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Salute

Cecina, la Società della Salute: «Alle cure intermedie posti esauriti»

di Cecilia Morello
Cecina, la Società della Salute: «Alle cure intermedie posti esauriti»

La direttrice della società della salute “striglia” la Regione per avere più risorse: «Pochi servizi per anziani e disabili»

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CECINA. Proprio in questi giorni la Società della Salute si sta occupando di far svuotare l’immobile di via Savonarola dai vecchi arredi e da ciò che era rimasto lì prima dell’abbandono. Questa volta, sembra, ci siamo davvero e dopo anni di discussioni e progetti mancati, anche Cecina avrà la sua Casa della Salute. Per la precisione una casa di comunità hub. Il finanziamento lo aveva annunciato il presidente della Regione Eugenio Gianni a gennaio e arriva dal Pnrr: quella di Cecina è tra le 78 Case di comunità i cui cantieri dovrebbero aprirsi entro il 2024. Sul piatto ci sono 2, 6 milioni di euro per la riqualificazione dell’immobile che ospitava l’ex distretto sanitario. Dismesso nel 2017, rimasto a lungo in vendita senza mai trovare un acquirente, è poi tornato ad essere destinato ad ospitare attività sanitarie: qui andranno il servizio di continuità assistenziale, i medici di medicina generale, gli assistenti sociali, l’ambulatorio infermieristico. Il progetto alla cittadinanza non è ancora stato presentato ufficialmente, ma ne ha parlato la direttrice della Società della Salute Laura Brizzi intervenuta al dibattito promosso dallo Spi Cgil di Cecina sul tema “Riorganizzazione dei servizi sociosanitari sul nostro territorio” alla presenza del sindaco Samuele Lippi che ha nuovamente puntato il dito sulle lacune del sistema sanitario a cominciare dalle liste di attesa.

«È ancora da definire la questione dei parcheggi e la destinazione dell’ultimo piano – ha spiegato – che avevamo pensato potesse ospitare il personale amministrativo e dirigenziale della Società della Salute (che al momento è nell’ex pretura in piazza della Libertà “ospitato” dal Comune ma senza una propria sede, ndr) ma l’Amministrazione ha chiesto che vi venisse spostata l’Unità Salute mentale infanzia e adolescenza, che potrebbe avere lì una sua giusta collocazione».

Per novembre è in programma la gara, poi i tempi sono scanditi con l’obiettivo finale, e obbligato, di finirla entro il 2026. Altro problema sarà riempirla. «Nel settore sociale nell’ultimo anno abbiamo assunto 18 assistenti sociali – ricorda la direttrice della SdS -. Questa era drasticamente sotto i livelli minimi previsti dal punto di vista organico. Ma se qui siamo a posto, non lo siamo affatto nel sociosanitario. Ci sono problemi con gli infermieri, con i medici di medicina generale e i pediatri, con gli specialisti. Stiamo chiamando giovani medici per offrire loro la convenzione ma non è semplice». Ma il problema, avverte, non sono solo le risorse umane, e non risparmia critiche alla Regione. «Questa è una zona poca attenzionata. D’estate siamo tanti, tantissimi, e non abbiamo le forze per far fronte alle richieste. In Val di Cornia fino a un anno fa non c’era un bilancio sanitario sulla disabilità. La loro assistenza veniva pagata con quote destinate agli anziani. E abbiamo solo 247 quote per i nostri anziani in Rsa e solo dopo 6 mesi a minacciare di chiudere i servizi abbiamo ottenuto 900mila euro da destinare a questo». Peccato che ne fossero stati chiesti 2, 9 milioni. «Novecentomila euro non sono assolutamente sufficienti ma sono un inizio» ammette. Proprio in questi giorni sono state fatte le gare per i centri diurni: di quattro che erano, due non erano autorizzati come tali. E la prima gara fatta è andata deserta perché l’offerta di base era troppo bassa. «Abbiamo ottenuto i finanziamenti e abbiamo provveduto a fare una seconda gara. Ma non è normale che in questo territorio non ci siano comunità educative per minori, che non abbiamo quote per l’assistenza ai nostri anziani, che non ci fosse un bilancio sanitario per l’assistenza alle persone con disabilità». Problemi anche con i posti delle cure intermedie perché, anche su questo fronte, questa zona è sottodimensionata. «Dovrebbero essere 52 e ne abbiamo 21. Siamo sotto di 31 posti letto». In questo senso aiuteranno i 20 previsti all’interno dell’ospedale di comunità di Rosignano e l’ampliamento di quello di Cecina. Ma da qui al 2026 ci sono ancora tre anni. Mancano anche i posti letto per l’hospice, di cui ad esempio Piombino era sprovvisto completamente e ne sono stati previsti 4, con l’obiettivo di arrivare a 9 per il 2024.

«Ho formalizzato una proposta e allegato un piano di spesa. Ma non ho ottenuto risposta».


 

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