Il Tirreno

L’inchiesta

Livorno, droghe e allucinogeni: l’imprenditore Bartoletti chiede il rito abbreviato

di Stefano Taglione

	Parte della droga sequestrata
Parte della droga sequestrata

Il trentanovenne Castiglioncello opta per il processo veloce: ecco cosa hanno deciso, e chi sono, i 16 indagati sul presunto giro di stupefacenti

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ROSIGNANO. Ha scelto di farsi giudicare col rito abbreviato. Nell’udienza che si è tenuta due giorni fa il principale indagato dell’inchiesta "Mexal", il trentanovenne di Castiglioncello Bernardo Bartoletti, insieme ai suoi avvocati Nicola Giribaldi e Luca Ancona ha optato per il percorso premiale, quello che in caso di condanna, a fronte di una sentenza più veloce, prevede lo sconto automatico di un terzo della pena.

L’imprenditore - nella località rosignanese gestisce una storica gelateria e per questo nelle intercettazioni viene soprannominato "Il gelataio" - è rimasto coinvolto insieme ad altre 15 persone in un’indagine su un presunto spaccio di droga e un giro di allucinogeni. Tutto è partito da un pacco spedito dal Perù con tracce di mescalina: è uno psicotropo che si ottiene dal peyote, molto usato in America Latina per i riti sciamanici. La destinataria un’insospettabile signora di Castiglioncello. Così – dopo che nel maggio 2023 la spedizione è stata intercettata all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi – i carabinieri hanno iniziato a intercettare al telefono sia la donna che la sua famiglia. Con un unico obiettivo: capire chi aveva ordinato quella scatola. Proprio da qui è partita l’indagine che, nel settembre 2024, ha portato all’arresto di dieci persone, con la pm Ezia Mancusi che ha chiesto per tutti il rinvio a giudizio.

Sostanze allucinogene

Bartoletti - secondo l’accusa - avrebbe ordinato per posta mescalina, kratom (sostanza estratta dalla pianta "Mitragyna speciosa") e ayahuasca. Le avrebbe utilizzate, secondo l’accusa, anche per «riti di purificazione», insieme ad altre persone, a casa sua e nel Nord Italia. Nel dettaglio avrebbe «acquistato e importato» dal Perù un plico di 3,54 chili il 25 marzo del 2023 e un altro da 2,26 l’11 maggio successivo, mentre quello da 2,056 chili con all’interno tracce di mescalina sequestrato dalla polizia francese all’aeroporto parigino di "Charles de Gaulle" risale a quattro giorni più tardi, al 15 maggio, con il fermo allo scalo europeo del 25. L’ultima spedizione, secondo gli investigatori, è dell’11 dicembre del 2023, di 82 grammi di un prodotto a base di cactus con tracce di mescalina. I carabinieri del nucleo investigativo, diretti dal tenente colonnello Guido Cioli, a casa sua sequestrarono pure sostanze con i principi attivi esaidrocannabinolo, bufotenina, metilbufotenina e ibogaina per un uso personale, oltre ad «hashish dal quale si sarebbero potute ricavare 1.363 dosi e infiorescenze di marijuana per un totale di 730 dosi». Bartoletti è accusato anche di aver spacciato hashish.

Il giro di spaccio

Grazie alle intercettazioni i militari hanno poi individuato altre persone coinvolte in un parallelo e presunto giro di spaccio, allargando l’inchiesta agli attuali 16 indagati. Una è il sessantottenne di Quercianella Bruno Bugliesi, che avrebbe intrattenuto una serie di rapporti "commerciali" con alcuni spacciatori della zona, rifornendoli e altri casi comprando da loro la droga, mentre è accusato anche di aver acquistato per 38.000 euro 20 chili di hashish in Romagna. Sempre difeso dall’avvocato Giribaldi, ha scelto di essere giudicato con l’abbreviato.

Tutti i nomi

Con il rito ordinario - non avendo i loro avvocati chiesto riti alternativi - la procura chiede il processo al ventunenne tunisino Wael Otay, difeso dall’avvocata Barbara Luceri e accusato di vendita di cocaina ed eroina «in più occasioni e in modo continuativo», al connazionale ventiseienne Nasreddine Talbi (stesse sostanze, difeso dal legale Enrico Roccasalvo), al trentaquattrenne Makrem Talbi, residente a Pisa, accusato di spaccio di cocaina e hashish e assistito dall’avvocato Gabriele Dell’Unto, al trentenne tunisino Hamdi Mouradi (hashish, il difensore è Luciano Picchi), al quarantenne marocchino Bader Salov (cocaina), al trentasettenne livornese Simone Alessandro Pini – accusato insieme a Bugliesi, per il quale in questa vicenda si procede in un processo separato, e Scotto dell’importazione di 31 chili di hashish, assistito dal legale Cristiano Spadoni –, al ventiduenne tunisino Mohamed Alii Otay (spaccio di hashish a Bugliesi e di cocaina a Bartoletti) e al libico Ammar Otay, residente a Livorno, indagato per spaccio di hashish e cocaina in concorso con Salov. Hanno invece scelto il rito abbreviato il cinquantanovenne livornese Massimo Scotto – accusato di aver acquistato 20 chili di hashish e di averne importati altri 31 dalla Spagna insieme a Bugliesi, lo assiste Nicola Giribaldi –, il trentatreenne tunisino Seif Sannen (cessioni di hashish), il trentaseienne tunisino Ousamma Belarbi (spaccio di cocaina a Bugliesi, difeso da Picchi), il cinquantaseienne piombinese Maurizio Montorzi (vendita di cocaina e hashish) e il trentaseienne tunisino domiciliato a Pisa Faical Talbi (vendita di cocaina, lo difende Luceri). Ha infine chiesto il patteggiamento il sessantaseienne livornese Paolo Ceccarini, accusato di aver venduto cocaina «in più occasioni e in modo continuativo» a Bugliesi e ad altre persone. A difenderlo l’avvocato Marco Talini.

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