Il Tirreno

L’indagine

Marina di Cecina, ristorante sorpreso con 81 dipendenti in nero: blitz della Finanza. Ora dovrà pagare 242mila euro

di Ilenia Reali

	L'operazione della guardia di finanza 
L'operazione della guardia di finanza 

Le fiamme gialle hanno ricostruito che il commerciante avrebbe omesso di dichiarare incassi percepiti nell’esercizio della propria attività per oltre 430.000 euro

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CECINA. L’ispettorato del lavoro ha calcolato una sanzione di quasi 250mila euro (242.967 euro, per l’esattezza) per aver tenuto a nero, dal 2021 al 2024, 81 lavoratori. A cui si sommano gli ulteriori 44 regolarmente assunti che hanno però recepito fuori busta 64mila euro. È questo il risultato di un accertamento della Guardia di Finanza, cominciato nel 2025, in un ristorante sul lungomare del territorio di Cecina. È la situazione più irregolare emersa in numerosi controlli, effettuati sulla costa di competenza delle Fiamme Gialle della Compagnia di Cecina negli ultimi mesi, in una situazione complessiva grave: il 50% dei locali ispezionati avevano personale in nero o con pagamenti “fuori busta”.

I quaderni

L’indagine è cominciata con l’accesso nel ristorante della Finanza alcuni mesi fa e in seguito nel domicilio dell’amministratore dove sono stati individuati quaderni manoscritti riportanti una vera e propria contabilità parallela, comprendente, quindi, incassi e pagamenti relativi all’attività esercitata ma che non trovavano del tutto corrispondenza con la contabilità ufficiale. L’approfondimento delle pagine dei quaderni effettuato anche in contraddittorio con il titolare dell’esercizio commerciale e con le testimonianze dei lavoratori che si erano succeduti ha portato alla luce un sistema rodato di sommerso, sia dal lato delle entrate che delle uscite. Nei quaderni era tutto perfettamente segnato: il nome e il cognome del lavoratore, i periodi in cui aveva lavorato e il compenso preso. Il numero elevato è determinato dal fatto che venivano utilizzate più persone che lavoravano in determinati periodi dell’anno e in altri no, solo per una stagione ma anche per un solo giorno alla settimana. In alcuni casi si trattava di persone che avevano bisogno di avere un introito aggiuntivo al primo lavoro ma anche studenti che si accontentavano di fare la stagione o lavorare solo per qualche giorno alla settimana. Ognuno veniva pagato in base alle mansioni ma anche per il livello di “affidabilità” riconosciuto con un compenso che oscillava tra i 30 e i 50 euro. Solo in un caso si sarebbe scesi sotto i 30 euro.

L’operazione

L’inchiesta è nata perché inserita in una serie di controlli di routine ma si è sviluppata perché il ristoratore aveva sempre denunciato maggiori costi rispetto ai ricavi. Una situazione impossibile dal momento che il locale era frequentato. La perquisizione a casa del titolare avrebbe consentito subito di dare una svolta all’indagine: lì, sarebbe emerso, che i lavoratori regolari ad esempio venivano assicurati per sei ore alla settimana e pagati a nero per le altre ore di lavoro. L’elenco dei nomi e dei cognomi delle persone che si sono succedute ha fatto il resto: molti sono stati sentiti dall’ispettorato e le loro testimonianze confrontate con le dichiarazioi del titolare e con gli appunti ritrovati. Dalle indagini sarebbe emerso che oltre all’irregolarità dei lavoratori ci sarebbe stata un’evasione, incassi non dichiarati, di 430mila euro. In base ai primi calcoli effettuati per quanto riguarda i lavoratori assunti mancherebbero all’appello retribuzioni non assoggettate a contribuzione previdenziale e assicurativa per oltre 64.000 euro mentre per gli 81 completamente irregolari circa 68mila a riprova che chi non aveva il contratto veniva utilizzato, in media, per meno ore. Il locale non è mai stato chiuso perché è stata pagata la sanzione necessaria a superare la sospensione dell’attività.

I controlli

«L’operazione non si limita a denunciare le irregolarità emerse – dice la comandante della compagnia di Cecina Letizia Carrabino – ma intende richiamare l’attenzione su un fenomeno di ampio respiro che incide negativamente sulla società. Il lavoro nero priva i lavoratori delle garanzie minime di sicurezza, dignità e diritti, mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Al contempo, genera un danno economico significativo, sottraendo risorse alla collettività e alterando gli equilibri del mercato». E non si tratta di controlli fine a se stessi. Nei mesi scorsi ci sono stati altri controlli in ristoranti e locali che si trovano lungo la costa della provincia sud livornese e in numerosi casa (il 50% di quelli oggetto di accertamento)sono state trovate irregolarità. «L’attività svolta – conclude Carrabino - che proseguirà in futuro, conferma il costante impegno delle Fiamme Gialle nel contrasto all’evasione fiscale e al deprecabile fenomeno del sommerso da lavoro, a presidio della leale e sana competizione tra imprese nonché, dato molto importante, a tutela degli stessi lavoratori, dei loro diritti giuslavoristici e previdenziali e a salvaguardia della sicurezza sui luoghi di lavoro».

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