Il presidio
Violenza domestica, dal Centro donna i consigli utili a chi cerca aiuto
La responsabile dello sportello Eliana Ghini spiega cosa fare. «Da noi consulenza psicologica e legale gratuita»
CECINA. Sono già venti le vittime di femminicidio in Italia nel 2022, diciassette nel mese di aprile. Numero drammaticamente destinato a crescere così come l’escalation di brutalità perpetrata sulle donne, spesso da parte di familiari. Le parole di Eliana Ghini, responsabile del Centro donna antiviolenza, fanno capire come dietro ad statistica si celi una persona con la sua storia: «In questi 24 anni – dice – abbiamo seguito 1. 025 casi e da quattro anni oltre allo sportello di Piombino ne sono stati aperti altri due a Cecina e a Portoferraio».
Si tratta di un servizio della Società della Salute Valli Etrusche e Zona Elba-Azienda Usl Toscana Nord Ovest, gestito dalla cooperativa Arcobaleno che si pone l’obiettivo di intervenire ad aiutare donne vittime di violenza fisica e psicologica. Ma cosa spinge a sopportare spesso per un lungo periodo?
«Probabilmente – risponde Ghini – il timore di sentirsi una fallita ed in colpa per ciò che sta capitando. Frequente che la vittima si senta carnefice per un retaggio culturale secondo cui la donna deve semplicemente subire».
Quello della violenza e dei femminicidi è un fenomeno di portata mondiale e trasversale alle classi sociali perché è dimostrato che non sono solamente le categorie meno abbienti interessate al problema. Anzi, talvolta difendere il proprio buon nome conta più di qualsiasi altra cosa. Ma cosa deve fare una donna che subisce violenza?
chiedere aiuto
«Nell’emergenza contattare le forze dell’ordine e il pronto soccorso. Il centro donna, invece, si interpone tra l’emergenza e la presa di coscienza per riuscire a riprendere in mano la propria vita. Per questo mettiamo a disposizione una consulenza sia psicologica che legale gratuita. Molte donne non denunciano in quanto vivono nel terrore che vengano loro sottratti i figli, il reato di abbandono del tetto coniugale fa ancora paura e confrontarsi con un legale può sicuramente rassicurarle».
parola chiave
rispetto
«Se la donna realizza che il partner, marito o chiunque sia non la rispetta, anche nel linguaggio, deve reagire e far suonare un campanello d’allarme».
Riprendere fiducia
in se stesse
«La maggior parte di loro non gode di una sicurezza economica o contrattuale, fattore che rappresenta un altro deterrente alla denuncia perché temono di non riuscire ad essere autosufficienti.
Tuttavia, a livello ministeriale o regionale i centri per l’impiego emanano di frequente bandi per il reddito di libertà o bandi di lavoro stagionale volti a restituire autostima alla donna facendole capire che non è lei quella sbagliata».
Noi non siamo
pubblici ufficiali
«Per questo – sottolinea la responsabile del Centro donna Ghini – non siamo tenute immediatamente alla denuncia. Il nostro è un centro di ascolto in cui la persona può raccontare la propria storia, chiedere consulenza avviandola verso un iter che la porterà a denunciare quando sarà veramente pronta a farlo. Ciò che deve capire è che nell’affrontare questo percorso non si trova da sola. Se vogliamo trovare una nota positiva è che ultimamente si è abbassata l’età delle donne che si presentano al centro. Segno che si riesce a realizzare prima cosa sta accadendo e cosa, se non si interviene, potrebbe succedere in futuro. Il Centro donna antiviolenza organizza incontri con i ragazzi delle scuole e propone progetti anche con i bambini più piccoli insieme ai loro genitori perché, come sottolinea Eliana Ghini, è indispensabile “educare gli educatori”».
Il Centro donna si trova a Piombino in via Lerario 92 (dal lunedì al venerdì 19-12) contattabile telefonicamente al numero 0565 49419; a Portoferraio in via Garibaldi 17 (lunedì 10-12 e mercoledì 15-17) ; a Cecina in via Corsini 1 (mercoledì 10-13 e venerdì 14-17) .
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