«Coltivavano cannabis in serra», arrestati due trentenni
Perquisita la casa a Rosignano e sequestrati chili di hashish e marijuana. La replica del legale
ROSIGNANO. Secondo l’accusa coltivavano cannabis. E nelle loro disponibilità sono stati trovati circa un chilo e mezzo di hashish e quasi 5 chili di marijuana. Per questo i due trentenni cecinesi Jacopo Provinciali e Alessandra Rosales Sequeiros sono stati arrestati dai carabinieri. Dopo aver convalidato l’arresto per entrambi, nei confronti del primo (anche in ragione dei suoi precedenti) il giudice ha disposto la misura degli arresti domiciliari mentre per la seconda non ha riscontrato esigenze di natura cautelare, dunque è stata rilasciata. Ma andiamo con ordine.
È successo tutto qualche giorno fa. A seguito delle indagini condotte con l’ausilio del nucleo forestale dei carabinieri, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Cecina hanno effettuato una serie di perquisizioni negli appezzamenti di terreno dell’uomo, nei due punti vendita di Cecina e Rosignano in cui la coppia vendevano derivati della canapa e nella casa di Rosignano dei due.
Durante le perquisizioni i carabinieri hanno trovato e sequestrato complessivamente circa 1 chilo e mezzo di hashish, quasi 5 chili di marijuana, materiale vario per il confezionamento, tra cui bilancini di precisione, e 12.500 euro in contanti. Nel corso delle suddette operazioni è stata inoltre sequestrata quella che gli investigatori definiscono «una serra “indoor” allestita in casa, dotata di impianti di illuminazione e ventilazione per la coltivazione di decine di piante di cannabis». I due trentenni cecinesi, difesi dall’avvocato Enrico Marinai del foro di Livorno, sono stati quindi arrestati dai carabinieri in flagranza di reato per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.
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In nome e per conto dei signori dei suoi assistiti l’avvocato Enrico Marinai invia una nota di precisazione rispetto all’articolo. Riceviamo e pubblichiamo.
È sempre opportuno che sia offerta una par condicio tra accusa e difesa, è necessario che il lettore o lo spettatore abbia una visione completa ed imparziale, priva di vizi interpretativi e scevra da ogni e qualsiasi condizionamento. Nell’articolo di cronaca pubblicato da “Il Tirreno” in data 08/08/2026 tali presupposti sono stati palesemente violati. La testata giornalistica afferma di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente rinvenuta presso le proprietà di pertinenza degli indagati; tale assunto non solo non trova conferma nel capo d’accusa formulato il quale non riguarda assolutamente l’ingente quantità, non solo non trova conferma dalle analisi ancora in corso su lauta parte del materiale sequestrato, ma omette la precisazione di un fatto essenziale ai fini della ricostruzione della vicenda. Il soggetto indagato e tutt’oggi sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, conduce un’attività assolutamente lecita, come da documentazione prodotta in sede di convalida innanzi al Gip, di coltivazione di cannabis light. La maggior parte del materiale posto sotto sequestro riguarda il prodotto di tale attività legalmente svolta, e messa in vendita regolarmente presso i due negozi dell’indagato. L’indagato ha tutte le autorizzazioni per la coltivazione e la vendita di cannabis light e da oltre sette anni è questa la sua unica attività lavorativa. Per quanto riguarda la ragazza indagata è stata, di fatto, ritenuta estranea a qualsiasi attività delittuosa dalla stessa Gip Sara Merlini che, nel provvedimento di convalida dell’arresto, espressamente scrive “non si ricava la riconducibilità alla stessa della predetta sostanza stupefacente”. È pleonastico osservare che, da una parte, non fosse in alcun modo necessario ed opportuno indicare i nominativi di due incensurati e, dall’altra, sarebbe stato necessario, nella pubblicazione della notizia, avere maggiore cautela.
Enrico Marinai
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