Il Tirreno

Il dolore

Rosignano in lutto per Paolo Balestri, storico dirigente del Sei Rose

di Gabriele Buffoni
Rosignano in lutto per Paolo Balestri, storico dirigente del Sei Rose

Al figlio Gianni, scomparso in un incidente nel ’95, fu intitolato il Palasport

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ROSIGNANO. Un vuoto incolmabile nella comunità, sportiva e non solo, di Rosignano tutta. È quello che lascia dietro di sé Paolo Balestri, 72 anni (ne avrebbe compiuti 73 il prossimo mercoledì), scomparso nella serata di venerdì all’ospedale di Cecina, dove era ricoverato da qualche tempo.

Una figura monumentale per la frazione di Solvay, per il grande contributo che ha sempre dato allo sport cittadino e in particolare al basket, sua grande passione (insieme alla caccia): socio storico del Basket Sei Rose, ha ricoperto all’interno del suo direttivo vari incarichi di rilievo fino a quello di vicepresidente, accompagnando senza mai tirarsi indietro le vicende delle “sue” squadre fin dal periodo d’oro della pallacanestro solvaina. Ma al di là del senso di perdita, Balestri lascia nella comunità rosignanese una traccia indelebile: quella di un uomo che ha saputo trasformare il dolore di una tragedia come quella che lo colpì nel 1995 – quando in un incidente stradale perse il figlio maggiore Gianni – nella spinta positiva che ha mosso il resto della sua vita, improntata alla diffusione dei valori dello sport. In particolar modo tra i più giovani, protagonisti dell’ormai tradizionale Torneo Balestri di cui fu promotore e che è stato dedicato (come il palasport cittadino) al figlio che aveva perso.

Nato a San Vincenzo il 20 dicembre del 1949, Paolo Balestri lasciò la Val di Cornia quando conobbe Marusca, l’amore della sua vita che poi divenne sua moglie e da cui ebbe i figli Gianni e Francesco. Nell’area rosignanese arrivò per lavoro, assunto dalla multinazionale Solvay. «Prima andò ad abitare a Castellina – racconta il figlio Francesco – poi, anni dopo, ci trasferimmo tutti quanti al villaggio Aniene dove venivano assegnate le abitazioni agli operai della Solvay. Da lì mio padre se n’è andato solo nel 1991 ma ha lasciato Solvay solo nel 2021: mia madre era scomparsa dal 2017 e così è venuto a vivere più vicino a me, a Castiglioncello. Ha lavorato per 42 anni in Solvay – ricorda – prima come operaio addetto alle manutenzioni e nelle officine e poi come impiegato, occupandosi di contabilità per le ditte esterne e infine come responsabile della posta».

Delle sue due grandi passioni, quella per la caccia «gli venne dal suocero, che era già cacciatore affermato – spiega il figlio – mio padre più che un cacciatore vero e proprio era un passionista: amava le camminate nella macchia, uscire all’aria aperta: l’atto in sé di cacciare un animale non l’ha mai attirato eccessivamente». Il basket, invece, era un amore che condivideva con entrambi i figli. Gianni aveva iniziato a coltivarla fin da bambino, all’inizio giocando nel campetto dietro a casa e in seguito nella locale società biancoblù, dove si era ritagliato un ruolo da titolare in prima squadra e dove, prima di diventare arbitro, ha anche allenato una squadra di minibasket. «L’incidente di Gianni devastò mio padre – racconta Francesco – ma il basket lo salvò, divenne la sua ragione di vita: furono gli amici e compagni di squadra di mio fratello a coinvolgerlo più attivamente, a riportarlo al palazzetto». Nel Sei Rose fu dirigente e anche vicepresidente, al fianco di due monumenti del basket rosignanese come Mario Gozzoli e Andrea Bimbi. «Capì che dal dolore poteva far nascere qualcosa di buono per i bambini – spiega il figlio – per questo il torneo intitolato a Gianni è sempre stato indirizzato alle categorie più piccole». La salma di Paolo Balestri rimarrà fino a lunedì mattina nella sala mortuaria del cimitero di Rosignano Marittimo. Poi sarà trasferita per la cremazione.


 

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