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Vada, i Fichi Secchi non mollano e riorganizzano l’attività
Il cocktail bar situato nella piazza principale non pensa di trasferirsi dal centro del paese, in aree senza case: «Crediamo nel nostro lavoro, nonostante i problemi con i vicini»
ROSIGNANO. Non si arrendono. E soprattutto non se ne vanno altrove. I Fichi Secchi, Filippo Bianco e Federico Franchini, sono convinti più che mai a portare avanti la loro idea di locale, seppure “aggiustando un po’ il tiro”, nonostante le sanzioni e le difficoltà incontrate finora. «Noi prima eravamo più concentrati su cena e dopo cena, ora lavoriamo più su aperitivo e cena. Abbiamo convertito il locale. Abbiamo potuto farlo perchè non siamo improvvisati e questo ci ha permesso di reggere, anche se non è facile». Federico si toglie qualche sassolino dalle scarpe ma resta, questo tiene particolarmente a dirlo, fiducioso e a chi vuole intraprendere questo lavoro dice «si può fare, continuate a crederci e non scoraggiatevi». Forse, potrebbe obiettare qualcuno, sarebbe più semplice pensare di andare altrove? «Se trovassimo una bella realtà in periferia sarebbe l’ideale per fare un cocktail bar, ma non è facile e ci sono tante variabili, dovrebbe essere facilmente raggiungibile… Ma non abbiamo nessuna intenzione di allontanarci. Siamo lì e restiamo lì, anche se non ci è consentito fare attività dopo cena». Il piano acustico, hanno fatto sapere dal Comune, per una zona urbana è già al massimo. «Ma il problema non è il piano acustico, qui non si parla di eventi in deroga. Chiunque sia aperto dopo le 22 con spazi esterni supera i 55 decibel. A noi, lo abbiamo testato lo scorso 19 agosto, bastano 20 persone sedute per cena che parlano in facciata all’edificio su un suolo pubblico regolarmente autorizzato e superiamo il limite. Il punto è che questa regola viene applicata solo qui: andando a misurare una qualsiasi attività simile si otterrebbe il medesimo risultato. Pensiamo agli eventi musicali in deroga: chi organizza presenta una Viac (valutazione di impatto ambientale acustico) per avere l’autorizzazione fatta col proprio impianto, poi i musicisti utilizzano il proprio. Una situazione che è regolare solo finchè non viene controllata. La differenza è che qui c’è una persona che dedica molto tempo a segnalare mentre le istituzioni, pur rendendosi disponibili a spiegare i regolamenti in incontri pubblici e privati, hanno accolto con reticenza alcune nostre soluzioni, dimostrando una neutralità che non fa bene a nessuno, né a noi gestori, né ai disturbati, né a residenti e turisti. È come se il problema non li riguardasse davvero. Invece un'istituzione non può essere indifferente in una situazione come la nostra». Che tipo di soluzioni avete proposto? «Abbiamo proposto di realizzare tettoie che isolino il rumore per poter continuare a lavorare con quei 20 posti esterni. Non ci è stato detto di no, ma neanche se sia possibile, ci sono vincoli e sembra che ci siano ostacoli insormontabili. E senza certezze, è un investimento che in questo momento non possiamo fare. Noi abbiamo fatto di tutto per evitare il disturbo: abbiamo allontanato i tavoli, rinunciato all’asporto per il rischio di avere persone sul marciapiede dove non possono stare. Se ci sono 10 persone che aspettano il loro tavolo sul marciapiede io esco e li accompagno ad attendere dall’altra parte della strada. Abbiamo predisposto fioriere con pannelli alti fonoassorbenti ma anche per questi stiamo aspettando delle risposte dal Suap». Nonostante questi accorgimenti, il problema però resta. «Sono sufficienti le persone che parlano per superare il limite. Quindi semplicemente non si può fare attività all’esterno dopo cena». Allora a chi vuole intraprendere questa attività cosa direste? Di rinunciare ancor prima di partire? «No, anzi. Sconsiglierei di aprire un cocktail bar in una piazza… Ma direi di prendere tutte le precauzioni, di accertarsi chi c’è vicino e di essere preparati e solidi, che è anche quello che direi a me stesso quando ero agli inizi. Inviterei a non rinunciare e a non mollare, come abbiamo fatto noi, nonostante l’amarezza che ovviamente c’è. Siamo la prova che se si vuole fare un lavoro come il nostro lo si può fare e abbiamo il diritto di farlo. Non muovetevi a caso perchè si rischia davvero di farsi male, ma non fatevi scoraggiare. E poi quando vedi tutta questa solidarietà bella come abbiamo ricevuto noi, allora sì che hai voglia di crederci e capisci che hai lavorato bene. Faremo tutto il possibile per mantenere l'attività in piazza a Vada attiva per tutto il periodo e nelle modalità con cui ha il diritto di farlo e abbiamo intenzione di continuare a crescere e ad investire nel territorio, anche con nuove attività commerciali».
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