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Castiglioncello, ripulita la “Fontina”: sarà un’oasi di pace nel bosco di lecci

i Alessandra Bernardeschi
Castiglioncello, ripulita la “Fontina”: sarà un’oasi di pace nel bosco di lecci<br>

Sono state posizionate anche alcune panchine

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 Chi ha qualche anno in più ben si ricorda di quella piccola fonte che si trovava, a Caletta, lungo un viottolo immerso tra la vegetazione tra il muro di villa Berti Mantellassi e il botro di Crepatura. Uno stradello che portava al mare. Una fonte dalla quale scaturiva acqua sorgiva che fino a qualche decennio fa, tramite il passaparola, veniva raccolta da tante famiglie e turisti del luogo. Dopo anni e qualche intervento eseguito in passato anche grazie all’interessamento degli abitanti di Caletta, del gruppo Festa del Pesce e di storici, la “Fontina” è stata riportata ripulita e riportata alla luce. E non solo. Attorno all’area sono state già installate alcune panchine «e nei prossimi giorni – spiega l’assessore al commercio Giacomo Cantini – verranno messi anche alcuni punti luce così come verrà ripulito dalle scritte il muro che confina con il bosco di lecci». Diventerà un piccolo luogo di ritrovo a due passi dal mare. Una piccola fonte di acqua sorgiva che, dalla seconda metà dell’Ottocento ha dissetato tante persone, anche di passaggio.

Si tratta della fontina più antica nell’area di Rosignano che fino a pochi giorni fa era ricoperta da terra e vegetazione. Comunemente viene chiamata la “Fontina di Caletta” ed è posizionata tra il botro Crepatura ed un bosco di lecci attiguo alla villa Mantellassi. Oggi, quella “fontina”, è tornata a nuova luce grazie ad una attenta ripulitura effettuata da Roberto Branchetti e dal Gruppo Archeologico Paleontologico Livornese insieme anche a Riccardo Rosini e Barbara Sandri. Un intervento patrocinato dal Comune e per il quale l’assessore Giacomo Cantini si è molto impegnato spinto dalla sua passione per la ricerca storica del territorio. All’ingresso del percorso, dal quale si accede dall’area camper lungo la via Aurelia, è stato posizionato, da tempo, un cartello dove si racconta la storia di questa fonte, dalla quale esce ancora un getto di acqua. Acqua che prima di essere dichiarata potabile dovrà, se l’amministrazione comunale lo riterrà opportuno, essere soggetta a tutte le analisi previste dalla legge. Una “fontina” che è un nucleo storico di quella che diventerà poi Rosignano Solvay e che è nella mente collettiva di molti residenti nella zona.

La “Fontina”, quindi, risale proprio al periodo in cui fu realizzata la Villa ed era utilizzata da chi abitava nella zona, dove non esisteva acquedotto e il centro urbano di Rosignano Solvay aveva ancora da venire, risalendo la sua “nascita” agli anni Dieci del Novecento. «Quello effettuato in questi giorni è stato fondamentalmente un lavoro di pulizia» ha detto Branchetti. Comunque un lavoro importante per “salvare” questo manufatto che ha dissetato dalla metà dell’Ottocento in poi tutti coloro che abitavano nella zona». Durante gli interventi, fra l’altro, i volontari hanno salvato un grosso rospo che si era nascosto accanto alla fonte, all’interno della quale è stato invece trovato un granchio di acqua dolce. 

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