Il Tirreno

«Ragazzi, state attenti alle chat». A lezione contro il cyberbullismo

Michele Falorni
Gli ospiti relatori della giornata e la dirigente scolastica Startari
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Gli ospiti relatori della giornata e la dirigente scolastica Startari

Le medie Galilei hanno ospitato la polizia e il progetto “Scegli la strada giusta”: come usare la Rete

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CECINA. Le medie Galileo Galilei di Palazzi hanno ospitato ieri mattina l’incontro tra gli studenti e la Polizia di Stato sul progetto “Cyber Livorno”. I ragazzi della 1ª L e 2ª M, più quelli della 1ª C di Cecina e le classi collegate via internet, hanno non solo seguito le spiegazioni, ma partecipato ponendo domande. Dopo l’introduzione della dirigente Caterina Startari, la parola è passata all’ispettore superiore Massimo Montuori, responsabile della Polizia postale di tutta la provincia di Livorno. Ad accompagnarlo, l’agente Federico Fiore, l’ispettore del commissariato di Cecina Francesco Spadi e l’assistente capo Federico Raffaelli. L’iniziativa, promossa in collaborazione tra l’ufficio scolastico provinciale, la Polizia postale di Livorno e il commissariato – che ha curato anche il percorso sulla legalità #sceglilastradagiusta – punta a informare e responsabilizzare gli adolescenti, affinché con il passare del tempo e il dialogo con le famiglie usino in modo consapevole la Rete evitandone i rischi. Ad ascoltare i relatori, gli insegnanti Flavia Seca, Michela Sandrini, Alessandro Burroni e Chiara Luperini. Il tema attuale e discusso, bullismo e cyberbullismo, ha invitato le classi presenti e connesse attraverso il video a riflettere sui pericoli che chiunque corre quando naviga. «Chi conosce la Polizia postale – ha detto Mountuori – e che lavoro svolgiamo? Mi fa piacere che ci abbiate visto in televisione. Esistiamo dal 1989, ci siamo evoluti con il passare degli anni e dal 1995 operiamo in sinergia con il ministero delle Comunicazioni per seguire internet e le chat dei cellulari. L’argomento vi riguarda da vicino, perché giocate, veicolate messaggi, pubblicate foto e video. Attenzione però a cosa mostrate: la vostra immagine è parte dei dati personali, come altre informazioni scritte al momento in cui aprite una piattaforma. Serve sempre un uso corretto, da whatsapp agli altri servizi, perché milioni di persone possono vedervi». Da qui è iniziato il dibattito, perché i contatti possono spesso risultare falsi e di conseguenza – ma gli studenti lo sanno – è meglio accertarsi prima di parlare. L’aspetto da non trascurare è che i ragazzi sono informati, a partire dall’indispensabile dialogo con mamme e papà se la situazione si complica. Serve coraggio, a volte, però un rapporto sincero aiuta. «Ricordatevi – ha proseguito l’ispettore – che la comunicazione diretta, a voce tra di voi, è insostituibile. Staccatevi dai dispositivi mobili e incontratevi». Sui bulli della vita reale e della Rete, a scuola conoscono quasi tutto e sanno che i messaggi si possono bloccare, primo passo per scongiurare altre situazioni spiacevoli. Nel caso dei video, la regola è non divulgarli, ma segnalarli.

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