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Cecina, forato dai proiettili il logo del Pd: bufera per il post di un candidato

di Manolo Morandini
Cecina, forato dai proiettili il logo del Pd: bufera per il post di un candidato

Giangrande si difende: «Non volevo offendere nessuno»

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Un simbolo scassato. Segnato da due fori che ne straziano l’immagine. È così che il candidato a sindaco di Cecina Salvatore Giangrande, civico con l’aperto sostegno dei partiti di centrodestra più Azione, rilancia la polemica sulla sicurezza in città con il Pd. Prendendo il simbolo di quel partito e presentandolo in un post sulla sua pagina Facebook crivellato, due fori che per l’argomento della discussione si associano con facilità a due colpi di pistola.

Ha un bel daffare Giangrande a trovare le parole per stuccare quei segni. «È una rappresentazione della teoria del “Broken Windows”, impiegata negli Stati Uniti negli anni’80 per descrivere l’effetto di degrado e incuria sul comportamento sociale e sull’ordine pubblico – dice il candidato sindaco, per Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e due liste civiche insieme ad Azione –. L’immagine è volta a simboleggiare lo stato di abbandono in cui ci troviamo a causa delle politiche portate avanti dal Pd nel corso degli anni a Cecina».

Di gesto di pessimo gusto parla la segretaria dell’Unione comunale del Pd di Cecina Elena Benedetti. «Il post di Giangrande – spiega – qualifica chi lo ha pubblicato. Che su quell’immagine vi siano rappresentati dei colpi di pistola sparati contro il simbolo del Pd o semplicemente gli autori si siano limitati a danneggiare il nostro contrassegno, poco importa. Il nostro modo di fare politica è distante anni luce da questa concezione dello scontro, della violenza, della prevaricazione». Che aggiunge: «In democrazia vince chi ottiene più croci sopra il simbolo del suo partito, non chi danneggia quello dell’altro. È necessario un richiamo alla sobrietà dei toni, oltre al ripudio di ogni forma di violenza, anche verbale. Allo stesso tempo mi auguro che i vertici provinciali, regionali e nazionali dei partiti che sostengono la candidatura di Giangrande si dissocino da questo post».

Lo scivolone c’è. E a dare manforte ai dem cecinesi ci pensa il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi: «La destra a Cecina pare aver già impostato la campagna elettorale per le amministrative su due concetti: violenza e intimidazione – afferma – . Noi non siamo questo, fonderemo la nostra campagna sull’ascolto, sulla partecipazione e soprattutto sul rispetto, delle persone e degli avversari politici». Anche il presidente del consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo rileva l’anomalia: «Non è solo un gesto ignobile, ma un modo di comunicare pericoloso e violento al di fuori di ogni normale dialettica politica tra candidati e che ci rimanda ai tempi bui della lotta armata».

Alzale mani Salvatore Giangrande. «Lungi da me voler offendere, è una polemica eccessiva e strumentale del concetto politico – sostiene – . Quel segno risponde a una logica di comunicazione, in un contesto in cui si discute di sicurezza del territorio. A Cecina ci sono stati fenomeni molto più lesivi della dignità di quel partito che sono passati inosservati. Non appartiene al mio modo di essere e di ragionare essere offensivo sia verso le persone che i partiti. Resto sorpreso da questa presunta polemica». E dal suo staff fanno quadrato: «Siamo impegnati a promuovere una campagna elettorale basata su progetti e soluzioni, anziché su attacchi personali come quelli che il nostro candidato riceve sin dall’inizio, in maniera trasversale e strumentale da alcuni partiti e schieramenti».l




 

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