Il presidio
Ospedale di Cecina, la pazienza è finita. Carenza di personale e zero ricambio generazionale: «Pronti allo sciopero ad agosto»
La Fials sul piede di guerra: «Istituzioni assopite, dall’Asl devono dimettersi»
CECINA. La situazione non è più sostenibile. All’ospedale di Cecina – dove nella mattina di lunedì 18 luglio si è svolto un primo presidio di protesta organizzato dal sindacato Fials, affiancato dal Comitato salute pubblica di Cecina – così come a quello di Villamarina a Piombino (dove il gazebo del sindacato si piazzerà stamattina) : la pazienza dei lavoratori è ormai agli sgoccioli, i problemi di carenza di personale e di mancato ricambio generazionale stanno mettendo in ginocchio interi reparti e la recrudescenza dei contagi da Covid-19 ha solo compromesso una situazione già grave.
Per questo «stiamo organizzando uno sciopero – dichiara il segretario provinciale di Fials Livorno Massimo Ferrucci – che riguardi tutta l’area dell’Asl Toscana Nord Ovest: dobbiamo denunciare con forza questa situazione, per questo dobbiamo ancora decidere la data ma puntiamo di farlo ad agosto». Ma il sindacato, pronto a dare battaglia alla dirigenza dell’azienda sanitaria, non si ferma qui: «chiederemo che, come avvenuto a Piombino, anche il consiglio comunale di Cecina approvi una mozione di sfiducia chiedendo le dimissioni dei vertici dell’Asl Nord Ovest – annuncia Ferrucci – la politica deve stare al fianco dei lavoratori e dei cittadini, perché se il servizio viene meno o cala di qualità, come sta avvenendo, i danni maggiori li sconteranno loro. Bisogna dire con forza che la scelta del maxi-presidio tra Cecina e Piombino è stata sbagliata, nei tempi come nelle prospettive: in questi casi ci si aspetta un ospedale di primo livello – conclude Ferrucci – non due presidi piccoli e senza organico».
Sono decine infatti gli infermieri e gli operatori socio-sanitari che mancano all’appello in entrambi i presidi, in particolare nei pronto soccorso (dove solitamente si prevedeva l’aggiunta di una decina di unità ripartite tra infermieri e oss e che invece quest’anno non hanno visto arrivare gli attesi rinforzi) ma anche nei singoli reparti. E a questi si aggiunge la penuria di medici. «Pochi giorni fa – racconta Ferrucci – ci siamo seduti al tavolo della Prefettura con la direzione dell’azienda per tentare di trovare un accordo dopo che il dialogo interno si era chiuso senza risultati: non è servita neppure la mediazione del capo di gabinetto del Prefetto, l’Asl ha dimostrato una chiusura totale alle richieste».
Fondamentale per Fials è stabilire «intanto un piano straordinario di assunzioni – spiega la vice segretaria provinciale del sindacato Daniela Boem – un’esigenza inderogabile in questo periodo segnato dalla ripresa delle attività per l’abbattimento delle liste d’attesa, dall’aumento dei contagi da Covid con il nuovo assetto stabilito dalla delibera 581 della Regione per cui tutti i reparti devono gestire i pazienti positivi e da una mancanza di organizzazione che non tiene conto dei diritti del personale: ci sono lavoratori che non fanno più le undici ore di riposo previste tra un turno e un altro. Altri hanno iniziato ora a scontare le ferie arretrate del 2021, che nel bilancio aziendale del 2020 pesavano 54 milioni di euro e sono in aumento. Non solo – aggiunge – l’azienda sta utilizzando l’orario aggiuntivo non per migliorare i servizi ma per garantire i turni: utilizzano questo strumento per sostituire i colleghi che sono andati in pensione o che si trovano in malattia».
Un danno anche per il ricambio generazionale nei reparti dove «l’età media è sui 50 anni» ma anche per l’assistenza ai pazienti, perché «la coperta è talmente corta che alcuni reparti, come la medicina riabilitativa, con un solo infermiere non riescono a garantire standard adeguati di servizio – spiega Boem – ma anche nel reparto nascite e pediatria, che è stato completamente accentrato sull’ospedale di Cecina, la situazione è molto grave. L’ospedale cecinese si è trovato a gestire tutto il carico di lavoro di Piombino, incrementando la mole di lavoro di circa il 30 per cento, senza avere il benché minimo rinforzo di personale: anzi, si è ridotto. Basti pensare che nell’intero reparto ci sono solo tre oss. E questo ha creato il caos più totale – commenta – con infermieri che devono occuparsi di nascite, nido e pediatria oltre che dell’attività di pronto soccorso, di ambulatorio e della bolla-Covid per quanto riguarda i bambini. Ce ne vorrebbe almeno uno per ciascun settore – conclude Boem – invece ogni giorno c’è da valutare cosa è più importante e quale reparto avrà invece una copertura meno significativa».
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