Il Tirreno

Rosignano, ex genero ucciso a fucilate: Antonino Fedele va a processo

di Gabriele Buffoni
Rosignano, ex genero ucciso a fucilate: Antonino Fedele va a processo

L’81enne resta in carcere alle Sughere: prima udienza a maggio

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ROSIGNANO. Partirà il 14 maggio con la prima udienza davanti alla Corte d’Assise di Livorno il processo a carico di Antonino Fedele. L’81enne di Vada è accusato di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione: secondo l’accusa – l’inchiesta è stata condotta dal pubblico ministero Pietro Peruzzi di Livorno – lo scorso 11 aprile avrebbe infatti pianificato l’incontro con l’ex genero Massimiliano Moneta, 57enne commerciante d’auto di Guidonia, per ucciderlo a colpi di fucile all’interno del suo podere nelle campagne di Vada.

Il delitto e la confessione

Un delitto che lo stesso Fedele ha confessato, costituendosi alla caserma dei carabinieri di Rosignano Solvay dopo sei giorni di latitanza nei quali le forze dell’ordine non hanno mai smesso di cercarlo in tutto il territorio provinciale (e non solo). Ma la difesa dell’81enne – affidata in questa fase alle avvocate Roberta Giannini e Chiara Fiore del foro di Roma – ha sempre contestato l’ipotesi accusatoria della pianificazione dell’omicidio, portando avanti l’idea di un delitto d’impeto. In base alla ricostruzione basata sulla confessione dello stesso Fedele infatti l’uomo avrebbe sì chiesto all’ex genero di incontrarsi, ma solo per risolvere tra di loro la questione della lunga e complessa separazione del 57enne dalla figlia di Fedele (per il quale Moneta si stava recando anche quel giorno in tribunale a Livorno, al punto che all’appuntamento con l’ex suocero era arrivato in auto in compagnia del suo avvocato, il primo a dare l’allarme dopo essere scappato avendo sentito il rumore dei colpi di fucile). Di fronte allo sprezzante rifiuto di Massimiliano Moneta di accettare un’ingente somma di denaro (oltre 200mila euro) per porre fine alle ostilità con la figlia, Fedele avrebbe perso il controllo e – sempre secondo quanto riportato dall’81enne al gip durante la sua confessione – avrebbe imbracciato un fucile appartenuto forse in passato al figlio scomparso (e tenuto, illegalmente e già armato con tre cartucce, in una rimessa vicino all’orto) e avrebbe fatto fuoco contro l’ex genero. Non con l’intento di ucciderlo ma di gambizzarlo, tanto da dichiarare che il secondo colpo – rivelatosi fatale per Moneta – sarebbe «partito per sbaglio» mentre stava rimettendo la sicura all’arma.

Rinvio a giudizio

Concluse le indagini preliminari e presentata dalla Procura labronica la richiesta di rinvio a giudizio, ieri a Livorno si è tenuta l’udienza preliminare e il gup Marco Sacquegna ha emesso il decreto per disporre il giudizio sul caso. Sarà dunque la Corte d’Assise di Livorno a mettere la parola fine su una vicenda che da quasi un anno ha segnato la frazione di Vada. Intanto Antonino Fedele – che tra poco più di un mese compirà 82 anni – rimarrà in carcere alle Sughere di Livorno. Vana la speranza delle avvocate che lo difendono che il gup predisponesse una misura detentiva differente da quella carceraria nonostante i ripetuti tentativi da parte dei legali dell’anziano di far valere la sua incompatibilità con l’ambiente del carcere: impugnata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Livorno una prima volta al tribunale del Riesame di Firenze e poi in Cassazione, anche dopo il pronunciamento degli Ermellini e il ritorno alla Corte fiorentina quest’ultima aveva confermato la propria decisione. Al punto che attualmente è stato presentato un nuovo ricorso in Cassazione per chiedere l’applicazione di un’altra misura a suo carico.

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