Ecco i personaggi della Val di Cecina in un libro di Stefano Biagini
Dalla memoria affettiva emerge una galleria di ritratti di campagna, uomini astuti e burloni, menti ingegnose e audac
CECINA. Dalla memoria affettiva emerge una galleria di ritratti di campagna, uomini astuti e burloni, menti ingegnose e audaci. Tutte appartenenti a quel contesto umano e ambientale che è la Val di Cecina, con il suo paesaggio armonioso, dipinto dai grandi artisti del Rinascimento. "I personaggi della Val di Cecina" (Mediaprint) , libro d’esordio di Stefano Biagini, è un omaggio alla terra dova ha vissuto fin da giovane, per merito dei genitori che lo hanno condotto fin qui. Settantatrè anni, fiorentino di nascita e cecinese d’adozione, Biagini ha fatto studi tecnici e il suo percorso professionale al Comune di Montescudaio, ma ha ricevuto anche un’educazione umanistica dai salesiani, a cui ha attinto per scrivere i suoi racconti. Il borgo di Querceto - dove il padre faceva il fattore e si sono incontrati i genitori - ha alimentato questo catalogo di storie paesane, cresciute tra la natura e l’arte toscana, in un contesto omogeneo dall’età etrusca ad oggi. Tra queste colline calcate da ricchi signori etruschi, da dinamici romani e da santi come il papa volterrano Lino, Biagini ha trovato ispirazione per i suoi personaggi che, sotto quest’aura gloriosa, "finiscono inesorabilmente per essere degli artisti, un po’poeti e un po’filosofi", afferma. Per tramandarne la memoria ha scritto ventisette storie, aneddoti e ritratti, tratti dai racconti ascoltati da ragazzo nelle veglie serali, quando il bar o la piazza facevano eco alle gesta di questi eroi contadini. Personaggi come Gigi il bugiardo, Armandino allergico alla scuola, Pidocchino, Settecervelli e Ficosecco, il sottofattore e il geometra, il prete ballerino e il conte decaduto, il ciabattino e il veterinario. I soprannomi raccontano le loro singolari caratteristiche - Renzino Rubaova, Ubaldino detto Attila, Cecco Stancavedove o Alceo Schiantacastri - e le loro gesta, le battute e gli espedienti che li aiutavano a mettere insieme "il desinare con la cena", diventavano leggende, battute immortali da tramandare a veglia alla comunità. Autori di gesta memorabili che durante la giornata cacciavano e lavoravano la terra, avevano un rapporto profondo con gli animali, che facevano parte della loro vita. Nei piccoli borghi collinari come Querceto l’osteria e la bottega del barbiere erano i luoghi di socialità. Negli anni Cinquanta e Sessanta si faceva strada la rinascita: a Ponteginori la Solvay creò un complesso con campo sportivo e sala da ballo, dove venivano attratti tutti i giovani del circondario. La riforma agraria ridistribuiva le terre ai contadini, la Democrazia Cristiana e il partito Comunista si contendevano meriti e tessere, un po’come nell’Italia di Peppone e Don Camillo. Il simbolo del progresso era la Lambretta, calata dal Nord industriale in un mondo contadino fatto di espedienti e miseria, di affamati che bramavano abbuffate e rocamboleschi furti di salsicce. I racconti, scritti e pubblicati sul Tirreno alcuni anni fa, sono ora riuniti nel libro in vendita presso la Libreria Lucarelli di corso Matteotti a Cecina.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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