Il Tirreno

«Sguardi e immagini che restano dentro». Il rientro dei volontari dalla Slovacchia

Alessandra Bernardeschi
Il viaggio della solidarietà di Chiara Bianchi (seconda da sinistra)
Il viaggio della solidarietà di Chiara Bianchi (seconda da sinistra)

Chiara Bianchi, vicepresidente della Pubblica assistenza racconta l’incontro con i profughi in arrivo dall’Ucraina

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ROSIGNANO. «La bambina ha i vestiti inzuppati di pioggia. È terrorizzata e tiene stretto a sé il suo gatto. Scappa dalla guerra. È il padre stesso che l’ha accompagnata a Ubla, una città di frontiera tra Ucraina e Slovacchia. Lui tornerà indietro a combattere. La bambina ha paura, tiene gli occhi bassi. Poi le faccio vedere, dal mio cellulare, che anche io ho un gatto. Lo sguardo si alza e sprofondo nell’azzurro dei suoi occhi. Uno sguardo che sarà difficile possa dimenticare». La testimonianza di ciò che sta accadendo ai confini con l’Ucraina viene da Chiara Bianchi vice presidente della Pubblica Assistenza di Rosignano che, assieme a Lubia, interprete ucraina, ha trascorso 11 giorni come volontaria in Slovacchia. «Il nostro è stato il primo team dell’Associazione nazionale pubblica assistenza a raggiungere i vari hub dove arrivano i profughi. Io, Lubia, due volontari di Ravenna, uno di Pisa e uno dell’Abruzzo ci siamo messi in viaggio. Una missione assieme al dipartimento di protezione civile italiana. Il nostro compito era quello di effettuare un censimento sulle persone che, arrivate alla frontiera, volevano raggiungere l’Italia. Molti di loro hanno qui parenti o amici, altri sono in cerca di una sistemazione». Vari i centri di accoglienza che Chiara Bianchi ha visitato in undici giorni ma le esperienze più forti sono state quelle vissute a Ubla, città che confina con l’Ucraina. «Gli arrivi non sono costanti. Ci sono giorni che quella frontiera non viene varcata da nessuno e allora è facile intuire che ci sono stati problemi sui corridoi umanitari». A scappare dall’orrore della guerra «sono donne e bambini, alcune di loro accompagnate dai mariti o dai genitori; altre arrivano da sole. Nei loro occhi il terrore e l’angoscia per aver abbandonato la loro casa, i loro genitori ed amici. Fa ancora molto freddo in Ucraina e qualcuno varca il confine con principi di congelamento agli arti. C’è chi arriva ben organizzato ma i più scappano portando misere cose. Quasi niente». Ma quel niente se lo tengono stretto, lo abbracciano, come a non volersi staccare dalla propria terra, dagli affetti, da una vita alla quale non sanno quando e se poter ritornare. «Tanti arrivano agli hub portandosi dietro gli animali di affezione, gatti e cani prevalentemente. E guai a chi cerca di separarli». Poi ci sono loro, i bambini che il terrore ammutolisce. «I profughi, arrivati alla frontiera, passano attraverso una tenda per l’identificazione. Superata la tenda i volontari hanno posizionato un grande cesto con tanti peluche. Vedo ancora i bambini che corrono verso questa grande cesta per prendersi il peluche preferito. Tenendoselo stretto vanno verso gli hub e da lì attendono i pullman per partire, accompagnati dalle mamme, verso varie destinazioni. Sono tornata lunedì scorso e certe immagini so che rimarranno dentro la mia testa. Come Pubblica Assistenza siamo attivi in più campi – dice – ci eravamo già impegnati per un ricongiungimento familiare, due donne e due bambini, arrivati a Bibbona. Raccogliamo beni di prima necessità, principalmente medicinali, pannolini e cibo per bambini, che portiamo a Galleno dove si trova il nostro magazzino. Da qui tutto ciò che abbiamo raccolto viene inviato direttamente in Ucraina. In più abbiamo deciso di andare sui luoghi per aiutare direttamente queste persone. Aiutare loro ma anche i volontari che sono ai confini con l’Ucraina; anche loro – aggiunge – sono allo stremo visto il flusso di profughi che stanno cercando di arrivare in Europa. Un aiuto diretto mettendo in campo le nostre conoscenze e le nostre forze». Adesso al confine ucraino si trova Cristiano Cecchini, compagno di Chiara Bianchi e presidente della Pubblica Assistenza di Rosignano. «Speriamo di dare loro una mano in tanta sofferenza».

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