Il Tirreno

La protesta

Fiom: «Controlli sulle presenze alla Solvay, così si mette pressione agli operai»

di Gabriele Buffoni
Fiom: «Controlli sulle presenze alla Solvay, così si mette pressione agli operai»

La denuncia del sindacato: «Si faccia marcia indietro o scatta la mobilitazione»

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ROSIGNANO. Una serie di controlli «inaccettabili nei confronti dei lavoratori delle ditte metalmeccaniche che lavorano in appalto all’interno del parco industriale di Rosignanno». È quanto denuncia la Fiom Cgil provinciale di Livorno. Secondo il sindacato infatti «da mesi Solvay ha iniziato a mettere sotto pressione gli operai dell’indotto monitorando senza preavviso le presenze sui luoghi di lavoro agli impianti in maniera continua e per tutta la giornata». A parlare è Mauro Macelloni, responsabile del coordinamento impianti della Fiom Cgil provinciale.

«Ogni giorno, a partire dalle 8 del mattino, l’azienda verifica con controlli a campione che a determinati orari gli operai si trovino all’interno del loro cantiere di competenza. Avviene anche alle 8,15, alle 8,30 e così via all’incirca ogni mezz’ora – racconta Macelloni – chiunque dell’indotto lavori all’interno delle aree di competenza di Solvay sa che in questi orari potrebbe finire nel mirino di queste verifiche. Nessun controllo sul lavoro effettuato – spiega – e neppure sulla qualità: viene solo registrata la presenza di chi è sul cantiere in quel determinato momento». Ma, ricorda Macelloni, ci sono «un’infinità di motivi per cui un operaio può allontanarsi e non trovarsi in quel posto in quel preciso momento: ad esempio, ai controlli del mattino spesso si registrano assenze perché semplicemente i lavoratori stanno sbrigando le procedure per ricevere i fogli di lavoro necessari per recarsi ai vari impianti. E che quasi mai sono pronti nel momento in cui si presenta il capoturno. Ma anche per le pause pranzo, che vengono fatti in momenti differenti della giornata. Oppure perché ci si sposta per completare una lavorazione, chiudere una valvola, andare ai servizi igienici o nelle zone fumo per chi è fumatore: tutte operazioni – conclude Macelloni – per le quali non si può, anzi è addirittura controproducente, stare a controllare l’orologio per capire se si è o meno a rischio».

Una situazione che secondo Fiom per gli operai dell’indotto Solvay (circa 120 solo calcolando i metalmeccanici delle ditte in appalto, che salgono a circa 300 nell’intero parco industriale) sta diventando insostenibile. «La scelta di Solvay è incomprensibile – dichiara il funzionario della Fiom livornese – se l’operaio non si trova all’interno del proprio cantiere non significa che non stia lavorando o non stia facendo il proprio dovere. Ma se non viene trovato lì da chi controlla scatta la segnalazione per assenza: tutto ciò è inaccettabile, sembra di essere tornati agli anni Quaranta. E il rischio concreto – spiega Macelloni – è di mettere sotto un inutile stress gli operai. E per questo siamo preoccupati».

Ma se la questione sicurezza è ovviamente al centro del dibattito per il sindacato, non c’è solo questo tema a generare dubbi e perplessità in merito all’operato della multinazionale belga. «Non capiamo quale sia il reale obiettivo di questa operazione – conclude Macelloni – che si voglia far pressione su ditte e lavoratori in vista dei prossimi rinnovi di appalto? Inoltre Solvay deve spiegare ai lavoratori come intende utilizzare quei dati, nomi e cognomi di chi si trova in un determinato posto e chi no. All’azienda chiediamo di fare marcia indietro e di sedersi per discutere della questione: in caso contrario – dichiara – saremo pronti ad aprire uno stato di agitazione per tutte le ditte dell’indotto».


 

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