasi della vicenda, il tracciato cardiotocografico non avrebbe inizialmente evidenziato particolari criticità. Poi, nella serata del 22 maggio del 2024, la situazione è precipitata: il battito cardiaco del feto sarebbe sceso fino a circa 50 pulsazioni al minuto, facendo scattare l’allarme. A quel punto i medici avevano deciso di procedere con un cesareo d’urgenza, nel tentativo di salvare il bambino, che pesava circa quattro chili. Ma il piccolo non era sopravvissuto. La madre, dopo le dimissioni dal reparto di ginecologia, aveva presentato querela al commissariato di polizia di Stato di Cecina, facendo partire l’indagine penale e gli accertamenti medico-legali. L’inchiesta, però, come anticipato è stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pm. Ora il confronto si sposta sul piano civile, dove sarà necessario stabilire se un’operazione anticipata avrebbe potuto cambiare l’esito del parto e salvare la vita del piccolo.
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