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Cecina, la madre di Alessandro: «Rinascere dopo un dolore con la forza della resilienza»
L’impegno di Rita Cavallini, madre di Alessandro morto a soli 14 anni, un diario della malattia e un punto di riferimento per chi vive la stessa esperienza
CECINA. Ha passato anni durissimi lottando per sei anni con il figlio Alessandro contro un tumore pediatrico, che l’ha colpito da ragazzino, portandoselo via a soli quattordici anni, nel 2011. La sua resistenza al dolore è diventata la sua parola guida: resilienza. L’ha raccontata nel libro “La vita è magnifica”, diario della malattia di Alessandro, testimoniando la sua forza di piccolo guerriero che ha contagiato l’intera famiglia. Rita Cavallini, ex insegnante di scuole primaria alle “Guerrazzi” e con il marito Giovanni anima dell’associazione “Sui passi di Ale”, racconta il suo percorso alla vigilia di “FestivAle”, il festival del cinema resiliente organizzato in collaborazione con il Comune dal 5 al 7 maggio in via Buozzi e al cinema “Tirreno”, dove un tappeto rosso attraverserà la sala e gli ospiti – come Franco Nero – saranno tra gli spettatori, illuminati da luci puntate.
Come nasce questa manifestazione?
«Il festival è stato ideato da nostro figlio Antonio ed è diventato qualcosa di diverso dalle feste fatte in occasione del compleanno di Alessandro il 5 maggio. Prima c’era “Ale’s day”, poi “Hip Hop Ale”, poi abbiamo proposto il festival del cinema perché era una sua passione. In famiglia tutti hanno respirato il cinema, mio marito ci lavora, mio figlio si è laureato in questa disciplina, con i ragazzi ci andavamo sempre insieme».
Il festival è “resiliente”, un concetto connesso alla vostra esperienza.
«Resilienza è una parola di cui si è abusato molto ultimamente, ma che noi abbiamo conosciuto nel 2011. Alessandro era al termine della sua malattia, i dottori ci presentarono una psicologa che ci affiancò in questo periodo doloroso – ci dissero che aveva i giorni contati – lei intuì che questo ragazzino di quattordici anni aveva la dote della resilienza. Per esempio pur di non arrendersi ai suoi limiti, anche fisici, non poteva giocare a calcio ma faceva l’arbitro in carrozzina, per lui era importane esserci e stare con gli amici. Conosceva la sua fragilità ma era forte in un altro modo. Così la resilienza è diventata anche nostra, per sostenerlo in questo percorso».
Come si rispecchia nel programma del festival?
«Per noi trovare una formula e dei film che hanno un vissuto profondo e di resilienza è stato quasi automatico. Abbiamo scelto pellicole come “Noi siamo Francesco” di Guendalina Zampagni, storia di un ragazzo disabile che scopre la sessualità e non sa come gestirla, oppure “La terra dei figli” di Claudio Cupellini, un film distopico sull’emergenza dell’acqua in una laguna, dove i personaggi devono affrontare il futuro senza la memoria del passato. È uno scenario postatomico, ma non così lontano dalla realtà. Tutti i film raccontano importanti, trasmettono valori».
La resilienza l’ha raccontata nel libro “La via è magnifica”, il cui ricavato va a favore della ricerca.
«È stata la nostra esperienza: gestire questa situazione innaturale di un figlio che scompare prima dei genitori, e ancor di più affrontare la malattia e la decadenza fisica progressiva, ha tirato fuori il meglio di noi. Il diario mi è servito per elaborare quello che stavo vivendo e per tirare fuori la resilienza, che mi ha permesso di superare questo momento. A fronte di un grande dolore abbiamo scoperto una grande forza, che Alessandro ci trasmetteva e che abbiamo fatto nostra».
Una testimonianza che può essere utile ad altri. ..
«Spero che chi affronta una situazione simile trovi uno spunto di forza in ciò che ho scritto. Dei tumori pediatrici si parla poco, il neuroblastoma è uno dei più aggressivi, il primo per mortalità nei bambini. Bisogna parlarne anche se è doloroso, perché si sappia che esistono strutture come le cure palliative, che accompagnano il bambino restituendogli dignità».
I giovani che verranno al cinema comprenderanno il messaggio? «Siamo stati coraggiosi, il cinema attraversa un momento di crisi, fare uscire la gente di casa per vedere film è una bella sfida. Ma crederci è importante e questo è un cinema che trasmette valori, può far arrivare il concetto di resilienza: sapere che come esseri umani siamo fragili, ma possiamo superare le avversità della vita». Info e programma https: //www.festivale.org.
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