Cecina, perde una gamba nello schianto: «Aiutatemi con la super protesi»
Giacomo Cangialosi, ex alunno del Geometri a Livorno, amputato dopo un incidente in moto: «Solo con il ginocchio elettronico a 28 anni posso tornare a una vita quasi normale»
CECINA. È sopravvissuto a un terribile incidente in moto in cui i medici, per salvargli la vita, hanno dovuto amputargli la gamba destra. Sono le 21.30 del 13 agosto quando Giacomo Cangialosi, 28 anni, esce dal lavoro per andare a mangiare con un amico alla Mazzanta. Imbocca lo stradone, sul rettilineo, quando una ragazza di 15 anni in sella alla bici gli attraversa la strada al buio. Lui sbanda. Poi si schianta contro una ringhiera, «che fa da ghigliottina alla gamba – racconta la sua fidanzata, la livornese Eleonora Caracuzzi – Se è vivo, è soprattutto grazie a una signora di Firenze che sentendo la botta fortissima è uscita di casa e ha fermato l’emorragia con una cintura. È stata eccezionale. Giacomo aveva perso moltissimo sangue, poi è arrivata l’ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale».
È stata una corsa contro il tempo quella per salvarlo. Perché in poche ore – il ventottenne ex alunno del geometri Buontalenti, che vive a Cecina ed è un ex rappresentante di generi alimentari sulla città di Livorno – viene portato con l’elisoccorso “Pegaso” alle Scotte di Siena e operato d’urgenza. «Dopo sei giorni – racconta Giacomo – ho lasciato l’ospedale e ho iniziato la mia nuova vita. Chiaramente, per me, è cambiato tutto: prima ero molto attivo, uscivo e andavo a ballare, ora devo ricominciare a camminare. Fino alla scorsa estate lavoravo alla Coop di Cecina con un contratto di somministrazione nel reparto pescheria, ora non posso più farlo. Lunedì scorso, per la prima volta, sono andato in palestra. Ma mi sono affaticato troppo, quindi dopo qualche giorno ho dovuto prendere una paura. Ma ricomincerò».
Cangialosi non ricorda nulla dell’incidente. L’amputazione è avvenuta sopra il ginocchio: «Né io, né la ragazza che è rimasta coinvolta con me – dice – Siamo stati ricoverati entrambi alle Scotte di Siena, a lei i medici sono riusciti a salvarle il piede e poi è stata trasferita al Meyer di Firenze per la ricostruzione del bacino. Vado in moto da 14 anni, non sono un sprovveduto. La moto, del 2008, aveva due marmitte quindi faceva molto rumore, un faro poi l’avevo cambiato da un anno. Non ho veramente idea come possa essere accaduto l’incidente perché io non me lo ricordo, ci sono comunque le ricostruzione dei periti».
Ora, il ventottenne, deve solo pensare a se stesso. Perché deve riprendere in mano la sua esistenza. «La mia vita, rispetto a prima, si è decisamente svuotata – prosegue – ma c’è la mia fidanzata Eleonora che me la riempie, senza di lei non so come farei. Sono stato al centro protesi di Budrio, in provincia di Bologna, dove mi hanno realizzato una protesi, un ginocchio meccanico con il quale riesco a muovermi. Ma l’Asl, che non paga certo i dispositivi migliori per noi pazienti amputati, non dà più di 5.900 euro, che non comprendono nemmeno la calza necessario a indossare l’arto speciale, che costa da sola 800 euro. Per tornare a una vita quasi normale serve di più: serve un ginocchio elettronico».
Il ginocchio elettronico «costa da 25.000 a 110.000 euro, un importo che il sistema sanitario nazionale non copre. Si può comandare anche con un’app del telefono e può consentirmi di fare delle corse leggere e alzare pure i pesi». «La protesi meccanica che ho adesso e che mi è stata realizzata su misura a Budrio – prosegue – è più adatta per un paziente anziano, non certo per un ventottenne come me. Per sei mesi, forse un anno, dovrò tornare al centro protesi per realizzare nuovi esami, perché per ora ho quella di prova che dovrà essere sostituita dalla definitiva. Devo cercare di non dimagrire o ingrassare, altrimenti il dispositivo non andrà più bene. Non potrò mai permettermi di stare una settimana sul divano, ma solo qualche giorno, perché dovrò fare molta attività fisica per rimanere in forma».
Per il ginocchio elettronico, insomma, servono molti soldi. Le donazioni che ora Giacomo ed Eleonora cercano attraverso il sito Gofund.me, lo stesso con cui il livornese Christian Volpi, ora campione di canoa, ha raccolto 163.675 euro. Chiunque voglia contribuire può farlo cliccando su https://gofund.me/4a63a746. «Alla mia età – conclude il ventottenne – vorrei il meglio della tecnologia. Un modello, che mi sembra molto buona, costa 70.000 euro. Solo grazie alla generosità dei livornesi potrò permetterlo. Spero che le persone possano aiutarmi». Per ora, in pochi giorni, la raccolta è ferma a 4.460. L’obiettivo è 70.000 euro: «Per favore, aiutatemi, non vi ringrazierò mai abbastanza».
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