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Lutto

Addio al sacerdote dei diritti Don Reno aveva 99 anni

Addio al sacerdote dei diritti Don Reno aveva 99 anni

Barba candida e spirito indomito un prete simbolo a difesa della sanità La salma è esposta nella cappella dello Jacopini, domani alle 10 il funerale

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CECINA. Addio al sacerdote dei diritti. Don Reno Pisaneschi, 99 anni compiuti il 19 marzo scorso, è morto all’Istituto Iacopini di Cecina dove da tempo risiedeva. Il 27 giugno aveva festeggiato i 75 anni di sacerdozio. Barba candida e spirito indomito ne hanno fatto un prete simbolo della battaglia per l’ospedale e la sanità pubblica. Il 30 è il numero degli anni in cui ha svolto il ruolo di cappellano all’ospedale civile di Cecina. Un amore per l’ospedale e i malati, che lo ha portato a creare e guidare a lungo il Comitato cittadino in difesa della sanità. Un esempio che ha fatto scuola, tanto che il Crest, Comitato regionale emergenza sanità toscana, che da anni si batte contro lo smantellamento dei presidi ospedalieri delle aree disagiate e insulari della Toscana, ha avuto fin dalla sua nascita proprio don Reno come punto di riferimento.

Era il sacerdote più anziano della diocesi di Volterra. Don Reno era nato il 19 marzo del 1924 a Castagneto Carducci. Ordinato sacerdote il 27 giugno 1948 dal vescovo Antonio Bagnoli, Il 3 settembre dello stesso anno fu nominato alla Cappellania Corale di San Michele Arcangelo alla quale rinunziò nel 1949. Sempre nel 1949 diventa vicario sostituto a Collalto di Casole d’Elsa, di cui diventa vicario economo e parroco. Nel 1958 è nominato vicario cooperatore della parrocchia dei santi Giuseppe e Leopoldo di Cecina. Ed è alla comunità cecinese che ha legato il suo impegno di sacerdote. Un legame forte, oltre la fede e le appartenenze, che nel 2013 lo aveva portato al riconoscimento di cittadino dell’anno. All’inizio degli anni Ottanta aveva fondato e poi condotto la “Casa di accoglienza” nel vicolo San Giuseppe, per offrire un aiuto a chi ne aveva bisogno.

L’ultima intervista don Reno l’ha rilasciata al Tirreno nel 2021: era il giorno del suo 97° compleanno. Nonostante le ristrettezze imposte dal Covid, tanti amici gli fecero visita a casa. E il sindaco Lippi gli consegnò l’Omino di ferro simbolo della città. Ecco cosa rispose alla cronista in quell’occasione. Don Reno, come ha festeggiato il suo compleanno? «Da vecchi (scherza, ndr) , siamo sempre un po’più vicini alla fine». Le piace scherzare, buon segno. Ma si ricorda che Papa Francesco, durante un ricevimento in Vaticano nel 2018, le ha chiesto di tornare da lui a cent’anni? «Eh sì, bisogna che ci arrivi perché l’ho promesso al Papa. Devo aspettare altri tre anni. Sono lunghi».

Non ha mai avuto dubbi su quel che si doveva fare. Sempre in prima linea finché la salute glielo ha permesso. In occasione del suo 97° compleanno alla domanda se sarebbe stato disposto a tornare in piazza per l’ospedale, come nel 2011 quando portò 4mila persone a sfilare contro i tagli alla sanità, neppure il peso del tempo lo fece tentennare. «Certo che lo rifarei. Per me l’ospedale è stato tutto: il vangelo l’ho imparato in ospedale in trent’anni da cappellano, in sala operatoria, al pronto soccorso, in corsia, al letto dei malati e anche a vestire i morti. So’durato anni e anni! » E in piazza ci tornerebbe alla guida del Comitato? Pensa che la lotta sia servita? «Ci tornerei sì, perché almeno siamo riusciti a sollecitare l’attenzione di Cecina e dei Comuni circonvicini mandando un messaggio chiaro a Livorno e Firenze che la sanità deve essere la sanità di tutti gli ammalati, senza differenza di stirpe o di età. Ho fatto una mezza rivoluzione, pacifica però».

La salma di don Reno è esposta nella cappella dell’Istituto Jacopini. La messa funebre presieduta dal vescovo Roberto Campiotti sarà celebrata domani alle ore 10 nel Duomo di Cecina.

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di Redazione Toscana