Il Tirreno

Il progetto fantasma

Cecina, all’asta il borgo rimasto a metà all’ingresso dell’ex Magona

di Manolo Morandini
Cecina, all’asta il borgo rimasto a metà all’ingresso dell’ex Magona

La società cooperativa edificatrice Casa Toscana dal 2015 è in liquidazione coatta amministrativa

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CECINA. È rimasto sulla carta il borgo immaginato alle porte di via dei Montanini. Da un decennio tutto si è fermato. Completate due delle quattro palazzine previste, la società cooperativa edificatrice Casa Toscana, con sede a Pistoia, è precipitata in una crisi finanziaria che l’ha trascinata alla liquidazione coatta. È del 2017 il primo tentativo di vendita all’asta. All’epoca si partiva da un prezzo base di 1,8 milioni di euro a fronte di un complesso immobiliare stimato per un valore di 3,2 milioni. Oggi, che siamo al terzo incanto, le pretese sono scese sotto la soglia del milione: 927.200 euro. Per la presentazione delle offerte c’è tempo fino al 27 luglio.

Pur non rappresentando causa ostativa alla vendita c’è un’incognita in più. Dall’esame della visura storica al Catasto terreni emerge che l’intero lotto è gravato da livello con il Demanio. L’affrancazione non è stata fatta, come invece dichiarato da chi ha venduto l’area alla Cooperativa. Tradotto chi acquista deve mettere in conto di far fronte a un debito che nel 2017 il Demanio ha quantificato in quasi 580mila euro tra capitale di affranco e indennità pregresse.

Il borgo mancato è di fatto un complesso costituito da un terreno edificabile sul quale sono stati realizzati due edifici per un totale di 16 appartamenti (di cui 3 già venduti), otto garage (di cui uno parte di un appartamento venduto), sei ripostigli (di cui uno già venduto) e 28 posti auto dei quali sei già venduti. La superficie delle abitazioni varia da 52 a circa 65 metri quadrati. Nel 2015 a prendere atto della situazione di insolvenza della cooperativa è il ministero dello Sviluppo economico, è di quell’anno il decreto di liquidazione coatta amministrativa. Il progetto originario prevedeva quattro edifici con al centro una corte, per un totale di 40 appartamenti. Autorizzato con permesso a costruire nel 2008 nel 2011 è stata approvata la variante in corso d’opera che ha portato il numero degli appartamenti a 45. La fine dei lavori per i due edifici è del 2013, ma per la carenza delle opere di completamento non è stata presentata l’abitabilità.

Il complesso immobiliare è uno dei simboli del flop dell’operazione di recupero dell’ex Magona. Fa il paio con la maxi-residenza turistico alberghiera, quattro piani per un’offerta di categoria tre stelle sviluppata su un totale di 4.380 metri quadri che già nei numeri la dice lunga. Anche qui è tutto incagliato. E all’orizzonte non si profilano spiragli di novità. L’unica è che la patata bollente adesso è in mano al Gruppo Illimity, la banca guidata da Corrado Passera, che con la società Neprix Srl si occupa della gestione dei crediti deteriorati, dall’acquisizione fino alla miglior cessione sul mercato.

Il colpo d’occhio sui due complessi immobiliari contribuisce a dare la misura dello stallo. Il maxiprogetto immobiliare immaginato sulle ceneri dell’ex Magona è partito nel 1996. Le previsioni già rimodulate nel 2001, scontano sempre di più il peso degli anni e gli effetti di uno scenario economico e immobiliare completamente ribaltato. La visione e le ambizioni del secolo scorso sono naufragate. Nel progetto figurano oltre 180mila metri cubi di volumi già esistenti da recuperare là dove si fabbricavano i mattoni. Un comparto organizzato in otto unità di cui solo la metà è stata realizzata, con più di uno stop nel percorso. Tutto è congelato. A pesare anche in questi casi sono gli strascichi di fallimenti a catena.

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