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Sanità

Ospedale di Cecina, in barella per più di un giorno: «Mi ha telefonato disperata»

di Manolo Morandini
Ospedale di Cecina, in barella per più di un giorno: «Mi ha telefonato disperata»

Il racconto della figlia di un’anziana finita al Pronto soccorso

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CECINA. Costretta su una barella per oltre 24 ore. Accade a una signora di 75 anni, ricoverata al Pronto soccorso dell’ospedale di Cecina la mattina del 24 giugno. Arriva in ambulanza, dopo essere stata investita da un’auto sul viale della Repubblica. Ha dolori diffusi e un sospetto trauma cranico. Nei letti della breve osservazione non c’è posto. Tutti occupati. E così l’anziana, dopo gli accertamenti del caso, resta più di un giorno su una barella.

La storia

Nella sala d’attesa del reparto c’è la figlia, Milena Tanzillo. È lei a riavvolgere il filo di una vicenda di cui ancora non si capacità. «Ho deciso di renderla pubblica per senso di responsabilità – afferma Tanzillo –. Dobbiamo difendere l’adeguatezza dei servizi sanitari, se finiamo per avere paura di andare al Pronto soccorso allora significa che è finito il mondo». Ci sono due piani in questa storia. L’adeguatezza delle cure non dovrebbe andare disgiunta dall’attenzione ai bisogni primari. Sulla prima a dare garanzie che è stato fatto tutto il necessario è il primario del reparto Paolo Pennati.

La misura ai dubbi con cui è rientrata a casa, lasciando la mamma ricoverata per la breve osservazione, la signora Milena ce l’ha poco dopo le 3 di notte. Nel cuore della notte le squilla il telefono. «All’altro capo c’è la mia mamma Giuseppina – dice –. Fortuna che sono riuscita a lasciarle il cellulare per ogni evenienza. Mi sta chiedendo un aiuto perché sente che sta per cadere, ma lì in reparto, pur avendo provato a chiamare, nessuno si è presentato per assisterla. Non riusciva a farsi sentire. Ho dovuto telefonare io in ospedale per sollecitare l’assistenza. E solo dopo sono stata richiamata dicendomi che la mia mamma è stata risistemata perché stava scivolando sul fondo della barella».

Si reclama per quel che non è stato. «Le hanno messo il pannolone e detto che non l’avrebbero cambiato se non dopo tre volte che avesse urinato – racconta Tanzillo –. Comprendo quanto sia oberato di lavoro il personale sanitario, ma è stato un problema anche avere una minima informazione. Ed è stata tenuta su quella barella senza neppure preoccuparsi che avesse dell’acqua per bere. Sono andata io a comprare delle bottigliette a un distributore dell’ospedale». Che aggiunge: «Ho chiesto più volte se poteva mangiare, ma nessuno mi ha saputo dare una risposta. E così è rimasta a digiuno fino alle 18 della domenica».

Ma c’è dell’altro. «Fino a domenica alle ore 13 aspettavo di essere chiamata per le sue dimissioni, le avevano ingessato il piede dicendomi che la frattura si presentava composta. Invece, è arrivato il cambio di programma. Un secondo medico ha ritenuto che la frattura fosse scomposta e valutato la necessità di intervento chirurgico. Da qui il ricovero in Ortopedia dove è arrivata quando il pasto era già stato servito. E così ha dovuto attendere le 18».

L’Azienda sanitaria

A riesaminare il caso è il primario del Pronto soccorso di Cecina Paolo Pennati. «La signora è stata ricoverata la mattina del 24 alle 10, 44 a seguito per un trauma di dinamica maggiore, investita d un’auto – dice –. Si tratta di un trauma che richiede tutta una serie di valutazioni, che ovviamente sono state fatte. E che richiede anche un’osservazione del paziente. Insomma, c’erano tutta una serie di problematiche che sono state affrontate in ambito di Pronto soccorso ed è stata necessaria un’osservazione fino alla mattina successiva, quando una volta escluso che ci fossero problemi, in particolare per trauma cranico, è stato possibile trasferirla in reparto di Ortopedia. La signora non poteva andare in reparto prima di aver fatto questa fase di osservazione, che normalmente facciamo nei letti di osservazione breve. Ma purtroppo siamo in un periodo di affollamento e i letti di breve osservazione sono soltanto sei. La signora non è stato possibile ospitarla in quei letti, ma nei locali del pronto soccorso dove ci sono barelle». Che aggiunge: «Questo non significa che è stata abbandonata, ha fatto tutti gli accertamenti necessari e sono state fatte tutte le consulenze, i controlli ed i monitoraggi. L’assistenza da un punto di vista medico è stata adeguata. Purtroppo da un punto di vista di comfort mi rendo conto che per la signora non sia stato piacevole. Non ci sono stati ritardi, ma soltanto l’impossibilità di collocarla in un letto di osservazione per fare quello che era necessario fare prima di trasferirla in reparto».

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