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Balneari, la sentenza della Corte Europea sul caso a Castiglioncello: «Ecco l’impatto sugli stabilimenti toscani»
Il presidente provinciale della Sib, il sindacato di Confcommercio, Alberto Nencetti, analizza la pronuncia dei giudici lussemburghesi
CASTIGLIONCELLO. La sentenza della Corte di giustizia europea sulle concessioni balneari «non esclude il diritto all’indennizzo per i concessionari uscenti». A dichiararlo a gran voce è il presidente provinciale della Sib, il sindacato balneari di Confcommercio, Alberto Nencetti. Che precisa come «il tema esaminato dai giudici lussemburghesi in questa sentenza era strettamente limitato ai beni inamovibili costruiti dal concessionario durante la concessione. La Corte di fatto ha deciso solo in merito alle opere di difficile rimozione ancora presenti alla scadenza della concessione e al momento del loro incameramento».
Cosa è successo
Il caso riguarda i Bagni Ausonia di Castiglioncello. Tutto ha avuto inizio quando la famiglia Piancastelli, titolare della storica concessione, ha fatto ricorso al Tar contro il Comune di Rosignano che, incamerando i beni giudicati “non amovibili” senza prevedere alcun indennizzo, aveva alzato il canone di concessione dello stabilimento. Dal Tar si è passati poi al Consiglio di Stato che ha consultato la Corte europea, la cui sentenza è arrivata due giorni fa sancendo il rispetto dell’articolo 49 del codice della navigazione che, appunto, prevede l’incameramento a fine concessione senza indennizzi. «In Toscana la questione della scadenza delle concessioni è ancora aperta perché i balneari hanno avuto il rinnovo al 2033 del loro titolo e nella maggior parte hanno presentato ricorsi contro le decisioni di quei Comuni che riconducevano invece tale termine al dicembre scorso – prosegue Nencetti – dobbiamo ricordare che il Milleproroghe aveva in ogni caso previsto la scadenza delle concessioni almeno sino al prossimo dicembre, cosicché anche chi non aveva usufruito della proroga al 2033 può continuare ad avere un titolo valido per la stagione in corso. Ma soprattutto per la legge della Regione Toscana, solo le opere ancora di proprietà dei concessionari che non possono essere rimosse in 90 giorni dopo la fine della concessione sono da considerarsi di difficile rimozione. In questo modo l'impatto della sentenza sugli stabilimenti toscani è molto ridotto».
Le reazioni
Il valore aziendale rivendicato da chi ha investito nella propria impresa è quindi, secondo la Sib, ben più ampio. «Comprende tutti i beni, materiali e immateriali, organizzati dall’imprenditore per l’esercizio della propria attività – ribadisce Nencetti – il trasferimento di tali valori a un terzo subentrante, che ne usufruirebbe gratuitamente, contrasta nettamente sia con la tutela della proprietà sia con i principi del diritto interno che impediscono l’indebito arricchimento». Federico Pieragnoli, segretario nazionale Sib e direttore provinciale di Confcommercio, sottolinea l'urgenza di un'azione governativa. «Continueremo a difendere le aziende anche in sede giudiziaria ma il problema delle concessioni balneari italiane non si risolverà attraverso le sentenze. Il governo deve intervenire con urgenza per riordinare un settore in cui la stratificazione di norme e decisioni giurisprudenziali sta causando incomprensioni e danni enormi. L'offerta turistica del nostro Paese rischia di venire depotenziata e impoverita. Non è più rinviabile un intervento organico e coordinato del legislatore – conclude – che trovi un equilibrio tra le esigenze della concorrenza e la tutela del legittimo affidamento e della proprietà aziendale dei concessionari».
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