Ristoratore morto, il ricordo: «Sapevi apprezzare la bellezza del mondo»
L’ultimo incontro davanti a una bottiglia di Borgogna con una promessa
L’ultima volta che ti ho visto mi hai portato con te in cantina e mi hai fatto vedere quella bottiglia di Borgogna dicendomi: «Questa la lascio per te, perché è un bottiglia eccezionale». Ma eccezionale eri tu, che con la tua passione e la tua semplicità riuscivi a rendere un paesino come Canneto un luogo senza tempo, dove era possibile ritrovare quella Toscana vera e sincera, senza eguali. Infatti, per chi – come me – è cresciuto con la cucina di una nonna bravissima, in un mondo del gusto in cui tutto cambia e si vivono mode estemporanee, venire da te era come tornare agli anni della propria infanzia. Tu che sapevi rendere moderna la tradizione e fondere l’immagine di un territorio con il nostro modo di essere Toscani. Da un po’ di tempo ti eri appassionato della nuova tendenza dei vini «tripla A»: «Andrea, senti come sta bene questo con i tortelli! Andrea, assaggia come questo ti esalta il sapore trippa!».
Eri così e questo era il tuo modo di ricercare e valorizzare la storia del nostro territorio, sapendo riconoscere nel contempo la bellezza e la bontà dei migliori prodotti del mondo. Eri con la tua semplicità un maestro, sempre attento alla ricerca dei cibi migliori e dei nuovi produttori. Quante bottiglie di Morgon di Lapierre e di Pinot nero del Mugello abbiamo stappato insieme? Tu che le sapevi apprezzare, così come sapevi apprezzare la bellezza del mondo, amico mio, perché eri un uomo di passione.
«Andrea, il mio è un mestiere bellissimo però, deh, mica è sempre facile, eh». Ti piaceva proprio il tuo lavoro e io non ne ho viste tante di persone generose come te. Sono passati veloci trent’anni! Ancora ricordo la prima volta che ho cenato da te e, da allora, sono sempre tornato, perché per me venire al tuo ristorante era come fare i conti con ciò che più mi piace della vita. L’ultima volta che ho cenato da te – qualche giorno fa – aveva piovuto, era l’ora in cui il sole tramonta e i campi si addormentano rilassati. Con la mia compagna ascoltavamo Battiato alla radio e in quella strada di campagna che porta a Canneto la terra ci restituiva un profumo incredibile. Venire da te era un momento che coniugava ricordo e poesia, perché con i tuoi riccioli ispidi e agitati sapevi sempre accontentare i tuoi ospiti che, spesso, erano sempre gli stessi e ove non lo fossero stati lo sarebbero presto diventati, perché da “Il Ghiotto” – si sa – si torna sempre. Noi eravamo sempre gli stessi: io, Maurizio, Marcello, Enzo e Lorenzo e avremmo voluto che le cose fossero rimaste così fino al resto dei nostri giorni, perché insieme a te il tempo si riavvolgeva e tornavamo tutti ragazzi. Era bellissimo, amico mio, e non ce lo siamo mai detti. Eravamo come una famiglia e tu non ci hai mai delusi. Inutile dire che adesso non sarà più lo stesso, ma ciò che hai saputo fare, le sensazioni che ci hai saputo dare, quella cucina così vera – di certo – non la possiamo dimenticare e faremo di tutto affinché rimanga così per Giovanni e Sandra.
Quando ti ho salutato, l’ultima volta, mi hai detto: «La prossima volta si apre quella bottiglia!». Per fortuna che me l’hai lasciata, perché quando la stapperò sarà per te, perché nella vita bisogna essere sempre riconoscenti alle persone che ti hanno fatto stare bene. Addio Cristiano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
