Il Tirreno

Lenzuoli bianchi, scritte e slogan al Mattei la rabbia degli studenti

Michele Falorni
La protesta degli studenti dell'Iti Enrico Mattei sulle scale che portano alla palestra
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La protesta degli studenti dell'Iti Enrico Mattei sulle scale che portano alla palestra

I ragazzi non entrano in classe: «Lo stabile cade a pezzi, il degrado deve essere fermato»

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ROSIGNANO. Lenzuoli bianchi pieni di scritte colorate riempiono le pareti dell’istituto alberghiero di Rosignano, dove ieri è proseguita la protesta iniziata all’Itis Enrico Mattei – di cui la scuola fa parte con l’Ipsia – per il terzo giorno di fila. Non c’è stata un’occupazione vera e propria ma i ragazzi hanno fatto sentire la loro voce. Il primo motivo della loro insoddisfazione riguarda la seconda prova scritta della maturità, il secondo la morte di Lorenzo Parelli durante l’esperienza di scuola-lavoro e il terzo alcuni problemi presenti da tempo nell’istituto.

All’ingresso, gli studenti hanno trovato le forze dell’ordine e, quando sono entrati, non hanno svolto le regolari lezioni ma chiesto un colloquio alla dirigente, Daniela Tramontani. Dal motivo iniziale, il secondo scritto della maturità che non piace a nessuno e ha portato ai cortei in tutta Italia, l’interesse si è spostato sui problemi dell’edificio. Numerose sono state le richieste fatte. Il dirigente del commissariato Marco Falzarano, i suoi collaboratori e i carabinieri hanno seguito l’intera giornata.

«Lo stabile – spiegano Andrea Causarano, Elena Vetro, Deborah Saitta e Dario Giusto, rappresentanti di istituto il primo e di classe gli altri – cade a pezzi, si vede. In alcuni punti del tetto ci sono pannelli di compensato, in due classi affiora la muffa causata dalle infiltrazioni costanti della pioggia, i muri interni sono deteriorati».

Insomma, il quadro non è piacevole, ma la questione è nota da anni, perché basta passeggiare davanti all’ingresso, dove si trova la pista degli skateboard, e compiere il giro dell’isolato per avere un’idea precisa. Con il passare degli anni, la scuola ha mostrato sempre più segni evidenti e le osservazioni dei ragazzi sono comprensibili. «Abbiamo parlato a lungo con la dirigente – proseguono i quattro della V B ad indirizzo vino e gastronomia – che ha preso nota di tutto ciò che abbiamo detto. Non ci ha concesso però l’autogestione. Siamo entrati e le lezioni non si sono svolte, ma un’aula è rimasta a disposizione per chi doveva studiare. Siccome – sottolineano gli studenti – vogliamo aiutare i disabili, abbiamo chiesto un ascensore interno affinché possano salire senza sforzo. La dirigente ci ha ricordato che lavora per risolvere in tempi accettabili le varie questioni, sebbene la burocrazia e la diffusione della pandemia – aggiungono – abbiano rallentato le procedure. Prendiamo comunque atto che qualche risultato è stato raggiunto, come l’arrivo della linea per collegarci a internet qui all’alberghiero e la consegna dei dispositivi per seguire le lezioni in didattica a distanza». L’intenzione degli studenti è dialogare con la preside. Per questo, accanto all’ingresso, hanno appeso un cartello in cui ricordano a tutti di indossare la mascherina, rispettare le persone e l’ambiente, non fumare dentro la scuola, non portare bottiglie di vetro e non consumare alcol, pena l’allontanamento. «Per quanto riguarda le scritte sui lenzuoli appesi alle finestre e sul retro dell’istituto – concludono – vogliamo che la gente veda, capisca quali sono i problemi e ci ascolti». Con “Meno parole e più fatti”, “Vogliamo i nostri diritti”, “La scuola sta crollando” i ragazzi esprimono a caratteri cubitali il proprio dissenso. Senza dimenticare le scritte sui muri che riempiono l’intero edificio, soprattutto dietro, dove si trovano il cortile e la scala esterna in ferro. In verità, sono presenti pure sulla pista da skateboard. Il degrado avanza e ha già trasformato l’ambiente urbano. Serve una concreta ristrutturazione, poiché il colpo d’occhio – a due passi dal centro – non è piacevole. Stamani, dopo le riunioni del pomeriggio di ieri, gli studenti entreranno.

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