Toscana
Danni all’istituto Mattei, il punto di vista della preside: «Famiglie assenti e non c’è rispetto dei ruoli»
La dirigente Tiseo: «La scuola non viene percepita come una priorità»
CECINA. Atti vandalici come quello all’Isis Mattei di Rosignano o aggressioni a dirigenti sono casi estremi, ma la scuola si trova oggi ad affrontare numerose sfide poste dai cambiamenti sociali e dalle dinamiche culturali. Sfide che saranno al centro di un convegno, a Firenze il 16 e 17 febbraio, organizzato dall’Associazione Nazionale Presidi di cui la dirigente scolastica dell’istituto cecinese Marco Polo Cattaneo, Anna Tiseo, è stata confermata presidente provinciale per altri quattro anni. «Innanzitutto – premette – desidero esprimere la massima solidarietà nei confronti della collega e di tutta la comunità scolastica del Mattei».
Partiamo da qui, dal disagio giovanile. La dirigente dell’Isis Mattei, ha definito deviati coloro che hanno allagato la scuola costringendola alla chiusura.
«Disagio e devianza sono due cose diverse. Il disagio giovanile, con cui la scuola si trova spesso a combattere, è una situazione di sofferenza e disadattamento che si manifesta con comportamenti oppositivi, provocatori, fortemente disturbanti, oppure, al contrario, con autoesclusione dalla socialità, perfino autolesionismo, disturbi alimentari. Dopo la pandemia sono ad esempio aumentati i casi di “Hikikomori”, ragazzi che scelgono i completo ritiro sociale. In questi casi cerchiamo di attivare l’istruzione domiciliare ma alcuni non vogliono neanche collegarsi on line. Poi c’è l’incertezza e la sfiducia verso il mondo: si chiedono a cosa serva studiare, non vedono sicurezze nel loro futuro. Rispetto a questo la scuola ha organizzato percorsi di coaching gratuiti (grazie ai fondi PNRR contro la dispersione) ma per ora il riscontro non è molto. Al contrario la devianza consiste in comportamenti che contrastano profondamente con le regole sociali e spesso scaturisce in vera e propria delinquenza, come nel caso delle persone che hanno compiuto quegli abominevoli atti vandalici a danno di tutta la comunità scolastica di Rosignano. Su questo tema interverranno a Firenze psicologi e sociologi di alto livello.
«Nel convegno è coinvolta anche l’Alesia 2007 Onlus, una associazione è fondata dai genitori di Alesia, una ragazza di 15 anni che si tolse la vita senza un apparente motivo».
Quali altri temi preoccupano i dirigenti e i docenti oggi?
«Dispersione, learning loss (calo delle competenze) , rapporti con le famiglie, ma anche reclutamento e formazione dei docenti e tanto altro».
Come sono cambiati i rapporti con le famiglie?
«C’è scarsa partecipazione nel migliore dei casi, quando non ci sia forte conflittualità, e un sempre minore rispetto dei ruoli. Ciò denota una generale decadenza culturale: la cultura e la scuola non sono percepite come una priorità. I genitori arrivano a scuola spesso solo dopo numerose sollecitazioni quando c’è una non ammissione all’anno successivo. Spesso neanche ai consigli di classe per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari e non partecipano agli organi collegiali. Nel Consiglio di istituto le decisioni finiscono per essere delegate sostanzialmente ai docenti. Nella nostra scuola per esempio quest’anno su 4 che dovrebbero essere presenti si è candidata 1 sola mamma che è presidente e il prossimo anno decadrà perché la figlia si diplomerà, ma è una situazione generalizzata. Gli organi collegiali meritano di essere rivisti perché sono chiamati a prendere decisioni come quelle riguardanti il bilancio e altre molto tecniche senza che ci siano le competenze. Per fare un paragone societario è come se una SPA fosse gestita dagli azionisti e non da un consiglio di amministrazione competente».
In merito alla vicenda Isis di Rosignano, è emerso anche un altro tema: quello del contributo volontario che versa solo una piccolissima percentuale delle famiglie.
«Il contributo volontario, in conformità con le norme e rendicontato nel bilancio della scuola, è una soluzione per sostenere l’arricchimento dell’offerta formativa e l’acquisto di materiale o strumenti didattici. Se, da un lato, quella che dirigo, come tutte le scuole, ha sempre cercato di reperire più fonti di finanziamento possibili, dall’altro, non è possibile offrire gratuitamente o con costi irrisori materiale e corsi extracurriculari, occasioni di crescita ed inclusione (corsi di lingua, EBCL, ECDL, HCCP, ecc…) se le famiglie non contribuiscono almeno in parte. Chiediamo un minimo contributo: 20 euro, di cui 8 sono per l’assicurazione. Con una popolazione scolastica di 1000 studenti se lo versassero tutti la scuola avrebbe 12mila euro per queste attività. Invece lo scorso anno lo hanno pagato in 311, un terzo».
Studenti, famiglie... poi ci sono i docenti. Anche quello del reclutamento degli insegnanti è un tema che sollevate nel convegno.
«Nonostante tutte le riforme che si sono succedute negli anni ed in particolare quella che ha riconosciuto alle scuole l’autonomia scolastica, restano ancora in vigore per gran parte i decreti delegati del 1974. Quella dell’autonomia scolastica è una riforma incompiuta: i dirigenti ad esempio non hanno alcuna possibilità di scelta dei docenti e quindi, così come gli studenti e le famiglie, devono affidarsi alla fortuna. Noi di Anp pensiamo che se le scuole sono autonome, come un Comune per capirci, allora dovrebbe essere consentito loro anche di fare selezioni e concorsi per il personale di cui necessitano. Inoltre ricordo un’altra problematica: gli insegnanti, salvo al termine del periodo di prova quando entrano in ruolo, non sono sottoposti ad alcun tipo di valutazione sul lavoro svolto. Anche di questo si parlerà oltre che con esperti della scuola anche con esponenti del mondo politico».
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